{"id":3712,"date":"2009-10-31T16:45:09","date_gmt":"2009-10-31T15:45:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=3712"},"modified":"2009-10-31T16:45:09","modified_gmt":"2009-10-31T15:45:09","slug":"piemontese-lingua-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=3712","title":{"rendered":"Piemontese: lingua nazionale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"font-size: 13px;\">Dialetto<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">dialetto<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">dialetto<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">. Quest\u2019estate, sulla stampa e in televisione, si sentiva solo pi\u00f9 ripetere questa parola. Dialetto a scuola, chi si dice favorevole e chi invece \u00e8 contrario, il politico A che lo vuole addirittura inserire nella Costituzione e al quale fa da controcanto il politico B che si dice invece assolutamente contrario, naturalmente in nome dell\u2019\u00abunit\u00e0 d\u2019Italia\u00bb. I dialetti in Italia sono pi\u00f9 di seimila, e a questo proposito \u00absentiamo il parere dell\u2019esperto\u00bb: bisognerebbe prima imparare l\u2019italiano o le lingue straniere (ma con l\u2019inglese ci capiamo tutti&#8230;), eppoi, quale dialetto insegnare? Va bene che \u201c\u00e8 una ricchezza\u201d, ma non esageriamo: bisogna parlarlo in casa o, al pi\u00f9, insegnarlo a scuola solo in via facoltativa. Posizione questa, a quanto pare, fatta propria dal Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso (vedi <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">La Repubblica<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> del 14 agosto).\u00a0Insomma, come al solito in Italia, un gran casino.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Questi battibecchi estivi montati ad arte, in realt\u00e0, servono solamente a riempire le pagine di giornali che non hanno niente da dire e a fare la campagna elettorale ai partiti politici da cui sono direttamente o indirettamente finanziati (la sola <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">Busiarda<\/em><span style=\"font-size: 13px;\"> riceve ogni anno dallo Stato pi\u00f9 di sette milioni di Euro). La lingua e l\u2019identit\u00e0 piemontesi finiscono prese in mezzo, usate come condimenti di campagne mediatiche e come strumento di provocazione politica. Come al solito, non viene presa nessuna decisione n\u00e9 intrapresa alcuna azione concreta in loro favore. Anzi: certi rappresentanti dell\u2019intellighenzia fanno a gara a sputare addosso ai Piemontesi, la cui lingua viene artatamente fatta annegare nel mare magnum dei \u201cdialetti\u201d. E allora? Allora ci pare che, almeno, si debbano fissare alcuni punti fermi per risistemare le cose nella giusta prospettiva e per fare un po\u2019 di chiarezza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px;\">1. Il Piemontese non \u00e8 un dialetto<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">, o una variante, dell\u2019italiano. Quindi, l\u2019affermare, come \u00e8 stato fatto, che in Italia si parlano oltre seimila dialetti non deve che lasciarci indifferenti: siamo contenti per gli italiani (e se fossero furbi e intelligenti penserebbero a mantenerli e a promuoverli). Noi piemontesi, che piaccia o meno, abbiamo la nostra lingua nazionale codificata da oltre due secoli e questo ci pone su tutt\u2019altro piano dei dialetti italiani. Non dobbiamo inventarci nessuna \u201cunit\u00e0\u201d campata in aria, noi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px;\">2. Tutte le parlate sono portatrici di valori e di cultura<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\"> e tutte hanno diritto alla salvaguardia e, prima ancora, al rispetto. Ma non tutte hanno raggiunto la stessa elaborazione, n\u00e9 i rispettivi parlanti hanno la medesima coscienza: non si pu\u00f2 pensare di applicare la medesima tutela al piemontese e al romanesco, a meno che ci\u00f2 non sia una scusa per negare forme di tutela e promozione avanzate a minoranze linguistiche molto consistenti come sono, appunto, i piemontesi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px;\">3. Il piemontese non solo si potrebbe insegnare a scuola, ma il farlo dovrebbe essere obbligatorio.<\/strong><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">L\u2019Italia non rispetta i trattati internazionali a riguardo (Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, ecc.), dimostrandosi anche in questo caso un paese poco democratico e arretrato. L\u2019insegnamento, poi, dovrebbe essere obbligatorio e il piemontese dovrebbe essere usato come lingua veicolare (vale a dire che tutte le materie dovrebbero essere insegnate in piemontese): altro che opporvicisi \u201ccon tutti i mezzi\u201d, come dice la Bresso! Questo \u00e8 un nostro diritto inalienabile e un preciso dovere dello Stato nei nostri confronti: non pensino di tenerci a bagnomaria con le balle dell\u2019\u00abinsegnamento facoltativo\u00bb \u2013 e qui casca l\u2019asino. La realt\u00e0 \u00e8 che le prime scuole italiane in Piemonte sorsero soltanto dopo il 1830 per volont\u00e0 di Carlo Alberto, e che fino al secondo dopoguerra inoltrato da noi l\u2019italiano era una lingua straniera\u00a0 e poco