{"id":26515,"date":"2013-10-26T12:54:00","date_gmt":"2013-10-26T10:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=26515"},"modified":"2013-10-26T12:54:00","modified_gmt":"2013-10-26T10:54:00","slug":"i-portici-la-vera-anima-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=26515","title":{"rendered":"I portici, la vera anima di Torino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/p1070541-copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-26516\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/p1070541-copia.jpg\" alt=\"p1070541-copia\" width=\"224\" height=\"299\" \/><\/a>Non c\u2019\u00e8 forse niente di cos\u00ec torinese, di cos\u00ec intimamente subalpino come i portici. Un lunghissimo sistema di passeggiate coperte che gli achitetti di un tempo \u2013 i quali, al contrario di quelli odierni, univano l\u2019estetica alla praticit\u00e0 \u2013 avevano costruito con un sapiente gioco di collegamenti: cos\u00ec, salvo rari casi, pu\u00f2 capitare di poter andare a piedi per mezzo centro storico senza quasi mai uscire dal ventre accogliente dei portici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un torinese senza portici si sente spaesato; un po\u2019 come gli immancabili <em>toret<\/em>, i portici sono una delle anime della citt\u00e0, unici al mondo e tutti torinesi; in quale altra citt\u00e0 italiana ed europea si pu\u00f2 infatti trovare una serie cos\u00ec lunga di portici monumentali? Solo a Torino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un sistema che si estende per circa 16 chilometri, e che abbraccia idealmente le vie principali. Gi\u00e0 all\u2019inizio del Seicento si comprese l\u2019importanza di questo elemento architettonico, essendo realizzati i primi passaggi coperti in piazza Castello; successivamente vennero adottati anche per la castellamontiana piazza San Carlo, per via Po, per piazza delle Erbe. Dopo, nell\u2019Ottocento, arrivarono quelli di piazza Vittorio Emanuele I, di corso Vittorio Emanuele II, di corso Vinzaglio, di via della Cernaja, di via Pietro Micca. E cos\u00ec anche nelle vie allora periferiche, come per la via Sacchi e la contrada di Nizza. Portici per tutti: sotto la copertura elegante si trovavano le botteghe e passeggiavano i nobili, c\u2019erano negozi eleganti e mendicavano gli accattoni. Tutti insieme; come oggi, del resto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/p1070550-copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-26517\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/p1070550-copia.jpg\" alt=\"p1070550-copia\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a>Il sistema dei portici rimase cos\u00ec impresso nella mentalit\u00e0 torinese che anche quando si tratt\u00f2 di disegnare nuove architetture \u2013 la Torre Littoria, la torre BBPR di piazza Statuto o, in periferia, via Guala \u2013 si ricorse al sistema ben collaudato e tanto amato dei passaggi coperti. Il caso pi\u00f9 eclatante, per\u00f2, riguarda via Roma, la vecchia via Nuova. Un\u2019arteria fondamentale del traffico urbano, che gli ingegnosi architetti di allora vollero sventrare in ossequio al progresso che avanzava. La Via Nuova \u2013 lo testimoniano tante fotografie \u2013 era davvero una via speciale. Una strada secentesca che assomigliava moltissimo alla contrada di Dora Grossa, oggi via Garibaldi. Fino al 1931 rimase una via di botteghe, di negozi, di case popolose, piena insomma di quella vita intimamente subalpina che animava tutta la citt\u00e0. Dopo gli sventramenti, si ottenne la via attuale: la via assumeva certamente imponenza, ma si impoveriva dell\u2019anima precedente. Come segno di collegamento con le altre vie torinesi, per\u00f2, la si dot\u00f2 di portici: cos\u00ec, negli anni Trenta, Torino ebbe gli ultimi portici monumentali della sua architettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/p1060259.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-26518\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/p1060259.jpg\" alt=\"p1060259\" width=\"225\" height=\"300\" \/><\/a>Ma c\u2019\u00e8 anche il rovescio della medaglia: oltre ai portici progettati e realizzati di recente, ci sono anche i portici perduti. Come quelli del palazzo detto, per l\u2019appunto, \u201cdei portici\u201d (Palas dij P\u00f2rti). Realizzato dal Castellamonte, era l\u2019edificio prospicente al duomo di San Giovanni. Il Comune ne decret\u00f2 l\u2019abbattimento nel 1950: al suo posto, c\u2019\u00e8 oggi l\u2019orrendo <strong><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/il-palazzaccio-di-piazza-san-giovanni-la-citta-che-non-cambia\/\" target=\"_blank\">\u201cPalazzaccio\u201d<\/a><\/strong>, che non a caso \u00e8 da sempre indicato dai torinesi come uno degli sfregi architettonici pi\u00f9 eclatanti e pi\u00f9 odiati. Il \u201cPalazzaccio\u201d ha anche lui i suoi portici; ma, poich\u00e9 i torinesi lo evitano come la peste, nessuno lo sa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(NoiAmiamoTurin, 2013)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 forse niente di cos\u00ec torinese, di cos\u00ec intimamente subalpino come i portici. 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