{"id":2772,"date":"2009-10-31T17:29:13","date_gmt":"2009-10-31T16:29:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=2772"},"modified":"2009-10-31T17:29:13","modified_gmt":"2009-10-31T16:29:13","slug":"appello-a-sostegno-del-riconoscimento-della-lingua-piemontese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=2772","title":{"rendered":"Appello a sostegno del riconoscimento della lingua piemontese"},"content":{"rendered":"<h2><span style=\"font-weight: normal;\">(inserimento nell\u2019elenco delle lingue tutelate dalla Legge 15.12.1999 n. 482)<\/span><\/h2>\n<div style=\"text-align: justify;\">Gioventura Piemont\u00e8isa lancia un appello affinch\u00e8 la lingua piemontese venga riconosciuta dalla Stato e ufficializzata.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La definizione delle lingue storiche \u00e8 ben chiara nella Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, che testualmente dice:<\/div>\n<blockquote>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Per &#8220;lingue regionali o minoritarie&#8221; si intendono le lingue: i) usate tradizionalmente sul territorio di uno Stato dai cittadini di detto Stato che formano un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato; e ii) diverse dalla(e) lingua(e) ufficiale(i) di detto Stato; questa espressione non include n\u00e9 i dialetti della(e) lingua(e) ufficiale(i) dello Stato n\u00e9 le lingue dei migranti<\/em>\u00bb.<\/div>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Il diritto di usare una lingua regionale o minoritaria nella vita privata e pubblica costituisce un diritto imprescrittibile, conformemente ai principi contenuti nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici delle Nazioni Unite e conformemente allo spirito della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle libert\u00e0 fondamentali del Consiglio d&#8217;Europa<\/em>\u00bb.<\/div>\n<\/blockquote>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">L&#8217;importanza delle lingue storiche \u00e8 assai ben definita dalla stessa Carta europea delle lingue regionali e minoritarie; si cita testualmente dalla traduzione ufficiale della Cancelleria federale della Svizzera:<\/div>\n<blockquote>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>La protezione delle lingue regionali o minoritarie storiche dell&#8217;Europa, alcune delle quali rischiano di scomparire col passare del tempo, contribuisce a conservare e a sviluppare le tradizioni e la ricchezza culturali dell&#8217;Europa<\/em>\u00bb.<\/div>\n<\/blockquote>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La questione della tutela giuridica delle minoranze linguistiche \u00e8 stata oggetto di numerosi dibattiti parlamentari nel corso di varie legislature, che hanno condotto alla definitiva approvazione &#8211; nella XIII legislatura &#8211; della legge 15 dicembre 1999, n. 482. Tale legge, che reca <em>norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storich<\/em>e, \u00e8 volta in primo luogo a dare attuazione all&#8217;articolo 6 della Costituzione.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">L&#8217;entrata in vigore della legge n. 482 del 1999 ha consentito all&#8217;Italia di sottoscrivere, il 27 giugno 2000, la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, gi\u00e0 approvata dal Consiglio d&#8217;Europa nel novembre 1992, e di aderire alla convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, fatta a Strasburgo il 1\u00ba febbraio 1995, che \u00e8 stata ratificata dalla legge 28 agosto 1997, n. 302. La convenzione impegna i Paesi aderenti a non discriminare l&#8217;utilizzo delle lingue minoritarie e a riconoscerne il diritto dell&#8217;uso da parte delle minoranze in tutti gli ambiti, compresi quello dell&#8217;istruzione e dei rapporti con la pubblica amministrazione. La normativa italiana attualmente vigente riassume, in definitiva, i settori di applicazione della convenzione-quadro. Pi\u00f9 precisamente, contiene norme per la tutela delle lingue e delle culture minoritarie storicamente presenti in Italia, ossia delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l&#8217;occitano e il sardo.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #5f2c25;\">Tale legge, tuttavia, non ha considerato la lingua piemontese<\/span>.