{"id":26397,"date":"2011-08-13T21:51:50","date_gmt":"2011-08-13T19:51:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=26397"},"modified":"2011-08-13T21:51:50","modified_gmt":"2011-08-13T19:51:50","slug":"bisogna-avere-il-coraggio-di-essere-diversi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=26397","title":{"rendered":"\u00abBisogna avere il coraggio di essere diversi\u00bb"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify;\">L&#8217;orgoglio di salvare Torino<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Luigi Firpo<\/strong><em>, La Stampa, 22\/5\/1971<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La citt\u00e0 deve trovare il denaro e la passione necessari per redimere se stessa, evitando le tentazioni del salvataggio integrale e del rassegnato abbandono &#8211; Non \u00e8 soltanto un problema di restauri illuminati: <strong>i danni pi\u00f9 gravi al carattere unitario degli antichi quartieri non li hanno causati il tempo o gli eventi bellici, ma la speculazione e l&#8217;ottusit\u00e0 degli uomini.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un discorso sulla Torino che si smaglia nel suo tessuto urbanistico antico, la Torino scrostata e sudicia, fatiscente e degradata, dev&#8217;essere condotto in termini di assoluto realismo, soffocando gli impulsi del sentimento e gli struggimenti della nostalgia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un discorso che si snoda fra due rischi opposti: quello velleitario della conservazione ad oltranza, del salvataggio integrale a tutti i costi, e quello del pessimismo rinunciatario, dell\u2019abbandono rassegnato alla furia del tempo e alle dissennate cupidigie degli uomini. Il primo sfocia nell&#8217;utopia, nel proposito assurdo di eternare ogni pietra, ogni scorcio, cio\u00e8 di fermare la storia; il secondo non fa che avallare col suo fatalismo l&#8217;abbandono irreparabile, la speculazione cinica, gli sventramenti. La citt\u00e0 malata resta cos\u00ec sospesa fra i pannicelli caldi e l&#8217;autopsia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diagnosi non lascia dubbi nell&#8217;additare le cause profonde \u2014 storiche, sociologiche, economiche \u2014 dello sfacelo. Al cadere del Cinquecento Torino era poco pi\u00f9 di un villaggio, quando gi\u00e0 Milano e Venezia toccavano i 150.000 abitanti e Napoli superava i 300.000. Se si eccettuano pochissimi monumenti pi\u00f9 antichi, come le Torri Palatine, sfuggite per miracolo al piccone demolitore, i torrioni romani e medievali della fortezza degli Acaia, il manipolato e mutilo S. Domenico, la tarda e provinciale testimonianza di Rinascimento toscano del Duomo, qualche bifora in cotto, qualche frammento, non ci rimane null&#8217;altro del nostro pi\u00f9 antico tessuto urbano. Inghiottita totalmente e distrutta dalla nuova capitale burocratico-militare dello Stato sabaudo, la Torino del Medioevo e del Cinquecento \u00e8 scomparsa per sempre. Sulle sue macerie \u00e8 sorta la Torino di Vittorio Amedeo I, la citt\u00e0 barocca, corsa da \u00e8mpiti di fantasia, ma contenuta in rigorosi schemi geometrici, tutta tesa fra estro e rigore, che fior\u00ec in una stagione creativa breve ed intensa e nell&#8217;arco di mezzo secolo, dalla venuta del Guarini alla partenza dello Juvarra, scrisse una delle pagine pi\u00f9 alte della storia architettonica d&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nulla \u00e8 mediocre<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu allora che il \u00abcentro storico\u00bb assunse il suo aspetto definitivo, la sua impronta di variet\u00e0 contenuta, di eleganza sobria, di uniformit\u00e0 disciplinata. Nel 1728 Montesquieu ammir\u00f2 i suoi quartieri \u00aballineati con il filo a piombo\u00bb, e la defin\u00ec \u00abil pi\u00f9 bel villaggio del mondo\u00bb. Dieci anni dopo, il presidente de Brosses lodava \u00able vie allineate, la regolarit\u00e0 degli edifici, la belt\u00e0 delle piazze\u00bb, ma soprattutto l&#8217;assenza dei contrasti, suscitati altrove dall&#8217;alternarsi delle