{"id":32405,"date":"2017-03-16T07:53:25","date_gmt":"2017-03-16T06:53:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=31573"},"modified":"2018-03-21T21:16:46","modified_gmt":"2018-03-21T20:16:46","slug":"lingue-minoritarie-non-riconosciute-gli-untori-dei-pregiudizi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=32405","title":{"rendered":"Lingue minoritarie non riconosciute: gli untori dei pregiudizi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-31578\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/v\u00e8i-f\u00e0uss.jpg\" alt=\"v\u00e8i-f\u00e0uss\" width=\"314\" height=\"209\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\"><em>I giornali mainstream sono da sempre megafono di chi cerca di cancellare le identit\u00e0 locali attraverso l&#8217;assimilazione linguistica. Una delle tecniche ricorrenti \u00e8 proprio quella di cercare di togliere credibilit\u00e0 ad ogni iniziativa che vada nella direzione della rivitalizzazione delle lingue meno diffuse con la puntuale intervista di qualche trombone dal titolo altisonante.<\/em><br \/>\n<em>Il piemontese ha subito questo genere di attacco per decenni, durante i quali diversi cattedratici si cono prestati a sottoscrivere dichiarazioni pseudoscientifiche volte a diffondere pregiudizi e luoghi comuni.<\/em><br \/>\n<em>Oggi che i Lombardi ci hanno superati in efficienza, sono loro a farne le spese.<\/em><br \/>\n<em>Riproponiamo qui alcuni spunti di riflessione sulla realt\u00e0 delle lingue minoritarie non riconosciute dallo stato italiano, attraverso la risposta, inviata in forma di lettera (e non minimamente considerata dai media), del lombardo Comitato per la Salvaguardia dei Patrimoni Linguistici.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lettera aperta a Repubblica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una <strong><a href=\"http:\/\/milano.repubblica.it\/cronaca\/2016\/01\/16\/news\/gobber_ci_sono_tanti_dialetti_ma_il_lombardo_non_esiste_-131404657\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">recente intervista<\/a><\/strong>, Repubblica.it ha chiesto al professor Gobber dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica un\u2019opinione sul progetto di legge presentato in Regione Lombardia per la salvaguardia della lingua lombarda. Da linguisti esperti di mantenimento delle lingue \u201cpiccole\u201d siamo rimasti sbigottiti dal numero di imprecisioni e luoghi comuni inclusi nell\u2019intervista. Riportiamo le nostre riflessioni qui sotto, sperando possano chiarire alcune delle inesattezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla domanda \u201csi pu\u00f2 parlare di lingua lombarda?\u201d, il professore risponde &#8220;no, in Lombardia ci sono molti dialetti tutti diversi fra loro. Parlare di lingua lombarda presuppone l&#8217;esistenza di una norma codificata, accettata e valida in un unico territorio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima affermazione \u00e8 lapalissiana, la seconda \u00e8 semplicemente errata. <strong>Tutte le lingue \u2013 soprattutto quelle \u201cpiccole\u201d &#8211; sono insiemi di dialetti con alcune divergenze tra loro, ma sufficientemente omogenei e con sviluppi sufficientemente affini da renderli \u201clingua\u201d nel senso storico-genealogico, ovvero nel senso puramente linguistico, del termine<\/strong>. Che i dialetti del lombardo si differenzino solo in modo superficiale e per via di sviluppi marginali \u00e8 ineccepibile nel mondo della linguistica romanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda affermazione di Gobber \u00e8 errata semplicemente perch\u00e9 la maggior parte delle circa 7000 lingue parlate al mondo non hanno \u201cuna norma codificata, accettata e valida in un unico territorio\u201d. Infatti, eccezion fatta per alcune lingue normate in tempi piuttosto recenti da accademie linguistiche nazionali come il francese, l\u2019italiano, il tedesco e le altre lingue degli stati-nazione, <strong>la stragrande maggioranza delle lingue umane esistenti ed esistite non ha mai conosciuto codifica<\/strong>. Dire quindi che il lombardo non \u00e8 \u201clingua\u201d perch\u00e9 non ha una codifica significa rifiutare la stragrande maggioranza delle espressioni linguistiche della storia dell\u2019essere umano. Una posizione, a nostro avviso, antropologicamente semplicistica oltre che incredibilmente elitista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gobber continua dicendo che in Lombardia \u201csi parlano tanti dialetti&#8221; e che &#8220;sono stati identificati cinque-sei gruppi dialettali principali\u201d. Questo \u00e8 generalmente vero, anche se la tassonomia pi\u00f9 accettata parla di quattro zone, non \u201ccinque o sei\u201d e queste \u201cmolte\u201d distinzioni sono, come detto, superficiali e genealogicamente marginali. Tuttavia, l\u2019identificazione di gruppi dialettali \u00e8 una delle caratteristiche che accomuna il lombardo alle altre lingue regionali d\u2019Europa: il catalano \u00e8 formato da cinque gruppi dialettali, il galiziano da quattro e il basco da nove. Ovviamente tutte queste zone hanno poi variazioni al loro interno, esattamente come accade per il lombardo. Lo stesso Stato italiano riconosce tra le lingue meritevoli di tutela il ladino con le sue