conosciuta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px;\">4. I piemontesi costituiscono un popolo ben definito<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\"> che vede conculcati i propri diritti, con una lingua autonoma completamente elaborata che non ha mai avuto nel toscano-italiano il suo punto di riferimento. La lingua piemontese deve avere la stessa dignit\u00e0 e lo stesso valore legale dell\u2019italiano, come gi\u00e0 avviene per il tedesco in Sud Tirolo e per il francese in Valle d\u2019Aosta. Altro che \u201cquale dialetto insegnare\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px;\">5. Affermare che bisognerebbe insegnare l\u2019italiano prima del piemontese <\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">o che questo toglierebbe spazio all\u2019apprendimento dell\u2019inglese, in una visione puramente utilitaristica della realt\u00e0, non fa che far emergere la completa malafede di certuni. Ribaltiamo invece il ragionamento e diciamo chiaramente e senza paura quella che \u00e8 la verit\u00e0, e cio\u00e8 che in quest\u2019ottica \u00e8 l\u2019italiano che non serve a nulla (come lingua di comunicazione non vale una cicca bucata: vi pu\u00f2 forse venire utile a Little Italy) e che, piuttosto, \u00e8 esso che sottrae spazi e preclude possibilit\u00e0 ai nostri figli, impedendo loro di apprendere le grandi lingue di comunicazione, come l\u2019inglese. Quindi, o c\u2019\u00e8 il rispetto e piemontese e italiano vengono trattati alla pari e sullo stesso piano \u2013 assicurando al piemontese la medesima dignit\u00e0 e\u00a0 garantendogli i medesimi spazi dell\u2019italiano, o tanto vale passare direttamente all\u2019inglese (che oggi \u00e8 l\u2019unica lingua \u201cche serve\u201d), anche nell\u2019insegnamento scolastico. L\u2019italiano, infatti, mantiene intatto il suo valore culturale, ma ci\u00f2 vale anche per il piemontese, a meno che non si voglia presupporre un\u2019identit\u00e0 lingua-stato, con il che il discorso scivolerebbe su altri piani. Quindi delle due l\u2019una: o si assume come base l\u2019importanza intrinseca delle due lingue, e allora il piemontese deve essere messo sullo stesso piano dell\u2019italiano, o ci si pone in una prospettiva \u201cmercantilista\u201d \u2013 dove tutta l\u2019importanza \u00e8 assunta dal \u201cfarsi capire\u201d \u2013 e allora tanto vale utilizzare l\u2019inglese, ch\u00e9 a questo punto l\u2019italiano non vale pi\u00f9 nulla, anzi \u00e8 d\u2019intralcio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px;\">6. L\u2019 \u201dintellighenzia\u201d italiana vuole imbrogliarci, cercando di confonderci e di dividerci<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">, di farci passare per quello che non siamo, di ridicolizzarci e di mancarci di rispetto, negandoci ogni spazio di libert\u00e0. A questo scopo cerca di metterci in soggezione psicologica, facendoci passare per dei <\/span><em style=\"font-size: 13px;\">giandoja bon\u00f2m<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, utilizzando a questo scopo dei \u201cfalsi amici\u201d (\u00e8 classico il giornalista che si dichiara \u201cpurosangue\u201d, \u201ctipicamente piemontese\u201d e che non perde mai occasione di sputarci addosso). In realt\u00e0, gli italiani vogliono instillarci una sindrome di Stoccolma nei loro confronti, a partire dalla loro lingua, che ci vogliono far credere per noi indispensabile. In questo modo ogni possibile obiezione alla visione del mondo e agli schemi di pensiero che vogliono imporci viene stroncata sul nascere, e le campagne mediatiche come quella di quest\u2019estate hanno il preciso scopo di \u201csaturare\u201d l\u2019informazione di concetti che devono poi essere ritenuti per veri dalla popolazione quasi per riflesso incondizionato (\u00abse lo dicono tutti dovr\u00e0 pur essere vero\u2026\u00bb: in questo modo, quando si parler\u00e0 di piemontese, l\u2019uomo della strada dovr\u00e0 associarlo automaticamente e inconsciamente, in modo naturale, al dialetto, al passato e al folklore).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">E allora?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Allora, ci sembra che \u201cuomo avvisato, mezzo salvato\u201d, che una volta capite quelle che sono le condizioni al contorno della questione della lingua piemontese, individuati quali sono i nostri nemici e compresi i sistemi che questi utilizzano per impedirci di raggiungere la nostra libert\u00e0 (che passa primariamente ed essenzialmente attraverso l\u2019acquisizione consapevole della coscienza linguistica nazionale), i piemontesi siano gi\u00e0 a met\u00e0 dell\u2019opera di emancipazione che dovranno portare a compimento nei prossimi anni. Tutto il resto non sar\u00e0 che una conseguenza di queste premesse e dell\u2019aver compreso quali sono le reali possibilit\u00e0 e potenzialit\u00e0 del nostro popolo. I fatti di questi mesi non fanno che confermarlo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em style=\"font-size: 13px;\">GIOVENTURA PIEMONT\u00c8ISA, n. 4\/2009<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dialetto, dialetto, dialetto. Quest\u2019estate, sulla stampa e in televisione, si sentiva solo pi\u00f9 ripetere questa parola. 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