casupole ai palazzi: a Torino invece \u00abnon vi \u00e8 niente di bellissimo, ma tutto \u00e8 uniforme e nulla \u00e8 mediocre, in un insieme piccolo ma pieno di grazia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo, quel rinnovamento urbanistico totale matur\u00f2 in decenni di guerre estenuanti: molte fabbriche sorsero tra difficolt\u00e0 economiche continue; i muri non furono saldati di pietre vive o di mattone sodo, ma costruiti come gusci da colmare di macerie pestate, che il tempo ha intriso di umidit\u00e0 stillata dai tetti dissestati; le volte non furono girate ad archi portanti, ma affidate a travi annegate sotto veli di stucco, oggi infracidite e corrose fino a sbriciolarsi. Nel nostro secolo questa decadenza si \u00e8 fatta acuta. Mentre nuovi bisogni e nuovi gusti allontanavano sempre pi\u00f9 gli abitanti facoltosi dalle vecchie dimore scomode e fredde, troppo vaste, troppo intristite dal buio delle viuzze anguste, vennero a prenderne il posto nuovi inquilini sempre pi\u00f9 poveri, sempre meno esigenti, ma anche meno rispettosi del decoro antico e di tradizioni cui si sentivano estranei. Si \u00e8 avviata cos\u00ec la spirale discendente: bassi ricavi, manutenzione trascurata, addensamento promiscuo, fino alla degradazione urbanistica e all&#8217;abbandono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno si illuda, di fronte a un fenomeno cos\u00ec grave, generalizzato, incancrenito, di risolvere il problema con un&#8217;ordinanza municipale che inviti a rappezzare gli intonaci o a tinteggiare le facciate. Occorre che enti pubblici e privati adottino idealmente, ad uno ad uno, questi monumenti derelitti e li redimano con un ricupero integrale, inteso non solo al restauro materiale, ma al reinserimento in un tessuto sano e vitale. Esempi insigni non mancano: basti il sontuoso ripristino del palazzo Turinetti, in cui l&#8217;Istituto di S. Paolo ha collocato la propria sede centrale, o quello del palazzo della Cisterna, ora della Provincia, quello del palazzo Asinari di S. Marzano, ora Turati, fino al restauro recentissimo del palazzo d&#8217;Azeglio, destinato ad ospitare la Fondazione Einaudi. Ma si tratta di interventi delicati, costosissimi, che debbono essere guidati da un amore autentico e lungimirante. Occorre suscitare un interesse appassionato, un senso di responsabilit\u00e0 puntiglioso, volto a denunciare, a prevenire, a soccorrere, se vogliamo salvare tutti insieme questa nobile citt\u00e0 che muore. \u00c8 tempo che la citt\u00e0 che ha raccolto in un&#8217;ora una somma ingente per restaurare i cavalli di San Marco, trovi il denaro, la passione, l&#8217;indignazione necessari per redimere se stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma qui il discorso deve mutare di registro, perch\u00e9 gli insulti pi\u00f9 gravi e irreparabili al carattere unitario di Torino e alla sua bellezza raccolta e austera non sono venuti dal tempo distruggitore, dalle calamit\u00e0 guerresche, dalle trasformazioni sociali, bens\u00ec dalla passivit\u00e0 ottusa, dalla speculazione cinica, dalla petulanza insipiente. Torino non muore di morte naturale, ma per una serie di criminosi attentati. Se non riusciremo a farli cessare, a stroncare questa serie di delitti urbanistici ed estetici, anche i pi\u00f9 costosi e illuminali restauri reste ranno lettera morta. Non si salva un bosco segandolo tutto quanto e lasciando in piedi solo una decina di alberi secolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Opulenze borghesi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mi resta che portare qualche esempio. Cominci\u00f2 la et\u00e0 umbertina a squarciare il reticolo romano con la sghemba via Pietro Micca e smantell\u00f2 la contrada dei Guardinfanti per erigere tra portici, pinnacoli e false logge i monumenti alle borghesi opulenze disegnati da Carlo Ceppi. Poi venne il fascismo, amico degli sventramenti imperiali, e la piazza Castello venne deturpata dalla ridicola Torre Littoria col suo avveniristico scheletro di ferro, mentre la nuova via Roma