sei zone dialettali, la lingua occitana con le sue quattro ed il sardo con le altrettante quattro. <strong>L\u2019uso di questi \u201cdue pesi e due misure\u201d la dice lunga sulla situazione dei diritti linguistici in Italia<\/strong>. A scanso di equivoci: lo stesso vale per le altre lingue regionali d\u2019Italia censite dall\u2019Unesco ma ancora discriminate dallo Stato italiano come il veneto, il siciliano, il napoletano, il piemontese ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gobber conclude con un\u2019altra verit\u00e0 lapalissiana ed un errore storico. L\u2019idea che una codifica della lingua lombarda necessiti di un\u2019operazione \u201ca tavolino\u201d \u00e8 lapalissiana per via del fatto che qualsiasi codifica di una lingua necessita un\u2019operazione \u201ca tavolino\u201d, dato che presuppone una certa operazione di ingegneria linguistica come per esempio lo sviluppo di un sistema ortografico, la compilazione di un dizionario e l\u2019ampliamento e normazione di termini d\u2019uso corrente. L\u2019errore storico sta invece nell\u2019affermazione che quelli che Gobber chiama \u201cdialetti\u201d avrebbero necessariamente \u201cfunzioni sociali riferite ad ambiti non formali, familiari, di paese, mentre non reggono in quelli istituzionali\u201d. Questo \u00e8 palesemente falso nel contesto italiano, dove <strong>il piemontese fu per lungo tempo lingua di corte dei Savoia cos\u00ec come lo fu il siciliano in Sicilia e il veneziano nella Serenissima<\/strong>. Il potenziale sviluppo delle lingue regionali \u00e8 stato poi ripetutamente dimostrato in tempi recenti con il successo del mantenimento linguistico in Catalogna, Galizia e Galles (ma non solo), e come si sta cercando di fare anche in Sardegna con la Limba Sarda Comuna. Da queste esperienze emerge chiaramente come la lingua storicamente radicata in una regione (geografica o amministrativa) <strong>possa benissimo essere codificata per uso istituzionale<\/strong>. Tale uso istituzionale \u00e8 anche una delle caratteristiche principali e necessarie per la salvaguardia di qualsiasi lingua, piccola o grande che essa sia, come chiaramente dimostrato da vari studi scientifici degli ultimi trent\u2019anni e come ribadito e auspicato in varie sedi dall\u2019Unesco, dalla <strong><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/docs\/carta_europea.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie<\/a><\/strong>, e dalla <strong><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/docs\/dichiarazione_diritti_linguistici.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Dichiarazione Universale dei Diritti Linguistici<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gobber \u00e8 palesemente contrario all\u2019istituzione di una norma standardizzata perch\u00e9 farlo avrebbe \u201cun&#8217;ambizione politica\u201d e andrebbe contro l\u2019interesse degli \u201cautentici dialettofoni perch\u00e9 non aiuta la promozione del dialetto esistente e va nella direzione opposta della salvaguardia della tradizione\u201d. Anche in questo caso, l\u2019opinione \u00e8 parziale e tendenziosa. Parziale perch\u00e9 istituire una norma standard che armonizzi la rappresentazione scritta di molte variet\u00e0 dialettali di una lingua non \u00e8 necessariamente un\u2019ambizione politica. Pi\u00f9 semplicemente, <strong>\u00e8 una necessit\u00e0 legata alla possibilit\u00e0 di usare una lingua in un ventaglio di contesti pi\u00f9 ampio, quindi di elevare le probabilit\u00e0 di una sua sopravvivenza<\/strong>. L\u2019affermazione \u00e8 inoltre tendenziosa perch\u00e9 vuol suggerire ai dialettofoni che una codifica della lingua andrebbe nella direzione opposta al suo mantenimento e rappresenterebbe uno \u201csnaturamento della tradizione\u201d. In realt\u00e0 lo scenario \u00e8 completamente diverso, e per niente apocalittico: <strong>come dimostrano tutti i\u00a0casi di successo di rivitalizzazione linguistica, il mantenimento di una lingua va di pari passo con la sua capacit\u00e0 di evolversi, di adattarsi al mutare dei bisogni e dei contesti d\u2019uso, e di essere percepita come viva e vitale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Auspichiamo quindi che Regione Lombardia continui nel suo intento a mantenere e sviluppare il patrimonio linguistico della Lombardia attraverso l\u2019ampliamento d\u2019uso della lingua lombarda e seguendo gli sviluppi linguistici correntemente in atto nel resto d\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marco Tamburelli &#8211; <em>Docente di Bilinguismo, Universit\u00e0 di Bangor, Galles (GB)<\/em><br \/>\nClaudia Soria &#8211; <em>Istituto di Linguistica Computazionale &#8220;A. Zampolli&#8221;, Consiglio Nazionale delle Ricerche<\/em><br \/>\nMauro Tosco &#8211; <em>Universit\u00e0 di Torino<\/em><br \/>\nPaolo Coluzzi &#8211; <em>Docente di Italiano e Sociolinguistica, Universita&#8217; di Malaya, Kuala Lumpur, Malesia<\/em><br \/>\nFederico Gobbo, <em>Docente di Lingue Minoritarie Europee, Amsterdam (NL)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giornali mainstream sono da sempre megafono di chi cerca di cancellare le identit\u00e0 locali attraverso l&#8217;assimilazione linguistica. 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