{"id":85,"date":"2007-09-03T16:54:44","date_gmt":"2007-09-03T14:54:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=85"},"modified":"2007-09-03T16:54:44","modified_gmt":"2007-09-03T14:54:44","slug":"finita-la-festa-rispettato-il-santo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=85","title":{"rendered":"Finita la festa, rispettato il santo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin-left: 6px; margin-right: 6px; margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;\" title=\"sanbernardo.jpg\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2007\/09\/sanbernardo-1.jpg\" alt=\"sanbernardo.jpg\" hspace=\"6\" vspace=\"4\" width=\"166\" height=\"190\" align=\"left\" \/>Siamo bravissimi a demolire ci\u00f2 che abbiamo creato in secoli di certosino lavoro di contemplazione, studio e azione, secondo l&#8217;ordine di san Bernardo di Chiaravalle. Siamo altrettanto bravi a piangerci addosso, trascinati dall&#8217;oblio della nostra identit\u00e0, dopo per anni aver combattuto e vinto contro il diavolo secondo la tradizione popolare di san Bernardo da Mentone.<br \/>\nL&#8217;utilizzo del riferimento a questi santi dei primi secoli del Mille lungi dal farci sentire in &#8220;odore di santit\u00e0&#8221;, pone invece una vera riflessione sull&#8217;atteggiamento tra cultura e dimensione popolare. Settembre, su molti giornali ed ormai su molti siti internet, \u00e8 il mese delle analisi sociologiche (nelle quali prima o poi cadiamo tutti) sulle feste tradizionali. Un vero e proprio attacco della cosiddetta intelligenza locale cinge d&#8217;assedio le mura di ci\u00f2 che si \u00e8 fatto durante l&#8217;estate. L&#8217;intellettuale di turno si mette a tavolino e con incredibile perizia smonta lo stato dell&#8217;arte del quale ovviamente non \u00e8 partecipe. Ci troviamo di fronte ad un drappello di pensatori che, attraverso una &#8220;guerra intelligente&#8221;, demolisce quel poco che resta (dobbiamo ammetterlo) della tradizione popolare di molte nostre valli e dei territori del Piemonte. Echi altisonanti provengono da alte vette della cultura a spiegarci il &#8220;De profundis&#8221; della civilt\u00e0 contadina e montana. Ovviamente i temi dello spopolamento e della perdita della locuzione locale fanno parte di un lamento funzionale alla retorica del pessimismo. I santi Bernardo ci dimostrano invece a diversi livelli che, o bene o male, \u00e8 questa la societ\u00e0 che dobbiamo affrontare. \u00c8 naturalmente vero che il mondo lasciato alle spalle \u00e8 sempre la nostra eterna et\u00e0 dell&#8217;oro, ma se dobbiamo fronteggiare eresie culturali, dobbiamo anzitutto ripartire da quei pochi che rimangono a presidiare il territorio. Un bellissima fotografia comparsa nel giugno del 2003 su Il Trentino (rivista della Provincia Autonoma di Trento), a pagina due, rappresenta pi\u00f9 di tante parole un vecchio trentino che fuma la pipa con una radiolina Sony nel taschino del panciotto. A fianco della fotografia c&#8217;\u00e8 una descrizione molto calzante che dice tutto su un territorio in inesorabile cambiamento. Si parla appunto di una terra che, senza disfarsi dei suoi abiti tradizionali, mette loro accanto i nuovi mezzi tecnologici, ovvero i nuovi bisogni, i nuovi consumi e i nuovi linguaggi. Ma possiamo andare oltre alle iconografie ad effetto, per fare sottolineare l&#8217;opera di coloro che nelle pro- loco del nostro Piemonte organizzano feste patronali, divertimenti per la comunit\u00e0 e che cos\u00ec tengono in piedi una ritualit\u00e0 che si perpetua nel tempo. Il veicolo della trasmissione di questa ritualit\u00e0 \u00e8 ancora la locuzione e gli echi della lingua piemontese, come delle altre lingue della nostra regione sono ancora nell&#8217;aria, pi\u00f9 flebili, ma esistenti. Certamente l&#8217;intellettuale di turno, proprio nella sfera che ci riguarda maggiormente, quella del linguaggio, pu\u00f2 ulteriormente pontificare sui temi del &#8220;purismo linguistico-dialettale&#8221;. Per decenni molti addetti ai lavori hanno per anni mantenuto (per esempio) la questione delle grafie in una sorta di &#8220;surplace&#8221;. Chi scrive non \u00e8 un innamorato &#8220;pazzo&#8221; per esempio della grafia occitana normalizzata, scrive anzi in mistralenco, ma \u00e8 altrettanto cosciente della necessit\u00e0 di un segno comune come minino sindacale per una minoranza. Il linguaggio ovviamente non \u00e8 fatto solamente di espressioni linguistiche, ma investe tutta la comunit\u00e0 umana nei vari aspetti della quotidianit\u00e0. Ci si pone agli altri spesso attraverso orientamenti scopiazzati dai mezzi di comunicazione, ed \u00e8 per questo motivo che \u00e8 importante preservare senza malinconie retroattive (comunque sia) la propria continuit\u00e0 storica riattivandola nel contesto attuale .Non dobbiamo sempre demonizzare ci\u00f2 che il convento globale passa e non dobbiamo comunque subire tale demonizzazione. San Bernardo da Mentone porta alla catena(anche per noi) il diavolo delle cose che non ci vanno a genio. Dunque il prossimo anno troveremo ancora qualche massacro che insieme ad altre figure banalizzate dalle &#8220;alte vette culturali&#8221;, infischiandosene del purismo intellettuale, porter\u00e0 la statua del santo su per la mulattiera con la moto da trial. Saremo a grati a lui, se far\u00e0 sentire la messa a tutta la borgata con il megafono, e se far\u00e0 i fuochi d&#8217;artificio illuminando il cielo. Lo saranno ancor di pi\u00f9 i bambini che, all&#8217;uscita dalla funzione troveranno i palloncini da far scoppiare vincendo regali, magari finti telefonini. Certo, era pi\u00f9 pittoresco il vaso di terracotta (l&#8217;oulo), ma il massaro nell&#8217;evoluzione della sua tradizione, a differenza di altri avr\u00e0 fatto ancora una volta il suo dovere: \u00abfinire la festa dando lustro a tutta la comunit\u00e0 e rispettando il santo nell&#8217;esorcismo di quella modernit\u00e0 che riesce solamente a che sa guardare avanti\u00bb.<br \/>\n<em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><br \/>\nRoberto Saletta <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo bravissimi a demolire ci\u00f2 che abbiamo creato in secoli di certosino lavoro di contemplazione, studio e azione, secondo l&#8217;ordine di san Bernardo di Chiaravalle. 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