<\/strong><\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La giustificazione pi\u00f9 cogente e inoppugnabile per il riconoscimento del Piemontese quale lingua minoritaria parlata sul territorio italiano va individuata nell&#8217;esplicita volont\u00e0 manifestata in tal senso dal Consiglio e dalla Giunta della Regione Piemonte, rappresentanti democraticamente costituiti dal popolo piemontese. La Regione Piemonte ha riconosciuto l&#8217;importanza della propria lingua storica con l&#8217;emanazione della legge regionale 10 aprile 1990, n. 26 \u00abTutela, valorizzazione e promozione della conoscenza dell&#8217;originale patrimonio linguistico del Piemonte\u00bb, successivamente modificata dalla legge regionale 25 giugno 1997, n. 37 (poi sostituita dalla L.R. 7 aprile 2009, n. 11), e con diversi ordini del giorno del Consiglio regionale della VI legislatura (n. 799 del 18 giugno 1998, n. 812 del 7 luglio 1998, n. 1077 del 12 ottobre 1999 e, soprattutto, n. 1118 del 15 dicembre 1999, con il quale ne ha riconosciuto lo status di \u00ablingua regionale\u00bb).<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">L&#8217;adozione di misure di ecologia linguistica a favore della lingua piemontese, parlata da due milioni di persone e compresa da altre 1.140.000 (Rapporto IRES Piemonte \/ Universit\u00e0 di Torino, Quaderno 113 del novembre 2007) si impone per scongiurare la graduale sparizione, cui contribuiscono noti fattori, quali i media e l&#8217;alfabetizzazione dei bambini esclusivamente in italiano.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Negli studi pi\u00f9 recenti di socio linguistica si tende fortemente, comunque, a prestare autorit\u00e0 all&#8217;opinione dei parlanti: nel caso del Piemonte, questi hanno gi\u00e0 espresso il loro desiderio di salvaguardia e continuano a ribadirlo.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Considerazioni accessorie, che &#8211; prese singolarmente non hanno peso determinante, ma che assommandosi nel loro complesso assumono valore decisivo &#8211; sono quelle qui di seguito citate per sommi capi. Ciascuna di esse potrebbe essere agevolmente convalidata da una pi\u00f9 ampia illustrazione e da rinvii bibliografici.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\n<ul>\n<li>Il piemontese costituisce una <em>koin\u00e8<\/em>, una comune lingua regionale e non un dialetto municipale come, per esempio, il napoletano o il bolognese. Tale <em>koin\u00e8 <\/em>si venne fissando, sulla base del dialetto di Torino, ampliato e arricchito da apporti di altre parlate. Usata normalmente anche a corte, in epoca sabauda dalla fine del Seicento in poi, la prima codificazione di una norma scritta risale alla Grammatica Piemontese (1783) del medico Maurizio Pipino. La validit\u00e0 del piemontese comune si estende tuttora almeno alle province di Torino, Cuneo, Asti, Vercelli e Biella nella loro interezza. In esse, le poche migliaia di parlanti il franco-provenzale o l&#8217;occitano sono tutti in grado di parlare correntemente anche il piemontese (vedi il gi\u00e0 citato Quaderno 113 IRES Piemonte), di cui in passato era comune la competenza attiva anche da parte di molti liguri, nizzardi, e cos\u00ec via, in parte almeno perch\u00e9 veicolato dall&#8217;esercito sabaudo e dall&#8217;amministrazione. Tale competenza si riscontra tuttora in parte della Valle d&#8217;Aosta, dove era in passato generalizzata.<\/li>\n<li>Il piemontese ha attestazioni scritte molto antiche, a cominciare da una singolare raccolta di prediche in volgare, i <em>Sermoni Subalpini<\/em>, della fine del XII secolo. La letteratura in piemontese costituisce un <em>corpus<\/em> imponente, anche se fino ad alcuni decenni fa pressoch\u00e9 sconosciuto, specie fuori dal Piemonte. Tale letteratura continua a svolgersi in modo assai vitale. Esistono periodici scritti, interamente o in parte, in piemontese, pregevoli antologie ed una vitale editoria. Si tiene ogni anno, dal 1983, un Convegno internazionale di studi sulla lingua e la letteratura piemontese, seguito dalla pubblicazione dei relativi Atti, comprendenti contributi scientifici redatti in piemontese, italiano o francese. In forma facoltativa, grazie al sostegno della citata legge regionale, il piemontese \u00e8 insegnato in centinaia di classi delle scuole di ogni ordine e grado da ormai oltre una decina di anni; corsi universitari di lingua e letteratura piemontese sono stati attivati con ottimo successo.