{"id":3694,"date":"2005-01-25T16:17:05","date_gmt":"2005-01-25T15:17:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=3694"},"modified":"2005-01-25T16:17:05","modified_gmt":"2005-01-25T15:17:05","slug":"sla-grafia-piemonteisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=3694","title":{"rendered":"Prof. Sergio Gilardino: Sla graf\u00eca piemont\u00e8isa"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; margin-left: 6px; margin-right: 6px;\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2009\/babele.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"151\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Sono apparse ultimamente opere narrative, lessicografiche e teatrali in lingua piemontese con una compitazione che non \u00e8 conforme a quella storica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Avevamo sempre avuto pubblicazioni con grafie scorrette, dovute alla mancata conoscenza della grammatica e della grafia storica del piemontese.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Il fenomeno cui facciamo qui allusione \u00e8 invece molto pi\u00f9 recente e concepito ad arte. Paradossalmente, il risultato di questa ambiziosa riforma riconduce chi l\u2019accetta a scrivere pi\u00f9 o meno come lo hanno sempre fatto, con molto maggior merito, gli inesperti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Le opere cui facciamo allusione sono edite anche in formati di prestigio e sono frutto di un notevole impegno filologico e creativo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Intralcia non poco la lettura il fatto che queste opere siano state redatte in una grafia che, generosamente, vorremmo definire come \u201cfonetica\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Purtroppo le frequenti varianti apofoniche e apografiche tra parole del contado e della koin\u00e9 costringono anche il lettore pi\u00f9 smaliziato a continue riletture per sincerarsi dell\u2019ortoepia auspicata dagli autori.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Se lo scopo di questa nuova grafia era quello di agevolare la lettura, direi che il risultato \u00e8 stato perlomeno controproducente.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Sorprende soprattutto la mancanza di coerenza nell\u2019escogitazione di corrispondenze grafiche tra i vari fonemi via via rappresentati.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Exempli gratia, se in questa grafia riformata si scrive \u201c\u00fc\u201d per indicare la \u201cu\u201d alla francese, si dovrebbe poi in stretta coerenza scrivere \u201c\u00f6\u201d per indicare la \u201co\u201d lombarda, e non \u201ceu\u201d, alla francese, come invece \u00e8 il caso. Insomma, se si adotta una scala di corrispondenze un minimo di logica esige che si continui poi per quella via.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Insomma, per condurre questa riforma fino in fondo la revisione dovrebbe estendersi a molti altri suoni, con l\u2019ideazione di ulteriori soluzioni grafiche o di altri segni diacritici: in realt\u00e0 siamo qui ben lungi dall\u2019aver esaurito i fonemi della lingua piemontese.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Qual era dunque lo scopo vero di questa tentata riforma?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Dal numero e dalla natura delle modifiche si evince che non si \u00e8 veramente voluto creare un sistema grafico esaustivo, ma soltanto prendere in prestito, cos\u00ec alla buona alcune convenzioni dall\u2019italiano, altre dal tedesco o dal francese, e sostituire con quest\u2019ultime le tradizionali soluzioni grafiche per agevolare la lettura a chi non ha dimestichezza con la grafia piemontese storica, consolidata gi\u00e0 fin dai tempi di Ignazio Isler, nel Settecento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Come si possono rappresentare i suoni di una lingua con le convenzioni grafiche di un\u2019altra?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">\u00c8 perlomeno strano che in questa compitazione fonetica si dia per scontata l\u2019ignoranza della grafia piemontese tradizionale e, al contempo, la conoscenza di convenzioni grafiche straniere.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">A lume di ragione direi che per un piemontese \u00e8 di gran lunga pi\u00f9 probabile la conoscenza della prima e molto meno quella delle ultime. E se tanto l\u2019una, quanto le altre, sono ignote, non vedo come la sostituzione di una con le altre possa arrecare anche il minimo vantaggio a chicchessia.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Gi\u00e0 per\u00f2 fin dalle prime battute il presupposto dei \u201cfonetisti\u201d zoppica: come rappresentare compiutamente i suoni di una lingua con le convenzioni grafiche di un\u2019altra?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">\u00c8 come se si volesse scrivere l\u2019inglese con lettere o convenzioni grafiche desunte dall\u2019italiano, gi\u00e0 sapendo che la gamma fonetica anglosassone annovera suoni che non rientrano in quella italiana.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">E se gi\u00e0 non si stentasse abbastanza a raccapezzarsi, appare ancora pi\u00f9 fuorviante la mancata indicazione degli accenti tonici anche l\u00e0 dove, normalmente, nella grafia storica, essi sono indicati (es.: \u201calbeis\u201d invece della compitazione storica \u201calb\u00e8is\u201d).