sconvolgeva il centro urbano, contenuta nel primo tratto da moduli di un manierismo dignitoso, ma raggelata nel secondo dallo squallido stile piacentiniano. Basta guardarne i lampioni per vedere cosa significa ricostruire serbando una misura dimessa e fedele, oppure innovare per gratuito capriccio: l\u00e0 le sobrie lanterne ingentilite da un&#8217;esile corona, qui i trapezoidali cassoni di vetro, gli acquari capovolti, di una modernit\u00e0 stile Anni 30 che, in fatto di gusto, \u00e8 oggi pi\u00f9 vecchia del Colosseo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Poi, col secondo dopoguerra, sono calati i Vandali.<\/strong> Perch\u00e9 si \u00e8 consentito al tozzo e insipido grattacielo di via XX Settembre di affacciarsi dall&#8217;alto, come un guardone indiscreto, sullo specchio puro di piazza S. Carlo? Perch\u00e9 l&#8217;altro suo scialbo gemello sconcia l&#8217;equilibrio pacato di <strong><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/il-grattacielo-di-piazza-solferino\/\" target=\"_blank\">piazza Solferino<\/a><\/strong>? Accanto alle grazie raffinate di palazzo Lascaris un edificio moderno serba solo \u2014 quasi assurdamente \u2014 la cubatura dell&#8217;antico, ma vi si accampa con graniti esotici e serramenti sfavillanti di ottoni e cristalli: la facciata di S. Teresa affoga tra due insignificanti palazzotti appollaiati su finte travature pietrose; la chiesetta di S. Maria di Piazza, esile e prezioso capolavoro del Vittone, \u00e8 ormai aggredita di fronte e di fianco da anonimi cellulari di marmo e di cemento; in via Bogino, quella che fu un tempo l\u2019aristocratica contrada degli Ambasciatori, la futura Biblioteca Nazionale, pudicamente velata sulla fronte dalla facciata tardo-settecentesca delle vecchie scuderie dei Carignano, protende verso la rude, nobile facciata di palazzo Graneri il suo violaceo deretano ignudo, di una modernit\u00e0 pretensiosa e impudica, gi\u00e0 irreparabilmente vecchia prima dell&#8217;inaugurazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elenco potrebbe continuare a lungo, dallo scenario squallido che contorna le Torri Palatine <strong><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/il-palazzaccio-di-piazza-san-giovanni-la-citta-che-non-cambia\/\" target=\"_blank\">alla \u00ab cosa \u00bb nefanda che il Comune ha collocato davanti al Duomo<\/a><\/strong> per ospitarvi non so che uffici, dal cassone giallastro della Societ\u00e0 Reale in via Corte d&#8217;Appello al sorgente palazzo della Borsa, che sulle macerie dello squisito palazzo d&#8217;Agliano eleva un&#8217;assurda facciata curva, un ennesimo personale capriccio, legittimo dovunque, bellissimo magari, ma che qui suona di disforme e offensivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse qualche architetto mi tratter\u00e0 da passatista retrivo e minaccer\u00e0 di sbranarmi, ma non importa. Quando ai primi del secolo croll\u00f2 il campanile di S. Marco, ci fu battaglia tra gli esperti sui criteri della ricostruzione, ma alla fine \u2014 e fu gran ventura per Venezia \u2014 prevalse la tesi di chi lo volle \u00abcome era, dove era\u00bb. Cosa sarebbe oggi quella piazza con un \u00abmoderno\u00bb campanile Art Nouveau, tutto volute floreali? Con questa umilt\u00e0 fedele, dopo lo scempio guerresco, sono rinate Norimberga e Varsavia, in un ricalco amoroso dell\u2019antico. Per gli esperimenti del nuovo c\u2019\u00e8 l\u2019intera pianura padana, senza bisogno di sconciare con intrusioni continue un\u2019antica, quieta bellezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tutto perduto?