{"id":3918,"date":"2010-12-25T17:46:53","date_gmt":"2010-12-25T16:46:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=3918"},"modified":"2018-06-23T20:02:00","modified_gmt":"2018-06-23T18:02:00","slug":"luigi-vado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=3918","title":{"rendered":"Luigi Vado"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 12.5pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Palatino Linotype';\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-20764\" style=\"margin-left: 10px; margin-right: 10px;\" title=\"vado\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/vado1.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"270\" \/><\/span><\/p>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"font-size: 13px;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3940\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/vado.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"415\" srcset=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/vado.jpg 300w, https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/vado-217x300.jpg 217w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il teatro in lingua piemontese ebbe, nel suo periodo aureo, sostenitori ed esegeti consapevoli, ma anche, contemporaneamente, detrattori e accaniti persecutori: ridicolizzato, nei giornali dell\u2019epoca, da alcuni critici (ripeto, da \u201calcuni\u201d critici) per la voluta semplificata linearit\u00e0 drammaturgica e per gli assunti morali o moraleggianti che si proponeva di dimostrare; dileggiato quando non disprezzato nel suo linguaggio stesso (Amedeo Peyron lo definiva <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">dialettaccio<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">) dagli italianisti ad oltranza; osteggiato in alcuni momenti storici da personaggi come Camillo Cavour e <\/span><strong><a style=\"font-size: 13px;\" href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=12273\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Angelo Brofferio<\/a><\/strong><span style=\"font-size: 13px;\"> o comunque da ambienti politici di forza; amato e discusso nei salotti dell\u2019alta borghesia e della corte sabauda stessa, i cui membri il piemontese, insieme al francese e all\u2019italiano, parlavano correttamente, anche se in maniere e modi pi\u00f9 raffinati del popolo tutto; non disdegnato neanche dai circoli artistici e intellettuali&#8230; Il teatro piemontese, specie nell\u2019Ottocento, non ebbe, per dirla in breve, vita facile, proprio come ai giorni nostri, il che potrebbe anche essere segno di una vitalit\u00e0 intrinseca che non abbisogna per esistere di essere documentata oltre un certo limite e prendere pi\u00f9 spazio su giornali, riviste e libri.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">S\u2019aggiunga poi il fatto che i cronisti segnalarono successi e insuccessi con una certa discontinuit\u00e0, limitandosi nelle loro note a commentare gli eventi pi\u00f9 eclatanti, a commentare le opere degli autori ritenuti pi\u00f9 significativi, spesso con errori non lievi di valutazione, a indicare all\u2019attenzione e alla stima dei loro lettori, tra gli interpreti delle varie opere, soltanto i capocomici, gli attori e le attrici, di maggior richiamo (succede ancora oggi!); e che gli storici, fatta qualche nobile eccezione, hanno, senza verifiche accurate e senza troppo peritarsi di colmare lacune ed omissioni, perpetrato nel tempo, per faciloneria, errori e giudizi, essendo venuta a mancare, per motivazioni diverse, la volont\u00e0 di un\u2019indagine approfondita su un fenomeno importante della nostra storia culturale.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"font-size: 13px;\">\u00c8 forse questa una delle ragioni per cui, dell\u2019attore Luigi Vado, sono cos\u00ec rare le notizie biografiche, essendo attore \u201cnon di fama\u201d, merce poco appetibile per la cronaca; e per cui, dell\u2019autore Luigi Vado, le storie fanno riferimento quasi esclusivamente all\u2019opera sua pi\u00f9 rappresentata, e cio\u00e8 a quel <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Carl\u00ebv\u00e9 \u2018d Turin<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, che \u00e8 stato per lungo tempo (per un secolo, e pi\u00f9!) nel repertorio delle Compagnie piemontesi sia professionali sia amatoriali, accolto sempe con successo, tanto che l\u2019opera, non pubblicata mai in piemontese, fu tradotta in italiano (sottotitolo: <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Hai visto l\u2019elmo?<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">) e editata a Bologna, per i tipi della \u201cLibrai Editori\u201d(G. Brugnoli e Figli) nel 1920, e fu cavallo di battaglia per l\u2019attore Brunorini, che la propose in tutta l\u2019Italia interpretando il personaggio di Pipin.