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Il presupposto per queste omissioni &#8211; se abbiamo intuito bene &#8211; \u00e8 che sui dittonghi dolci o discendenti l\u2019accento tonico non dovrebbe essere indicato perch\u00e9, nella maggioranza dei casi, i dittonghi in piemontese sono discendenti e quindi l\u2019accento dovrebbe essere indicato solo sui dittonghi ascendenti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Ben venga l\u2019economia: ma quelli che non sono piemontesi, o che pur essendolo non hanno la minima idea di dove mai possa cadere l\u2019accento tonico, come fanno a stabilirlo? Debbono, di volta in volta, fermarsi a contare le sillabe per chiamare in causa una delle tante regole \u201cautomatiche\u201d sull\u2019accentazione della lingua subalpina?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Mi si corregga se ho inteso male: non era lo scopo primario di tutta questa \u201criforma\u201d quello di semplificare la vita al prossimo?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Pare proprio di no.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_9473\" aria-describedby=\"caption-attachment-9473\" style=\"width: 302px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2005\/01\/facile-da-leggere2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-9473    \" style=\"margin: 10px; border: 1px solid black;\" title=\"facile da leggere2\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2005\/01\/facile-da-leggere2.jpg\" alt=\"\" width=\"302\" height=\"428\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-9473\" class=\"wp-caption-text\">Clicca sull&#8217;immagine per ingrandire il volantino<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Giunti a questo punto, mi pare indispensabile fare alcune riflessioni su queste sedicenti semplificazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Innanzi tutto <\/span><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">chi legge il piemontese \u00e8, nella stragrande maggioranza dei casi, piemontofono<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">La compitazione non gli \u00e8 indispensabile per pronunciare correttamente le parole, ma solo per rammemorarle. La grafia, insomma, \u00e8 un rinvio: \u00e8 la memoria che gli fornir\u00e0 la pronuncia, con le sfumature e le coloriture locali.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Se, invece, chi legge non \u00e8 piemontofono, occorre (come per tutte le lingue) un informatore linguistico. In sua assenza, mi pare assai pi\u00f9 ragionevole fornire all\u2019ignaro lettore una compitazione che gli consenta di adire alle opere filologiche che guarda caso si conformano alla compitazione storica (cos\u00ec come tutti i classici della letteratura piemontese: il dizionario di Vittorio di Sant\u2019Albino, del 1859, \u00e8 tutto in grafia storica e ci\u00f2 ben ottant\u2019anni prima dell\u2019accusatissima grafia Pac\u00f2tViglongo, che non fu per nulla una rivoluzione, ma una conferma e una messa a punto della compitazione tradizionale).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Una compitazione diversa da quella classica, per coloro che non sanno convertire la scrittura fonetica in quella storica, potrebbe comportare difficolt\u00e0 di lettura e di consultazione. E non \u00e8 questo l\u2019unico inconveniente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Consideriamo la natura degli alfabeti e delle corrispondenze tra grafemi e fonemi.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">La scrittura \u00e8 una sequenza di simboli grafici, e ci\u00f2 vale tanto per l\u2019inglese, dove la corrispondenza tra scrittura e resa fonetica \u00e8 tra le pi\u00f9 aleatorie, quanto per l\u2019italiano, dove invece la corrispondenza \u00e8 tra le pi\u00f9 pacifiche nel novero delle lingue europee.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ci\u00f2 nonostante, che si scriva foneticamente, o storicamente, la memoria (chiamiamola pure \u201cpreconoscenza\u201d) deve sempre intervenire.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Per intenderci, l\u2019apparato fonetico umano \u00e8 capace, grosso modo, di 260 suoni. Nessuna tra le 5.800 lingue del pianeta terra fa uso di tutte queste possibilit\u00e0 fonetiche. Le lingue utilizzano ogni dove tra una quarantina di suoni (l\u2019awaiano, formato quasi interamente da vocali) e 120130 suoni (l\u2019inglese, lo svedese e il russo sono tra le lingue pi\u00f9 ricche di suoni intervocalici e interconsonantici; come gamma fonetica il francese e il piemontese si avvicinano di pi\u00f9 a quest\u2019ultime, mentre l\u2019italiano \u00e8 ricco di suoni vocalici reiterati, ma povero di accezioni fonetiche e conta una settantina di suoni, pi\u00f9 o meno come il croato e poco meno che il neoellenico. Il portoghese ha pi\u00f9 suoni dello spagnolo, ma uno stesso numero di lettere per compitarlo).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Nonostante il numero dei fonemi, di gran lunga superiore alle lettere, queste lingue si servono per\u00f2 poi di sole 2126 lettere e di un certo numero di convenzioni grafiche per rappresentare tutti i loro suoni (le lettere \u201cchi\u201d, ad esempio, darebbero luogo alle rese fonetiche pi\u00f9 disparate in italiano, in francese, in spagnolo, in tedesco e in inglese).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">In realt\u00e0 \u00e8 impossibile rendere compiutamente tutti i suoni di una lingua con la sola scrittura tradizionale (che poi si usi l\u2019alfabeto latino, cirillico, greco, celtico, ebraico o gotico non fa proprio nessuna differenza: il cirillico sfiora le 40 lettere e non \u00e8 pi\u00f9 vicino a rappresentare integralmente il russo di quanto quello latino lo sia a rappresentare il polacco o lo sloveno): a meno che non si voglia ricorrere alle 260 lettere e segni diacritici dell\u2019IPA (International Phonetic Alphabet), rendendo poi davvero impossibile la lettura ai non specialisti.