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse l\u2019irreparabile e ormai avvenuto, anche se Torino assorbe e cancella tanti stridori, li annerisce e confonde con il suo <em>smog<\/em> provvidenziale, che ha reso accettabile perfino la casaccia liberty di via Monte di Piet\u00e0. Ma cosa accadr\u00e0 domani, quando il piccone aggredir\u00e0 la citt\u00e0 romana? Edificheremo architetture finlandesi o californiane su strade larghe quattro metri? O spazzeremo via tutto, cancellando ogni ricordo, ogni rispetto del nostro passato, cio\u00e8 di noi stessi? Forse \u00e8 proprio su quell&#8217;area dell\u2019antico <em>castrum <\/em>romano che a Torino si offre una grande occasione di intervento globale: restauro scrupoloso degli edifici d&#8217;arte: rifacimento esternamente fedele delle case da ricostruire; sfoltimento della densit\u00e0 con piccoli giardini pubblici conchiusi; isole pedonali estese e quiete; riqualificazione sociale con negozi raffinati, <em>boutiques<\/em> e un artigianato di eccellenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una citt\u00e0 si smaglia anche per minuscole ferite: qui uno slargo per parcheggiare dieci motorette, l\u00e0 un allineamento perduto, altrove un piano di troppo; persino le larghe stradali bianchicce sono un insulto volgare sul rosso mattone della Casa del Tasso. A che scopo restaurare i vecchi palazzi, se poi i loro cortili silenziosi han da essere trasformati in parcheggi gremiti: fra i porticati dell&#8217;Universit\u00e0, nell&#8217;atrio di palazzo Carignano, sotto l&#8217;androne di palazzo Barolo le vetture si assiepano, chiudono i varchi, invadono ogni prospettiva; palazzo Paesana, sontuoso come una reggia privata, severo come un collegio gesuitico, \u00e8 ormai un condominio promiscuo e brulicante, costellato di targhe professionali, di tubi al neon, di bidoni d&#8217;immondizie: qualche inquilino, di testa sua, ha dipinto a vivaci colori stipiti e davanzali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma anche\u00a0i\u00a0nomi antichi vengono stoltamente cancellati, e con essi le radici profonde del passato.<\/strong> C&#8217;erano tante strade nuove da intitolare a Giuseppe Verdi senza dar di spugna a via della Zecca. Con la caduta del regime, qual migliore occasione per restituire il suo nome antico alla via dell&#8217;Ospedale, senza tirare in ballo Giolitti? Quanto mi piacerebbe che il Consiglio comunale votasse un giorno il ripristino di tutti i vecchi nomi cari, veder rispuntare corso Oporto e corso Valentino, e la via degli Speronai e la contrada del Moro e la Volta Rossa, e <strong>mandare tutti i grandi uomini di ieri e di ier l&#8217;altro a cercarsi qualche bel viale di periferia, dove c\u2019\u00e8 spazio e gloria per tutti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse oggi sono in troppi a sentire la bellezza antica come ostacolo e ingombro per una civilt\u00e0 che sembra appagarsi soltanto di pubblicit\u00e0, parcheggi, bar, abiti fatti, tavole calde, sale da ballo e <em>flippers<\/em>. <strong>Bisogna avere il coraggio di essere diversi. Torino era soprattutto un \u00abclima\u00bb, un modo di essere civile, un paesaggio spirituale inconfondibile, una patria del cuore. I Torinesi si muovano. Lo stupro deve cessare.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(NoiAmiamoTurin)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;orgoglio di salvare Torino Luigi Firpo, La Stampa, 22\/5\/1971 La citt\u00e0 deve trovare il denaro e la passione necessari per redimere se stessa, evitando le tentazioni &hellip;<\/p>\n<p class=\"read-more\"> <a class=\"\" href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=26397\"> <span class=\"screen-reader-text\">\u00abBisogna avere il coraggio di essere diversi\u00bb<\/span> Leggi tutto \u00bb<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":26462,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,54],"tags":[],"class_list":["post-26397","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-noiamiamoturin","category-toponomastica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26397","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26397"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26397\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26462"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26397"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26397"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26397"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}