{"id":33908,"date":"2018-05-21T11:38:12","date_gmt":"2018-05-21T09:38:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=33908"},"modified":"2018-05-21T20:27:36","modified_gmt":"2018-05-21T18:27:36","slug":"pietro-micca-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=33908","title":{"rendered":"Pietro Micca &#8220;italiano&#8221;?"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-33909 size-medium alignleft\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/gianni70-pero-mica-m-284x300.jpg\" alt=\"\" width=\"284\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/gianni70-pero-mica-m-284x300.jpg 284w, https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/gianni70-pero-mica-m.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 284px) 100vw, 284px\" \/><\/p>\n<p>Pietro Micca? Fu un eroe \u201citaliano\u201d, altro che piemontese. Poco importa che nel 1706 l\u2019Italia fosse davvero \u201cun\u2019espressione geografica\u201d e che la patria in pericolo era il piccolo ducato sabaudo. Tutto ci\u00f2, non importava al neo-costituito governo italiano, n\u00e9 tantomeno interessava al ministro della Guerra, che in occasione dell\u2019annunciata inaugurazione del monumento a Pietro Micca in via Cernaia, si distinse per un\u2019azione che oggi denota la sua ristretta lungimiranza. Il ministro in questione era Alessandro Della Rovere, monferrino di Casale, marchese di antica famiglia e ministro della Guerra in tre governi. Uno che, almeno, avrebbe dovuto essere grato al Piemonte per il suo ruolo di nazione che \u201cdiede il la\u201d al processo unitario, portandola in palmo di mano. Come no. Della Rovere e tutti gli altri piemontesi che sostennero il processo di unificazione nazionale, avevano un solo obiettivo: fondere il Piemonte nell\u2019Italia, riuscendo in tal modo a liberarsi per sempre di tutta quella provincialit\u00e0 subalpina. Ora, il Piemonte era parte integrante di una nazione pi\u00f9 grande, pi\u00f9 prospera, pi\u00f9 ricca di cultura e di storia. Inutile dire che gi\u00e0 allora il Piemonte era la nazione d\u2019Italia pi\u00f9 ricca economicamente, e che in fatto di patrimonio culturale i brillanti politici risorgimentali avrebbero semplicemente potuto fare ci\u00f2 che oggi va tanto di moda: \u201crivalutare\u201d. Rivalutare, cio\u00e8, il patrimonio che ci hanno lasciato i nostri sovrani, da Arduino ai Savoia, proponendolo come modello e dandogli finalmente il giusto valore. 150 anni dopo, siamo ancora l\u00ec: il nostro patrimonio cade a pezzi, pochi conoscono i gioielli del nostro territorio e nessuno conosce gli uomini che fecero grande la cultura piemontese.<\/p>\n<p>All\u2019epoca qualcuno c\u2019era che tentava di difendere la cultura piemontese. Uomini come il brillante Luigi Rocca, autore di un inno a Pietro Micca in lingua piemontese. Apriti cielo! Qualche portaborse di allora deve aver passato il testo dell\u2019inno al ministro, il quale deve aver tirato gi\u00f9 i santi del cielo. Ma come, noi gli abbiamo fatto l\u2019Italia e quei montanari provinciali usano ancora il piemontese? Non sia mai. Facciamo cos\u00ec: l\u2019inno non si canter\u00e0, n\u00e9 si legger\u00e0. Niente di niente, se non si user\u00e0 la lingua italiana.<\/p>\n<p>Vi fa sorridere? \u00c8 invece l\u2019avvisaglia di quella politica fortemente discriminatoria nei confronti del piemontese portata avanti dai governi italiani, uno dopo l\u2019altro, specialmente quelli guidati\u2026 dai piemontesi. Che come sempre trovano occasione per distinguersi. Ebbene, questa vicenda venne imposta manu militari ai torinesi di allora \u2013 ah, siamo nel 1864, l\u2019anno dei moti di piazza Castello e piazza San Carlo\u2026 altra medaglia per l\u2019Italia \u2013 i quali, come sempre, ubbidirono senza fiatare. I giornali, ovviamente, erano servi allora come oggi: gustatevi insieme a noi questo breve articolo de La Gazzetta di Torino del 30 aprile 1864.<\/p>\n<p>\u00abAbbiamo gi\u00e0 fatto cenno di un inno in dialetto piemontese composto per la festa dell\u2019inaugurazione del monumento di Pietro Micca; un veto del ministero della guerra interdisse la cantata dell\u2019inno in questa circostanza; i motivi di questo veto sono tali che ce ne fanno apprezzare la convenienza e sono un elogio pel ministro della guerra; perocch\u00e8 non voleva che quell\u2019inno in dialetto (corsivo loro!) sembrasse togliere al Pietro Micca il carattere di ero italiano e non esclusivamente piemontese: perch\u00e9 inoltre le tradizioni dell\u2019esercito piemontese e le glorie di quelle fossero riguardate come patrimonio e gloria dell\u2019esercito dell\u2019Italia\u00bb.<\/p>\n<p>Noi sappiamo che oggi, un secolo e mezzo dopo, la situazione \u00e8 sempre la stessa: il piemontese \u00e8 schernito, sbeffeggiato, sbertucciato dagli stessi piemontesi (che in tal modo si sentono pi\u00f9 intelligenti e molto italiani). La storia locale del Piemonte \u00e8 inserita nella storia d\u2019Italia, bench\u00e9 siano due storie completamente diverse fino agli anni del triste \u201crisorgimento\u201d. Ed infine, i giornali, scritti e diretti (quando va bene) dagli stessi piemontesi di cui sopra, svolgono il loro ruolo di informazione denigrando la lingua piemontese, declassificata a ruolo di miserabile dialetto da estirpare per il bene d\u2019Italia. L\u2019unico rammarico? A \u201cfare l\u2019Italia\u201d furono i nostri nonni, ringraziati a calci nel sedere. Erano guidati da degli incapaci, che persero tre guerre di indipendenza riuscendo ad unificare questo sfortunato paese. Si fossero rivoltati contro quegli incapaci, forse oggi la storia sarebbe diversa. Ma la storia, ahinoi, non si fa con i se e con i ma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>(f\u00f2to Gianni Galliano)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pietro Micca? Fu un eroe \u201citaliano\u201d, altro che piemontese. 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