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Non metto in dubbio che <\/span><strong style=\"font-size: 13px;\">un linguista, a tavolino, potrebbe razionalizzare la grafia di qualsiasi lingua esistente<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">, semplificando la vita agli scolaretti e a coloro che, in et\u00e0 adulta, imparano a leggere.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ma la razionalizzerebbe per una determinata convenzione grafica nazionale, non per tutte e, comunque, anche se si optasse per una scrittura fonetica, alla fine non saremmo pi\u00f9 vicini a rappresentare compiutamente tutti i suoni di una lingua di quanto lo eravamo con una grafia tradizionale.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Infine, se la grafia in questione \u00e8 di antica data (come \u00e8 il caso di tutte le lingue europee) saremmo ben sconcertati di trovarci di fronte a frasi compitate foneticamente. Facciamo un esempio: \u201cKia kiesto koz\u00ec poko per ku\u00e8sto kaff\u00e8?\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Nel caso che non solo si stenti a capire, ma addirittura non si riconosca la lingua, ebbene, \u00e8 italiano e la frase, storicamente, si scrive cos\u00ec: \u201cChi ha chiesto cos\u00ec poco per questo caff\u00e9?\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Immaginiamoci leggere un giornale o un romanzo scritti interamente in questo modo: all\u2019ingrata fatica di dover \u201ctradurre\u201d mentalmente tutte quelle lettere si assommerebbe lo sconvolgimento delle nostre menti, abituate ad una scorrevole e familiare corrispondenza tra lettere e suoni.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Il cambiamento non sarebbe alienante solo per i locutori di una lingua, ma anche per gli stranieri che l\u2019hanno appresa con la sua grafia tradizionale.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Non parliamo poi della delusione di chi pensava di aver imparato a leggere e a scrivere una determinata lingua e viene a scoprire che, s\u00ec, gli hanno insegnato a decodificarla foneticamente, ma quei segni non sono per nulla quelli consacrati dalla tradizione letteraria, che gli rimane preclusa o, comunque, di ben arduo accesso.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Se era un regalo che volevano fargli, che regalo gli hanno fatto insegnandogli a leggere in un\u2019arbitraria grafia fonetica?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">La verit\u00e0, pi\u00f9 volte corroborata dall\u2019esperienza, \u00e8 che le grafie fonetiche non semplificano mai il compito dei lettori, sia di quelli novizi che di quelli sperimentati.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ed \u00e8 qui il guaio, perch\u00e9 oltre a non facilitare le cose, <\/span><strong style=\"font-size: 13px;\">queste riforme fonetiche ghettizzano le lingue riformate in quanto le privano del legame con le opere lessicografiche e con la letteratura classica<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">, oltre che con le abitudini dei lettori nazionali e stranieri, isolando ancora di pi\u00f9 coloro che si voleva aiutare riformandone la scrittura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Per chiarire meglio questo punto ci sia concesso di fare una considerazione sulla natura delle lingue.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Le lingue non sono strutture sincroniche e razionali, ma storiche e idiomatiche. La loro compitazione non \u00e8 scientifica, ma tradizionale.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Una lingua \u00e8 come un\u2019antica citt\u00e0: le vie non sono sempre diritte e i vecchi edifici spesso presentano planimetrie asimmetriche; strangolano le arterie e si piazzano di sghimbescio sulle piazze. Non per questo per\u00f2 demoliremmo Venezia o Firenze per far posto a vie squadrate e a grattacieli dalle allineature ineccepibili e anonime.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Cos\u00ec pure non scarteremmo le strutture storiche di una lingua per far posto a modi \u201crazionali\u201d di scriverla.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Certo, tutti vorremmo imparare o insegnare una lingua scientificamente fabbricata, come l\u2019esperanto. Ma c\u2019\u00e8 un serio problema con tutti gli esperanti (ne sono stati inventati una dozzina negli ultimi due secoli ed hanno fatto tutti la stessa fine): <\/span><strong style=\"font-size: 13px;\">le lingue costruite a tavolino non hanno storia, mentre le lingue secolari raggiungono incisivit\u00e0 e univocit\u00e0 non per parole ed espressioni artificiali, ma per storicit\u00e0 ed idiomaticit\u00e0<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Non c\u2019\u00e8 legame tra una lingua creata a tavolino e la storia di un popolo. <\/span><strong style=\"font-size: 13px;\">Le lingue senza storia non sono lingue, ma codici<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">. Le parole potrebbero essere sostituite da numeri e il risultato non cambierebbe: si trasmettono dati, non emozioni.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Una parola storica non \u00e8 solo campo semantico, ma anche stratificazione etimologica, non \u00e8 solo significato attuale, ma cumulo di significati nel tempo. All\u2019attualit\u00e0 e alla referenzialit\u00e0 si assommano storia e coscienza.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">La grafia storica fa parte integrante di questa storia e di questa coscienza.<\/span><br \/>\n<strong style=\"font-size: 13px;\">Le incongruenze grafiche, morfologiche e sintattiche sono il prezzo che si deve pagare per conservare intatto questo spessore di civilt\u00e0<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Se ci\u00f2 gi\u00e0 non militasse sufficientemente a favore delle grafie storiche, bisogna aggiungere a tutto questo le dovute considerazioni sul caso particolarissimo delle lingue regionali.