Turin/Torino. L’arco non si può restaurare: «È a metà tra due comuni» | Per sbloccare questa situazione tragicomica Gioventura Piemontèisa è pronta a mobilitarsi e a raccogliere le firme.

La burocrazia blocca il restauro dell’arco: “si trova su due Comuni”
L’arco di strada della Pronda è in pessime condizioni, ma non si può restaurare: «È a metà tra due comuni e sorge su un terreno privato»

L’Italia, si sa, è l’«ufficio complicazioni cose semplici». A fare le spese della burocrazia, questa volta, è un antico monumento che sorge in strada della Pronda, al confine con il comune di Grugliasco. Anzi: sarebbe più giusto dire “sul confine”. Sì, perché la situazione abbastanza paradossale è che il monumento in questione, l’antico arco d’accesso alla cascina Quaglia, è per metà sul Comune di Torino e per metà sul Comune di Grugliasco.
 
E il restauro? Il monumento versa in condizioni decisamente pietose, e da più parti si era levata la proposta di farlo restaurare. In un’interpellanza, il consigliere della Circoscrizione 3 Bernardo Miletto (Lega Nord) aveva chiesto se non fosse possibile restaurare l’arco: ma qui si aggiunge un altro problema. Perché la risposta dell’assessorato è stata chiara: l’arco sorge a cavallo tra due Comuni, e in più è su terreno privato. Insomma, spetterebbe al proprietario rimetterlo in sesto; e i proprietari dovrebbero essere i frontisti, poiché il monumento ha la sfortuna di trovarsi su una strada definita privata. Insomma: da qualunque parte si voglia girare la frittata, a rimetterci è sempre l’arco. 
 
“Il Comune di Torino se n’è lavato le mani – ha commentato Miletto – ho anche proposto di far adottare l’arco da una scuola, ma senza esito. Ma il monumento andrebbe tutelato: Torino non è stata solo Fiat, ma ha avuto un grande passato di città agricola, come testimonia questo portale, un tempo l’accesso di una cascina”.
 
E anche i cittadini non stanno a guardare: l’associazione di tutela della tradizione e del patrimonio linguistico piemontese Gioventura Piemontèisa sta meditando di organizzare una raccolta firme: “è necessario – spiegano – perché non possiamo permettere che questo antico monumento cada a pezzi nell’indifferenza generale. Basta attraversare la frontiera per rendersi conto di come i monumenti, anche i più periferici e quelli di secondaria importanza, vengono tutelati e valorizzati. Da noi, invece, tutto è lasciato andare in malora: e non possiamo permetterlo”.

Giorgio Enrico Cavallo su TorinoToday, 21 Giugno 2013 
Documentazione fotografica: Torino Today

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