<\/li>\n<li>Il piemontese pu\u00f2 vantare numerose grammatiche e dizionari. La grammatica normativa pi\u00f9 importante, e che codifica la grafia tradizionale adottata oggi praticamente da tutti coloro che scrivono nella lingua regionale, \u00e8 la <em>Gram\u00e0tica piemont\u00e8isa <\/em>di Camillo Brero (1969), un vero e proprio best-seller in Piemonte, comparso in pi\u00f9 edizioni e tradotto anche in italiano. Numerosissimi sono gli studi scientifici, redatti per lo pi\u00f9 in italiano, ma anche in piemontese, sulla lingua in oggetto e sui suoi dialetti.<\/li>\n<li>Il piemontese presenta caratteri linguistici marcatamente diversi dall&#8217;italiano, e gli abitanti delle altre regioni, eccetto in parte quelle contigue, non sono in grado di capirlo n\u00e9 in forma orale n\u00e9 in forma scritta. Sono lampanti le affinit\u00e0 con il francese e l&#8217;occitano\/provenzale.<\/li>\n<li>Dopo i secolari vaneggiamenti puristici e la denigrazione politicamente e non scientificamente motivata, il parlare piemontese non comporta oggi alcuno stigma, come invece avviene in molte altre parti d&#8217;Italia in cui, insensatamente, l&#8217;uso del \u201cdialetto\u201d dichiara una collocazione culturalmente ed economicamente inferiore (vedi ad esempio la differenza tra quartieri alti e quartieri bassi di Palermo). In Piemonte, chi si esprime in piemontese non solo non viene socialmente penalizzato, ma anzi l&#8217;interlocutore risponde volentieri in piemontese, se lo conosce.<\/li>\n<li>Pur essendosi affermato come comune lingua regionale, il piemontese non ha causato la totale sparizione dei dialetti locali, molti ancora parlati fra gli abitanti di un dato paese, che per\u00f2 si servono agevolmente della <em>koin\u00e8<\/em> nelle interazioni con parlanti non paesani.<\/li>\n<li>L&#8217;opposizione al riconoscimento del piemontese quale lingua minoritaria, che ancora si registra anche fra talune persone colte, cui, quindi, non pu\u00f2 venire attribuita per mero complesso di inferiorit\u00e0, non \u00e8 dovuta a ragioni scientifiche ma a prese di posizione ideologiche, cieche alla realt\u00e0 dei fatti e sorde alle istanze popolari prevalenti.<\/li>\n<li>La storia, la letteratura, la realt\u00e0 sociolinguistica, la volont\u00e0 politica dei Piemontesi rende inconcepibile l&#8217;eventuale rifiuto di opportuni provvedimenti legislativi volti all&#8217;ecologia linguistica a pieno riconoscimento della dignit\u00e0 della loro lingua, senza che un malinteso centralismo di odiosa memoria possa discriminatoriamente continuare a frapporvisi. (Gianrenzo P. Clivio)<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Secondo il predetto Rapporto dell&#8217;IRES del 2007 <strong><span style=\"color: #5f2c25;\">il piemontese \u00e8 noto al 77 per cento dei residenti<\/span><\/strong>: in Piemonte vi sono 2 milioni di adulti in grado di parlare il piemontese, mentre oltre un milione sono in grado di capirlo! Il piemontese \u00e8 dunque la prima lingua minoritaria della Repubblica: oltre tre milioni di cittadini piemontesi parlano una lingua autoctona ben differenziata dall&#8217;italiano e nonostante ci\u00f2 si sono visti negare finora qualsiasi forma di tutela. A ci\u00f2 si aggiunga che ben <span style=\"color: #5f2c25;\"><strong><span style=\"color: #5f2c25;\">il 72,9 per cento afferma di essere favorevole all&#8217;insegnamento facoltativo della lingua piemontese nelle scuole<\/span><\/strong><\/span> (52,4 per cento \u00abfavorevole\u00bb e 19,5 per cento \u00ababbastanza favorevole\u00bb).<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Alla luce di quanto detto, la lingua piemontese \u00e8 di fatto parte integrante dell&#8217;insieme delle lingue presenti nella Repubblica ed ha pieno diritto di cittadinanza nell&#8217;ambito di una legge di tutela, vista l&#8217;ormai ineludibile esigenza di procedere ad una revisione della legge n. 482 del 1999.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #5f2c25;\">Gioventura Piemont\u00e8isa intende sanare il <em>vulnus <\/em>che si \u00e8 venuto a creare, proponendo la modifica della legge 15.12.1999 n. 482 e l\u2019inserimento della lingua piemontese nella legge medesima.<\/span><\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(inserimento nell\u2019elenco delle lingue tutelate dalla Legge 15.12.1999 n. 482) Gioventura Piemont\u00e8isa lancia un appello affinch\u00e8 la lingua piemontese venga riconosciuta dalla Stato e ufficializzata. 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