{"id":25,"date":"2007-07-02T14:16:30","date_gmt":"2007-07-02T12:16:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=25"},"modified":"2007-07-02T14:16:30","modified_gmt":"2007-07-02T12:16:30","slug":"lingua-madre-e-liturgia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=25","title":{"rendered":"Lingua madre e liturgia"},"content":{"rendered":"<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2866\" style=\"margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; margin-left: 6px; margin-right: 6px;\" title=\"liturgia\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2007\/07\/liturgia.jpg\" alt=\"\" width=\"228\" height=\"189\" \/>L&#8217;aspetto della lingua madre nella liturgia assume un significato rilevante grazie al Concilio Vaticano II, con la Costituzione- Sacrosanctum Concilium del 4 dicembre 1963. Sulla liturgia delle lingue &#8220;vive&#8221; al posto del latino restano comunque alcune riserve di ordine normativo-dottrinale, anche perch\u00e9 gli atti del Concilio stesso non deliberarono un nuovo messale, piuttosto si formul\u00f2 una bozza di lavoro su tale materia. Negli anni successivi al Consiglio si modell\u00f2 una liturgia che ruppe la tradizione precedente, cio\u00e8 il nuovo messale alienava il rito antico senza la storica continuit\u00e0 espressa nei messali precedenti. La messa in latino (messale romano), mai revocata dagli atti del Concilio stesso e dunque mai messa al bando dal diritto liturgico,fu in effetti cancellata dal &#8220;Novus Ordo Missae&#8221; sotto il pontificato di Paolo VI, mentre avrebbe potuto essere mantenuta almeno in modo complementare rispetto alla lingua nazionale (ma sull&#8217;accezione da dare a questo termine torneremo dopo). A tali riserve di ordine dottrinale dobbiamo aggiungere quelli di ordine culturale. Sacrosanctum Concilium aveva promosso una normativa liturgica tendente ad &#8220;arrivare pi\u00f9 facilmente&#8221; al cuore spirituale delle genti, integrando linguisticamente l&#8217;ortoprassi del rito in latino con la ricchezza delle altre tradizioni liturgiche, genio e cultura dei diversi popoli. Tutti hanno potuto registrare le critiche che venivano poste alla questione mnemonica della preghiera in latino, che secondo un pensiero semplicista, faceva addirittura il processo alle intenzioni della fede. Molti, anche in campo teologico, ponevano la problematica della funzione religiosa del rito in latino, non in sintonia con la concentrazione del mistero eucaristico. A riguardo si consiglia la lettura di &#8220;Introduzione allo spirito della liturgia&#8221; dell&#8217; allora cardinale Joseph Ratzinger, per vedere del tutto ribaltate tali obiezioni. Non sempre le ispirazioni del rinnovamento approdano, anche in campo ecclesiastico ad un risultato spiritualmente e culturalmente apprezzabile.Il caso italiano \u00e8 emblematico soprattutto in termini di comunicazione televisiva come fondamento dell&#8217;unit\u00e0 nazionale italiana e con la liturgia troviamo un&#8217; analogia interessante.Infatti l&#8217; evoluzione successiva a -Sacrosanctum Concilium &#8211; e la sua applicazione pratica, nella sua interpretazione di lingua volgare-lingua dello &#8220;Stato nazionale,&#8221; ha concorso a creare un sorta di livellamento sulla lingua italiana, poich\u00e9 il beneficio \u00e8 andato alla lingua che si assemblava dopo l&#8217; unit\u00e0 d&#8217; Italia, a nocumento delle lingue minoritarie. Il dato paradossale \u00e8 che nella liturgia il latino, come lingua universale della Chiesa e perci\u00f2 anche patrimonio della fede delle minoranze, \u00e8 stato di fatto rimosso a favore di una lingua dello Stato che, sotto traccia, potrebbe rappresentarsi come soggetto autocefalo rispetto alle normative di carattere linguistico.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 sembrare strano, ma anche se la tradizione liturgica del rito latino viene confermata dal Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992, dobbiamo la possibilit\u00e0 &#8220;non scismatica&#8221; della celebrazione di detto rito successivamente a Sacrosanctum Concilum,grazie alla lettera apostolica- Ecclesia Dei- di Giovanni Paolo II (1988).