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Precisiamo invece subito che il Nostro, contrariamente a quanto da pi\u00f9 parti registrato, oltre a <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">\u00cbl Carl\u00ebv\u00e9 \u2018d Turin<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, fu l\u2019autore di altre quattro opere, di cui abbiamo anche notizia delle avvenute rappresentazioni: <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Andoma st\u00e9 a Turin<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> (citiamo a caso: Compagnia Tancredi Milone e Soci, Teatro Rossini, 12 novembre 1869); Lussi\u00f2ta (Compagnia Enrico Gemelli, Teatro Alfieri, 31 marzo 1871); <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Ij misteri d\u00ebl Carl\u00ebv\u00e9<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> (Compagnia Gemelli, Teatro Carignano, 29 gennaio 1872); e infine <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">A neuv ore<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Notizie scarse, spesso anzi del tutto insufficienti, ma non tali comunque da non permetterci di delineare un ritratto di un personaggio che, non ostante una vita non facile e una morte prematura a soli trent\u2019anni, ha lasciato di s\u00e9, nella sua duplice veste di attore e di autore, una bella impronta, come bene hanno compreso tre appassionati piemontesisti (Vittorio Bersezio, Giovanni Drovetti e Gualtiero Rizzi), ai quali dovremo riferirci per completare il nostro discorso. Con una precisazione: che ciascuno di noi \u00e8 legato al suo tempo, e che di coseguenza anche gli storici vanno letti con l\u2019attenzione che si deve alla loro epoca, alla loro cultura, alla loro capacit\u00e0 introspettiva. Sia dunque il lettore capace di interpretazione nei confronti dei brani che riporteremo: sono specchio non soltanto di uomini ma di periodi storici precisi.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Da Gualtiero Rizzi (op. cit., pagine varie) abbiamo tratto non poche informazioni; da Vittorio Bersezio e dalle sue famose <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Appendici <\/em><span style=\"font-size: 13px;\">a <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">La Gazzetta del Popolo<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, anno 1898, che il succitato Rizzi ha recentemente ripubblicato a cura del Centro Studi Piemontesi, riportiamo per intero un suo felice giudizio: \u201c<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Luigi Vado port\u00f2 in quell\u2019ambiente <\/em><span style=\"font-size: 13px;\">(s\u2019intende nell\u2019ambiente del Teatro Piemontese di Toselli) <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">un elemento di maggior cultura, di signorile distizione e direi di eleganza. Favorito d\u2019una simpatica figura, d\u2019un bell\u2019aspetto, d\u2019una giovinezza gentile e delicata, pareva fatto apposta per rappresentare gli amorosi, i figli ricchi di famiglia, preda degli usurai e delle cortigiane, ed anche l\u2019operaio istruito, che aspira sollevarsi in pi\u00f9 alta sfera sociale. Aveva ispirazioni, aspirazioni e illusioni di poeta. Scriveva facilmente versi e senza troppe volgarit\u00e0, e ci metteva tanto animo da soffrirne. Se avesse potuto studiare e tutto raccogliersi nel lavoro poetico, sarebbe pervenuto a non comune altezza. Amava fortemente l\u2019arte, e scrisse alcune produzioni non prive di merito, fra cui, la pi\u00f9 felice, quel \u201cCarl\u00ebv\u00e9 \u2018d Turin\u201d, che, tradotto in italiano, fa ancora le spese alle serate di parecchi brillanti di Compagnie secondarie; ed \u00e8 strano che il miglior lavoro di questo povero giovane, sempe melanconico, quasi preoccupato dalla fatalit\u00e0 della sorte che gl\u2019incombeva, sia tutta una schietta, spontanea e graziosa comicit\u00e0. Anche come attore, gli imped\u00ec di salire a quell\u2019eccellenza, cui avrebbe potuto arrivare, la infermit\u00e0 del petto, contro la quale lott\u00f2 coraggiosamente, ma per rimanerne vinto e morire non ancora giunto al sesto lustro<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Viene spontanea una domanda: chiss\u00e0, qualora il destino non gli fosse stato cos\u00ec avverso, e avesse potuto di conseguenza affinare nel tempo le sue indubbie qualit\u00e0 di commediante, e contemporaneamente addentrarsi in campo drammaturgico con l\u2019abilit\u00e0 del mestierante che gli venne, e gli \u00e8, riconosciuta, se oggi incoroneremmo d\u2019alloro l\u2019attore o lo scrittore? Propendo per la seconda ipotesi, e perci\u00f2 segnalo subito che <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">\u00cbl Carl\u00ebv\u00e9 \u2018d Turin<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> and\u00f2 in scena la prima volta al Teatro Balbo di Torino il 15 marzo 1869 presentato dalla Compagnia Tancredi Milone, preceduto dal bozzetto in un atto di Enrico Gemelli intitolato <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">La grinfa<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> (L\u2019artiglio). Sar\u00e0 in seguito, per tutto l\u2019Ottocento, nel repertorio delle pi\u00f9 importanti Compagnie piemontesi, e poi ancora nel 1902 (Compagnia Gemelli-Casaleggio), nel 1910 (Compagnia Federico Bonelli-Mario Casaleggio), nel 1932 (Compagnia \u201cArtisti Associati\u201d diretta da Arturo