<\/span><br \/>\n<strong style=\"font-size: 13px;\">Il piemontese \u00e8 una lingua regionale<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Non lo impariamo per fare affari in borsa o per comunicare dati scientifici a colleghi oltreoceano, ma per amore di storia e di civilt\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Per amore della nostra storia e della nostra civilt\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Se buttiamo alle ortiche la sua grafia storica, eliminiamo la principale ragione per conservare questa lingua poetica e identitaria.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Tanto per ribadire questo importantissimo concetto, prendiamo il caso di un\u2019altra lingua difficile da compitare (e tutt\u2019altro che regionale): il francese.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">La grafia francese di oggi potrebbe essere modificata a fondo (beninteso, da linguisti un po\u2019 pi\u00f9 coerenti di quelli che ci hanno propinato la grafia fonetica piemontese), per renderne pi\u00f9 facile l\u2019apprendimento e la lettura ai milioni di stranieri che risiedono in Francia e nei 34 Paesi della francofonia, e agli stranieri che dovunque la studiano; ma ci\u00f2 facendo si trancerebbe di netto il cordone ombelicale che collega la grafia odierna con i nove secoli di storia linguistica e letteraria del popolo francese.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Per questo motivo non si propone una grafia \u201cfonetica\u201d del francese. Si continua invece a scriverlo con tutti i suoi accenti acuti, gravi e circonflessi, con i suoi tr\u00e9mas, con i suoi suoni mouill\u00e9s e nasali, con i suoi dittonghi e trittonghi di difficile assimilazione.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">E per lo stesso motivo non si abolisce l\u2019alfabeto cirillico per il russo, quello greco per il neoellenico o quello ebraico per la lingua d\u2019Israele, n\u00e9 si eliminano diecine e diecine di lettere morte dalla compitazione del polacco.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">A maggior ragione non si deve privare il piemontese della sua grafia storica, proprio perch\u00e9 mentre il francese, il russo, il greco, l\u2019ebraico e il polacco servono a ben di pi\u00f9 che a leggere poesia o a fornire parametri identitari ai loro rispettivi locutori, il piemontese svolge quasi oramai pi\u00f9 esclusivamente queste ultime due funzioni.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Beninteso, possiamo servirci del piemontese per redigere scritti di critica letteraria, articoli giornalistici, costituzioni e codici, per lettere private o perfino per trattati di matematica: la lingua piemontese ha tutti gli attributi morfolessicali per farlo in modo egregio, come qualsiasi altra lingua. Bene farlo, bene continuare a farlo, ma non illudiamoci che, facendolo, il piemontese diventi altro da quello che storicamente esso \u00e8. Il suo sacrosanto compito \u00e8 quello di fornire un\u2019identit\u00e0 (e non solo ai piemontesi) e un legame con il suo corpus letterario. \u00c8 una lingua ancestrale. Tra non molto l\u2019italiano e molte altre lingue nazionali diventeranno, de facto, esse pure lingue ancestrali. Forse i locutori di lingue nazionali, in un futuro non molto lontano, avranno qualcosa da imparare da chi sa tenere in vita una lingua ancestrale, come i piemontesi, gli inouit, gli amerindiani, i francocanadesi, e tanti altri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Vi \u00e8 infine un <\/span><strong style=\"font-size: 13px;\">problema di natura graficofonetica<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Chi in Italia vedendo la lettera \u201ce\u201d potrebbe mai esitare anche un istante sul suo valore fonetico? Una \u201cE\u201d \u00e8 una \u201cE\u201d direbbero tutti e la discussione finirebbe l\u00ec.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Per incominciare una \u201ce\u201d potrebbe essere la \u201ce\u201d di \u201celica\u201d oppure la \u201ce\u201d di \u201cerba\u201d e gi\u00e0 qui ci avvediamo che la stessa lettera non rappresenta un solo suono, ma bens\u00ec due, assai diversi, tant\u2019\u00e8 che se uno straniero che impara l\u2019italiano pronunciasse \u201celica\u201d con la \u201ce\u201d di \u201cerba\u201d, o viceversa, ci verrebbe probabilmente fatto di sorridere. Ci accorgeremmo dell\u2019errore, ma capiremmo. \u00c8 uno scarto fonetico.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">In altri casi, come la diversa pronuncia della \u201ce\u201d congiunzione e della \u201c\u00e8\u201d del verbo essere, la mancata distinzione potrebbe, tanto graficamente, quanto foneticamente, indurre a fraintesi.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Potremmo non capire. \u00c8 uno scarto fonematico.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Se poi mostrassimo la stessa lettera ad un francese e ad un inglese ne otterremo suoni completamente diversi, perch\u00e9 una \u201ce\u201d non accentata in francese corrisponde a un suono pressoch\u00e9 muto, mentre in inglese una \u201ce\u201d isolata \u00e8 l\u2019equivalente della lettera \u201ci\u201d in italiano.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Trasferiamo ora tutte queste considerazioni alla compitazione del piemontese.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Quando noi decidiamo di scrivere il piemontese con una grafia \u201cfonetica\u201d, in cui le lettere dovrebbero \u201cautomaticamente\u201d rimandare ai suoni del piemontese, questa grafia \u00e8 \u201cfonetica\u201d per chi?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Per gli italiani?