<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La dimensione universale e la dimensione minoritaria si saldano, come dice la Chiesa cattolica, nella &#8220;comprensione dell&#8217;economia sacramentale&#8221;. L&#8217; aspetto religioso e la dimensione latina e neo-latina palesano una contiguit\u00e0 culturale formidabile di universale importanza anche per una minoranza linguistica, sta ricevendo, per esempio dall&#8217;episcopato francese(diocesi di Tolosa, di Bordeaux e Parigi ), un freno al motu proprio sulla liberalizzazione della messa in latino da parte di Benedetto XVI. Un segmento della Chiesa di Francia, vede nella messa in lingua latina un pericolo per l&#8217;integrit\u00e0 della lingua francese.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">E&#8217; il segnale che dietro l&#8217;aspetto liturgico, si possono nascondere anche motivazioni e prevaricazioni nazionaliste delle lingue maggioritarie di uno Stato nei confronti di una lingua minoritaria.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;aspetto della lingua madre nella liturgia assume un significato rilevante grazie al Concilio Vaticano II, con la Costituzione- Sacrosanctum Concilium del 4 dicembre 1963. Sulla liturgia delle lingue &#8220;vive&#8221; al posto del latino restano comunque alcune riserve di ordine normativo-dottrinale, anche perch\u00e9 gli atti del Concilio stesso non deliberarono un nuovo messale, piuttosto si formul\u00f2 una bozza di lavoro su tale materia. Negli anni successivi al Consiglio si modell\u00f2 una liturgia che ruppe la tradizione precedente, cio\u00e8 il nuovo messale alienava il rito antico senza la storica continuit\u00e0 espressa nei messali precedenti. La messa in latino (messale romano), mai revocata dagli atti del Concilio stesso e dunque mai messa al bando dal diritto liturgico,fu in effetti cancellata dal &#8220;Novus Ordo Missae&#8221; sotto il pontificato di Paolo VI, mentre avrebbe potuto essere mantenuta almeno in modo complementare rispetto alla lingua nazionale (ma sull&#8217;accezione da dare a questo termine torneremo dopo). A tali riserve di ordine dottrinale dobbiamo aggiungere quelli di ordine culturale. Sacrosanctum Concilium aveva promosso una normativa liturgica tendente ad &#8220;arrivare pi\u00f9 facilmente&#8221; al cuore spirituale delle genti, integrando linguisticamente l&#8217;ortoprassi del rito in latino con la ricchezza delle altre tradizioni liturgiche, genio e cultura dei diversi popoli. Tutti hanno potuto registrare le critiche che venivano poste alla questione mnemonica della preghiera in latino, che secondo un pensiero semplicista, faceva addirittura il processo alle intenzioni della fede. Molti, anche in campo teologico, ponevano la problematica della funzione religiosa del rito in latino, non in sintonia con la concentrazione del mistero eucaristico. A riguardo si consiglia la lettura di &#8220;Introduzione allo spirito della liturgia&#8221; dell&#8217; allora cardinale Joseph Ratzinger, per vedere del tutto ribaltate tali obiezioni. Non sempre le ispirazioni del rinnovamento approdano, anche in campo ecclesiastico ad un risultato spiritualmente e culturalmente apprezzabile.Il caso italiano \u00e8 emblematico soprattutto in termini di comunicazione televisiva come fondamento dell&#8217;unit\u00e0 nazionale italiana e con la liturgia troviamo un&#8217; analogia interessante.Infatti l&#8217; evoluzione successiva a -Sacrosanctum Concilium &#8211; e la sua applicazione pratica, nella sua interpretazione di lingua volgare-lingua dello &#8220;Stato nazionale,&#8221; ha concorso a creare un sorta di livellamento sulla lingua italiana, poich\u00e9 il beneficio \u00e8 andato alla lingua che si assemblava dopo l&#8217; unit\u00e0 d&#8217; Italia, a nocumento delle lingue minoritarie. Il dato paradossale \u00e8 che nella liturgia il latino, come lingua universale della Chiesa e perci\u00f2 anche patrimonio della fede delle minoranze, \u00e8 stato di fatto rimosso a favore di una lingua dello Stato che, sotto traccia, potrebbe rappresentarsi come soggetto autocefalo rispetto alle normative di carattere linguistico.<br \/>\nPu\u00f2 sembrare strano, ma anche se la tradizione liturgica del rito latino viene confermata dal Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992, dobbiamo la possibilit\u00e0 &#8220;non scismatica&#8221; della celebrazione di detto rito successivamente a Sacrosanctum Concilum,grazie alla lettera apostolica- Ecclesia Dei- di Giovanni Paolo II (1988).<br \/>\nLa dimensione universale e la dimensione minoritaria si saldano, come dice la Chiesa cattolica, nella &#8220;comprensione dell&#8217;economia sacramentale&#8221;. 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