Zan), e infine nel 1972 (Associazione Teatro Piemontese) e nel 1978 (Compagnia Piccola Ribalta diretta Armando Rossi). Di queste ultime due realizzazioni, che videro l\u2019accorta reg\u00eca di Gualtiero Rizzi, vogliamo ricordare anche gli interpreti, che meritarono gli elogi della critica tutta la quale, dei medesimi, lod\u00f2 la bravura, l\u2019affiatamento e la simpatia. La prima messinscena ebbe come protagoniste un\u2019artista di razza come la sempre elegante e bravissima Milly, e l\u2019esilarante grottesca Piera Cravignani, affiancate da Alessandro Esposito, Armando Rossi, Franco Ferrarone, Marisa Montagnana, Roberto Posse, Sandrina Morra, Giovanni Mongiano, Nino Giazza, e lo stesso Rizzi (sostituito, nella ripresa della successiva stagione 1972\/\u201973, da Ovidio Portonero); la seconda vide schierate nelle parti principali Silvana Lombardo e Wilma Deusebio, cui facevano da contorno Armando Rossi, Gino Lana, Angelo Bertolotti, Rosalba De Pace, Franco Bay, Ernesto Gay, Sandrina Morra, Michele Bonaudo.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Dell\u2019attore Luigi Vado, che fu uno dei pi\u00f9 giovani comici scritturati da Giovanni Toselli nelle sue prime formazioni, non \u00e8 dato avere notizie pi\u00f9 esaustive, tanto pi\u00f9 che gli storici che di lui si occuparono, paiono tutti rifarsi a quanto scrisse Vittorio Bersezio nelle sue prima accennate Appendici. Lo stesso Giovanni Drovetti, autore di una pregevole, anche se forse troppo appassionata, <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Storia del Teatro Piemontese<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> (Editrice Lorenzo Rattero, Torino 1956), non modifica quanto scritto dall\u2019autore del <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Travet<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, n\u00e9 aggiunge alcunch\u00e9 di nuovo, frutto di ricerche o di disamina critica accurata: abbiamo anzi il motivato sospetto che, considerata la scarsit\u00e0 delle pubblicazioni dei testi rappresentati, molti storici si siano affidati, nel redigere le loro cronache, a resoconti giornalistici, alla memoria imprecisa e fantasiosa di capocomici e attori superstiti, a riassunti pi\u00f9 volte rielaborati. A mo\u2019 di esempio di quanto andiamo dicendo, si leggano i seguenti due passi, che portano appunto la firma del Drovetti: \u201c<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Luigi Vado&#8230; port\u00f2 in quell\u2019ambiente una nota di signorile distinzione e direi quasi, di eleganza. Aveva una simpatica figura, una fisionomia espressiva con tratti fini e delicati, pareva creato apposta per interpretare le parti di amoroso, per dare uno speciale risalto ai caratteri dei giovani gaudenti e dei seduttori di professione. Era poeta e scriveva versi con facilit\u00e0 e nella sua poesia vibrava la sua anima calda, ardente e nobile. \u00c8 strano come un giovane di carattere melanconico, sempe preoccupato della sorte che non lo favoriva nelle sue aspirazioni, abbia potuto scrivere una commedia come il \u201cCarl\u00ebv\u00e9 \u2018d Turin\u201d in cui predomina l\u2019elemento comico<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">\u201d. E in altra parte: \u201c<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Attore nella Compagnia Toselli, era un bellissimo ragazzo, pallido con due grandi occhi espressivi, un profilo che aveva qualcosa del femmineo malgrado i due baffetti di cui menava vanto, perch\u00e9 diceva che erano la calamita che gli attirava le maggiori conquiste e s\u00ec che di conquiste non aveva purtroppo bisogno di farne molte, perch\u00e9 era minato dall\u2019etisia. I suoi bei baffetti li sacrific\u00f2 all\u2019arte<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">.\u00a0<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Siccome Toselli gli aveva affidata una parte di scemo, gli scrisse sulla parte: \u201cTagliarsi i baffi o passare ad un altro questa magnifica parte\u201d. Sacrific\u00f2 i baffi di cui andava cos\u00ec altero. Recitava molto bene e aveva una cultura non comune (&#8230;). Mor\u00ec del male che lo minava da molto tempo, giovane ancora e innamorato della sua arte. Fu molto rimpianto<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">\u201d.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Abbiamo gi\u00e0 ricordato che Toselli, capocomico di grande capacit\u00e0 e intuito, lo volle nelle sue prime compagnie, in ruoli di prestigio, scritturando in un secondo tempo anche la moglie Isabella. D\u2019altra parte era proprio dell\u2019attore cuneese ricoprire anche, insieme a quello di capocomico, attore e regista, il ruolo di \u201cmaestro di recitazione\u201d. Una nota, tratta da un giornale dell\u2019epoca, a proposito di due giovani da lui reclutati intorno ai primi anni sessanta, precisa: \u201c<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">La giovinetta Diodata Morino ha bei momenti artistici, e non le mancano doti atte a farla riuscire una buona attrice; ma bisogna che molto studi: e di quale studio io parli pu\u00f2 dimandarne al Toselli. Il