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Magro affare, visto che la stragrande maggioranza degli italiani (incluso un buon numero di piemontesi) non sa che farsene del nostro \u201cdialetto\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">E se \u00e8 uno straniero che legge, a quali norme \u201cfonetiche\u201d si deve attenere? A quelle della sua lingua o a quelle dell\u2019italiano?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">In realt\u00e0 <\/span><strong style=\"font-size: 13px;\">ci vorrebbero tante grafie fonetiche del piemontese quante sono le lingue di coloro cui ci si rivolge<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Assolutamente improponibile, anche se ve ne fosse la minima utilit\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">E allora perch\u00e9 privare una lingua della sua autonomia e della sua dignit\u00e0 storica per renderla intelleggibile solo a chi passa per l\u2019italiano?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Giunti a questo punto, facciamoci una domanda, non pi\u00f9 linguistica, ma di mero buon senso.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Non avevamo combattuto, di comune accordo, tante battaglie per affrancare del tutto il piemontese dall\u2019italiano, tanto morfologicamente, quanto lessicalmente?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Quanta fatica hanno durato Pac\u00f2t, Alfredino, Olivero e i giovani della bela sc\u00f2la dij Brand\u00e9 a reperire quel lessico di cui ora siamo tanto orgogliosi, svezzando il piemontese dall\u2019asfittica dipendenza dell\u2019italiano che lo stava trasformando in un creolo del tutto indecoroso? Non abbiamo imparato a memoria le lezioni di Frusta, di Autelli, di Brero, di Pich, di Cosio, di Burat, della Dorato, per rafforzare in noi quel meraviglioso lessico che essi ci hanno esemplificato in prosa e in poesia?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Perch\u00e9 proprio ora, a rigor di logica, nel mezzo di una lunga e ardua campagna di revitalizzazione della lingua piemontese, la priveremmo di quello che di pi\u00f9 prezioso e di pi\u00f9 vitale essa ha, la sua grafia storica?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Per agevolarne la lettura? O la scrittura?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ma chi elegge, in et\u00e0 adulta, di imparare (o di reimparare) una lingua regionale, ha gi\u00e0 dimostrato di appartenere ad una schiera eletta: non ha bisogno di tutele culturali.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">\u00c8 chiaro che il presupposto scontato per questa grafia \u201cfonetica\u201d \u00e8 che chiunque legga o scriva un dialetto \u00e8 un sottosviluppato culturale (\u00e8 lo stesso errore compiuto da PierPaolo Pasolini nella prefazione alla sua antologia della poesia popolare, concetto poi da lui ripreso in Passione e ideologia e sostanzialmente dettato dal vecchio PCI, che voleva a tutti i costi eliminare le lingue regionali, giudicate discriminanti per l\u2019evoluzione della classe proletaria, anche se qui, nell\u2019attuale riforma fonetica, queste considerazioni non c\u2019entrano per nulla. Anzi, il piemontese non \u00e8 affatto necessario per l\u2019evoluzione delle classi subalterne. Se mai \u00e8 da considerarsi genere voluttuario ed elitista, anche se le considerazioni storiche e generazionali richiederebbero ben altre precisazioni).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Sono presupposti sbagliati.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Tant\u2019\u00e8 che abbiamo proclamato in scritti e conferenze che chi legge o scrive una lingua regionale non \u00e8 affatto incolto, ma almeno altrettanto edotto quanto chi si serve di una lingua nazionale (dalla quale deve comunque passare per adire alla competenza grafica). <\/span><strong style=\"font-size: 13px;\">I tempi in cui chi parlava una lingua regionale possedeva solo quella e non sapeva n\u00e9 leggerla, n\u00e9 scriverla, sono evoluti<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">La lingua regionale, oggi, \u00e8 un approdo successivo, \u00e8 un di pi\u00f9. Non \u00e8 per\u00f2 un di pi\u00f9 a latere, ma un di pi\u00f9 cardine e fulcro. \u00c8 una ricerca e un rinvenimento, non un attardamento o un isolamento. La lingua ancestrale diventa parametro centrale e fondamento proprio perch\u00e9 la sua riconquista si fa alla luce e in vista di altri parametri culturali e identitari avvertiti come insufficienti o non specifici. <\/span><strong style=\"font-size: 13px;\">Essere piemontesi oggi significa aver ritrovato la propria identit\u00e0, non significa per nulla non averne mai possedute altre: anzi, pi\u00f9 se ne sono possedute di altre<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\"> (\u00e8 il caso dei piemontesi all\u2019estero), pi\u00f9 ribadito \u00e8 il concetto di piemontesit\u00e0 e di identit\u00e0 linguistica regionale. Nel momento in cui approdiamo alla scrittura e alla lettura \u00e8 finito il dialetto: invariabilmente la scrittura \u00e8 lingua, e lingua \u00e8 cultura. Dal piemontese del paesetto si passa al piemontese della grande pagina letteraria. L\u2019analfabetismo e la perizia grafica non possono convivere. Non c\u2019\u00e8 posto per una grafia da indotti in un simile ambito.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Per ci\u00f2, e per molte altre ragioni, non vediamo molta assennatezza in tutto questo tentativo di riforma.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">E ancor meno ponderatezza scorgiamo nel voler scombussolare la compagine filologica dei piemontesisti, gi\u00e0 cos\u00ec esigua, per motivi che non giustificherebbero neppure un battibecco tra colleghi.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">La verit\u00e0 \u00e8 che a monte di questa \u201criforma\u201d della grafia piemontese non si sono fatte le dovute riflessioni storiche, linguistiche e culturali.