Luigi Vado possiede una bella voce, una presenza e dei modi abbastanza eleganti; ma non ha per anco acquistata sicurezza sul palco scenico, e si direbbe che tenti smettere l\u2019incertezza del principiante, sia nel comprendere che nell\u2019eseguire le parti<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">\u201d. Come a dire: sotto la guida di un tal insegnante, i due prescelti non potranno non dare attorialmente che buoni risultati: basta saper aspettare. E infatti il nostro fu, al debutto, uno dei due ipocriti impiegati ministeriali nella prima de <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Le miserie \u2018d Mons\u00f9 Travet<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> (1863), interpretando gi\u00e0 due anni dopo, nella stessa commedia, il difficile personaggio di Paulin; ne <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">\u00cbl pessimista<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> di <a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=22598\"><strong>Giovanni Zoppis<\/strong><\/a> \u00e8 poi subito dopo <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">\u00cbl dotor Malagamba<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">; ne <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Un pregiudissi<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> di Enrico Chiaves \u00e8 Cesare Tassol; ne <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Tre part\u00ec, nsun mar\u00ec<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, sempe del Chiaves, \u00e8 Enrico Giuli; nel <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Compare Bon\u00f2m<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> di <a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=19065\"><strong>Federico Garelli<\/strong><\/a> \u00e8 Carl\u00f2t. Personaggi non protagonisti, ma di rilievo, in una formazione artistica, quella del fondatore del Teatro piemontese, che era sempre \u201cscuola\u201d e in cui venivano distribuite le parti con estrema pignoleria, mai sacrificando le ragioni dell\u2019arte a favoritismi o a discutibili simpatie (quando ci\u00f2 avvenne, purtroppo \u2013 e siamo negli ultimi anni di vita del Toselli \u2013 inizier\u00e0 anche la parabola discendente di un \u201ccerto\u201d teatro piemontese).<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Della prematura fine di Luigi Vado non ancora trentenne, abbiamo gi\u00e0 detto. Fu assistito, anche economicamente, dai suoi compagni di lavoro, dalla famiglia del suo capocomico, dalla Carolina Malfatti1 (fondatrice e direttrice di una scuola per attori considerata tra le migliori e pi\u00f9 severe del suo tempo), sempre disponibile ad interventi in favore di artisti bisognosi, i quali tutti, attraverso sottoscrizioni, spettacoli, e amorevoli cure, gli resero forse meno dolorosa la dipartita.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Fu \u2013 dicono le cronache \u2013 molto rimpanto dal mondo teatrale e dal pubblico che lo aveva preso a ben volere e lo stimava sotto il profilo artistico. Ancora non aveva compiuti i trent\u2019anni.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; padding-left: 30px;\"><\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: right;\"><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=3891\"><strong>Pier Giorgio Gili<\/strong><\/a><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: right;\">(Luigi Vado, <em>\u00cbl Carl\u00ebv\u00e9 &#8216;d Turin<\/em>, Gioventura Piemont\u00e8isa, Turin 2008)<\/p>\n<hr size=\"2\" \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"><em style=\"text-align: start;\"><span style=\"color: #ff0000;\">\u25c4<\/span>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?page_id=2895\">Mila agn \u00ebd Literatura Piemont\u00e8isa<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il teatro in lingua piemontese ebbe, nel suo periodo aureo, sostenitori ed esegeti consapevoli, ma anche, contemporaneamente, detrattori e accaniti persecutori: ridicolizzato, nei giornali dell\u2019epoca, da &hellip;<\/p>\n<p class=\"read-more\"> <a class=\"\" href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=3918\"> <span class=\"screen-reader-text\">Luigi Vado<\/span> Leggi tutto \u00bb<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3940,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,10,31],"tags":[78],"class_list":["post-3918","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-literatura-2","category-scritor","category-teater","tag-teatro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3918","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3918"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3918\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34389,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3918\/revisions\/34389"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3940"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3918"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3918"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3918"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}