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Si \u00e8 agito con impazienza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Ergo, <\/span><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">la grafia \u201cfonetica\u201d presenta sconcertanti incongruenze<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Eccone le principali:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Primo<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">, rappresentare i suoni del piemontese con convenzioni \u201cfonetiche\u201d non agevola la lettura a nessuno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Secondo<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">, si complica di molto la lettura dei documenti redatti in grafia \u201cfonetica\u201d a chi \u00e8 abituato a leggere i classici piemontesi nella grafia di sempre, rendendo poi ardua la lettura di quest\u2019ultimi a chi avr\u00e0 avuto per maestri dei \u201cgrafisti\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Per capire la seriet\u00e0 del caso bisogna tenere presenti alcuni dati.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Un buon lettore legge ed assimila tra 40 e 100 parole al minuto, a seconda dei testi e dei contenuti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Ci sono in media 5,1 lettere per parola in italiano. Ve ne sono 4,5 in piemontese.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">I testi letterari in prosa si assimilano mediamente al ritmo di 300 lettere al minuto.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Le parole non si leggono per lettere individuali, come ai primi mesi delle elementari, ma si riconoscono per simboli olistici (cio\u00e8 a parole intere), come fossero ideogrammi cinesi.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Ci\u00f2 nonostante, la minima deformazione in un ideogramma interrompe la lettura in cinese, cos\u00ec come la minima disparit\u00e0 di compitazione (come l\u2019omissione di una consonante o la sostituzione di una vocale con un\u2019altra) frastorna la lettura negli alfabeti occidentali.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">A chi rende servizio una grafia che interrompe chi legge ad ogni pie\u2019 sospinto? E, per converso, a che giova, a chi ha imparato a leggere in questa grafia \u201cfonetica\u201d, avvicinarsi ai classici quando questi sono tutti scritti nella grafia tradizionale?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Per ovviare a questo incresciosa esclusione, hanno forse i fautori della grafia \u201cfonetica\u201d l\u2019intenzione di riscrivere da cima a fondo tutti i classici? Attenzione: non basterebbero tre generazioni di scribi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Terzo<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">, tutti i riformatori hanno sempre migliorato, non distrutto quello che hanno trovato.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Noi piemontesi non avevamo bisogno di riformatori per ritornare a scrivere la nostra lingua come la scrivevano e la scrivono tuttora quelli che non conoscono le tradizioni letterarie.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Basta compulsare prontuari e giornali di provincia per avvedersene: \u00e8 da decenni che coloro che non sanno che c\u2019\u00e8 una storia della letteratura in piemontese, che non sanno che esistono dizionari piemontesi da pi\u00f9 di tre secoli, scrivono \u201cgraficamente\u201d, cio\u00e8 come meglio possono.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Sia detto a lettere cubitali: non sono per nulla da biasimare. Al contrario. Sono alleati e colleghi. Sono da encomiare e da incoraggiare. Hanno contribuito validamente a tener vivo il piemontese nei quattro angoli della Regione. Hanno fatto capire a tutti che la tenace volont\u00e0 di conservare e di documentare la lingua va ben al di l\u00e0 dei mezzi che si hanno per farlo. Ci hanno fornito prontuari, racconti, raccolte di poesie, di fiabe e di proverbi, documenti di inestimabile valore per mappare il quadro delle varianti diastratiche, diatopiche e diacroniche di questa grande e bella lingua che \u00e8 il piemontese. Sono opere di insostituibile pregio, ma non si fregiano certo del dubbio onore di aver rivoluzionato la grafia piemontese.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Il problema \u00e8 ben diverso quando chi scrive e chi insegna a scrivere \u201cfoneticamente\u201d conosce le tradizioni letterarie e lessicografiche e scientemente decide di accantonarle per \u201caiutare\u201d il popolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Quarto<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">, si rescindono i legami con la storicit\u00e0 della lingua piemontese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Quinto<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">, si obbliga chi legge il piemontese a fare il <em>d\u00e9tour<\/em> per l\u2019italiano, offrendo una compitazione che \u00e8 chiaramente stilata sul modello di questa lingua e ad esso del tutto servile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Sesto<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">, si induce in errore il filologo straniero o lo studente allofono, che non leggono sulla falsariga della fonetica e della grafia italiana, ma delle proprie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Settimo<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">, quando ci si allontana dalla grafia o, comunque, dalla norma storica, la creazione di una nuova normativa esauriente e coerente \u00e8 assai meno semplice di quanto non sembri: l\u2019attuale grafia fonetica del piemontese \u00e8 del tutto incoerente ed insufficiente.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Nei giorni immediatamente successivi al 25 marzo 1821, in seguito alla vittoria dei greci a Missolungi, una commissione di pi\u00f9 di venti studiosi si mise all\u2019opera per due anni per arrivare ad una tavola di conversione delle lettere dell\u2019alfabeto omerico in quello del greco moderno. Fu la nascita del greco moderno, il cosiddetto katharevousa. Un secolo e mezzo dopo, all\u2019indomani del crollo del regime dei colonnelli, i socialisti in Grecia si precipitarono a cambiare di nuovo ortografia e lessico, per esaltare il demotico. Ne segu\u00ec una confusione dalla quale n\u00e9 il popolo, n\u00e9 i dotti in Grecia si sono mai riavuti: tanto per segnalare di quale complessit\u00e0 possa essere il problema della grafia e delle sue riforme.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">L\u2019unico esempio di riforma grafica riuscita \u00e8 stata l\u2019eliminazione del segno di separazione forte nell\u2019alfabeto cirillico alla fine della maggior parte delle parole russe, decretata per legge dallo zar Nicola II su consiglio dei filologi di corte. Risultato: la stampa dei romanzi tanto cari ai russi si \u00e8 abbreviata di circa dieci pagine su cento, senza la minima conseguenza negativa, tant\u2019\u00e8 che pochissimi russi oggi riconoscerebbero graficamente il segno di separazione forte, se mai lo vedessero.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Non consideriamo invece come riforma grafica quella della sostituzione dell\u2019alfabeto gotico con quello latino in tedesco, in quanto a ciascuna lettera gotica si sostitu\u00ec il suo esatto equivalente latino, senza la minima differenza di compitazione. Per pura curiosit\u00e0 storica, la sostituzione dell\u2019alfabeto gotico con quello latino fu l\u2019ultima legge firmata da Adolf Hitler nel suo bunker il giorno del suo suicidio. La sostituzione fu tenuta per valida dalla Repubblica Federale Tedesca, anche perch\u00e9 si sarebbe gi\u00e0 dovuta effettuare diversi decenni prima.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">Ottavo<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">, i tentativi recentissimi di modificare alcune convenzioni della grafia del francese e del tedesco sono finiti nel nulla, non perch\u00e9 i dotti vi si opponevano, ma perch\u00e9 i rispettivi popoli, molto legati alle proprie inveterate tradizioni, si sono rifiutati in massa di adottare le riforme grafiche proposte dalle rispettive accademie linguistiche.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Non \u00e8 questo il caso plateale del neoellenico, sopra menzionato. Si trattava di minime modifiche da apportare alla grafia di lingue gi\u00e0 da secoli assestate nella loro compitazione e morfologia. La reazione popolare in Francia e in Germania \u00e8 stata una e la stessa: attenersi alle tradizioni.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 13px;\">Se i popoli amano le proprie tradizioni, in nome di chi gliele vogliamo carpire?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">In breve: <\/span><strong style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">la grafia \u201cfonetica\u201d non semplifica la lettura o la scrittura, complica l\u2019accesso ai classici e ridicolizza il piemontese agli occhi degli italiani e degli stranieri<\/strong><span style=\"font-size: 13px; color: #000000;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px;\">La verit\u00e0 \u00e8 che la grafia del piemontese \u00e8, di per s\u00e9, complessa<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Niente di male proporre delle riforme o vagliare delle ipotesi di ricerca. Pac\u00f2t e Viglongo, a suo tempo, hanno fatto precisamente quello.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ben venga il dialogo, a tutti i livelli.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Indiciamo un convegno sulla grafia del piemontese e soppesiamo tutte le possibilit\u00e0, con un occhio alla tradizione e uno alla semplificazione.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ma anche se la grafia piemontese non fosse gi\u00e0 consolidata da secoli e la potessimo reinventare dal nulla, seduti a tavolino, non potremmo fare a meno di accenti (come in tutte le lingue neolatine) o di convenzioni grafiche ben diverse da quelle dell\u2019italiano o, per quel che conta, da quelle delle altre lingue neolatine.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Il Prof. Bruno Villata, autore del pi\u00f9 autorevole studio sulla fonetica del piemontese, da lui isolata da tutte le altre fon\u00ece della Rom\u00e0nia, ha convincentemente dimostrato che il piemontese si distingue foneticamente da tutte le altre lingue neolatine. \u00c8 stato il primo e il solo, a tutt\u2019oggi, ad averlo fatto (aspettiamo con ansia una riedizione accessibile a tutti dei suoi studi fondamentali sulla Lingua d\u2019O\u00e8 e sul piemontese in prospettiva fonetica, morfologica e storica).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Mi pare pacifico dedurre da tutto ci\u00f2 che il piemontese ha diritto ad una sua grafia. Questa grafia \u00e8 consolidata da oramai tre secoli. Prima di cambiarla bisognerebbe pensare ad armonizzare passato e presente: come deve fare ogni savio riformatore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Ma se il piemontese \u00e8 difficile da scrivere, guardiamoci attorno.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">A che giova, ad esempio, constatare che l\u2019italiano \u00e8 una lingua facile da scrivere e da leggere, quando poi ci si trova davanti ai Sepolcri di Foscolo, alla Ginestra di Leopardi o al Saul di Alfieri?<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Potremmo mai proporre un curriculum di studi liceali senza includervi queste opere e questi autori? Credo proprio di no: il Romanticismo in Italia non avrebbe molti altri capisaldi su cui poggiare.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ma allorch\u00e9 i francesi e gli inglesi possono ancor oggi andare a nanna leggendo qualche verso o qualche pagina dei loro grandi poeti romantici o dei loro romanzieri del Settecento e dell\u2019Ottocento, noi certo non cercheremmo di addormentarci leggendo opere classiche della stessa epoca. Si sono scritti libri sull\u2019impopolarit\u00e0 della letteratura italiana. Gramsci ha spezzato pi\u00f9 di una lancia contro questo fatto increscioso.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">La letteratura piemontese invece non conosce accezioni neoclassiche o volutamente antipopolari.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Al contrario: da Isler a Calvo, da Brofferio a Rosa, da Pietracqua a Ferrero, da Costa a Pac\u00f2t, da Frusta e Cosio, da Olivero a Nicola, da Brero a Dorato, tutto \u00e8 stato pazientemente, saggiamente e genialmente costruito per offrirlo al pubblico per immediato ed universale consumo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Neppure i patoisants e les po\u00e8tes exquis si sono sottratti a questa esigenza fondamentale: il che non pu\u00f2 essere detto di tutte le produzioni regionali del Novecento italiano (da cui si desume che scrivevano in dialetto, ma con in mente i parametri letterari dell\u2019italiano).<\/span><br \/>\n<strong style=\"font-size: 13px;\">Superate le difficolt\u00e0 della grafia, il compenso per chi legge il piemontese \u00e8 ben superiore alla fatica<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">: teatro, lirica, narrativa, fiaba, romanzo, critica letteraria attendono chi paga questo modestissimo obolo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ma, a conti fatti, anche ammettendo che il piemontese, a differenza dell\u2019italiano, \u00e8 difficile da scrivere, ci accorgiamo che, in fondo, il problema vero non \u00e8 quello.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px;\">Il problema vero non \u00e8 per nulla la grafia<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Per chi impara il problema \u00e8 avere dei buoni maestri.<\/span><br \/>\n<strong style=\"font-size: 13px;\">Le convenzioni grafiche si superano con relativa facilit\u00e0. L\u2019assenza di un\u2019adeguata docenza, no<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ora che le scuole della Regione Piemonte si stanno aprendo al piemontese, assistiamo alla formazione di ottime docenze. Ne siamo orgogliosi e deliziati. Tra di loro vi sono dei giovani: non siamo pi\u00f9 isolati e ci\u00f2 rinfocola le nostre energie e la nostra speranza.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ma un\u2019ottima docenza non \u00e8 costituita solo da chi sa insegnare, ma di chi sa inserire il proprio insegnamento in un quadro storico e sociale.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">E il quadro sociale cambia ad ogni generazione e, a volte, anche durante la stessa generazione. Da qui la necessit\u00e0 da parte di un vero maestro (quale che sia la disciplina che insegna) di fare considerazioni che vanno ben oltre le tecnicalit\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Un bravo maestro \u00e8 sempre un pensatore prima che uno specialista della propria materia.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">\u00c8 qui che incappiamo in serie difficolt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Orbene, anche conteggiando nel novero dei piemontofoni quelli che in questi ultimi tempi imparano questa lingua, si \u00e8 sempre in pochi e pericolosamente vicini a quel gruppuscolo di poche migliaia di locutori che i linguisti indicano come la massa critica minima prima dell\u2019estinzione.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Ma pochi non vuol certo dire di poco valore: chi legge e chi scrive \u00e8 in sintonia spirituale con chi ha letto e ha scritto in tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutte le lingue.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Chi legge e scrive una lingua regionale invariabilmente legge e scrive anche lingue nazionali. A volte perfino lingue di altre regioni o etnie. Magari delle lingue classiche. \u00c8, questo saper leggere una lingua regionale, indice di distinzione e di elezione culturale. Se a questo si aggiunge il fatto che la letteratura piemontese \u00e8 ricca e plurisecolare non si durer\u00e0 fatica a convenire che non si \u00e8 mai di dubbio valore in tale e tanta compagnia.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Cos\u00ec come non penso verr\u00e0 mai ad alcuno l\u2019idea di riscrivere Dante in grafia analogica (\u201dNel medzo del kammin \u2026 \u201c) per renderlo pi\u00f9 accessibile ai tre milioni di extracomunitari oggi residenti in Italia, a maggior ragione a nessuno dovrebbe venir in mente di commutare lo storico \u201coloch\u201d nel grafico \u201culuch\u201d, proprio perch\u00e9 a grave carenza di senno nessuna convenzione grafica potr\u00e0 mai porre rimedio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"font-size: 13px;\"><span style=\"color: #000000;\">25\/01\/2005 &#8211; <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><strong>Sergio Gilardino<\/strong><\/span><em style=\"font-size: 13px;\"><span style=\"color: #000000;\"> <a href=\"mailto:sgilardino@libero.it\"><span style=\"color: #bb3521;\">sgilardino@libero.it<\/span><\/a><\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono apparse ultimamente opere narrative, lessicografiche e teatrali in lingua piemontese con una compitazione che non \u00e8 conforme a quella storica. 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