{"id":19275,"date":"2014-01-09T13:30:38","date_gmt":"2014-01-09T12:30:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=19275"},"modified":"2014-01-09T13:30:38","modified_gmt":"2014-01-09T12:30:38","slug":"usate-la-vostra-lingua-lasciate-perdere-il-dialetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=19275","title":{"rendered":"Usate la vostra lingua, lasciate perdere il dialetto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-19278\" style=\"margin-left: 10px; margin-right: 10px;\" title=\"todas_lenguas\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/todas_lenguas.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/todas_lenguas.jpg 382w, https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/todas_lenguas-300x221.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/>Il centro studi per la diversit\u00e0 culturale del Messico (noto come Biblioteca de Investigaci\u00f3n Juan de C\u00f3rdova) ha dato il via alla campagna <em>\u201cTodas se llaman lenguas\u201d<\/em> (si chiamano tutte lingue, consultabile da questo sito: <a href=\"http:\/\/www.todas-lenguas.mx\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.todas-lenguas.mx\/<\/a>), una campagna contro l\u2019uso denigratorio della parola \u2018dialetto\u2019, e per la \u201csensibilizzazione alla diversit\u00e0 linguistica del paese\u201d. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Un richiamo ad usare la parola <em>lingua<\/em> e ad abbandonare contemporaneamente il termine <em>dialetto<\/em>, termine che nelle Americhe come in Europa \u00e8 stato integrato nel sistema sociale e scolastico con la precisa intenzione di eliminare l\u2019uso delle lingue ancestrali (nel caso americano) e di quelle locali\/regionali (nel caso europeo). Quella messicana \u00e8 quindi una campagna di riappropriazione delle lingue storiche, campagna di cui hanno bisogno anche molte lingue regionali d\u2019Europa, e specialmente quelle storicamente radicate sul territorio italiano.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">E quindi ce n\u2019\u00e8 tanto bisogno anche in Italia, perch\u00e9 come nel resto d\u2019Europa e nelle Americhe, il termine <em>dialetto<\/em> (insieme a <em>patois<\/em>) \u00e8 diventato simbolo di arretratezza, povert\u00e0, passato. Un termine che \u00e8 spesso usato in opposizione a quello di <em>lingua<\/em>, simbolo di progresso, potenzialit\u00e0, futuro. Premetto subito che una campagna di questo tipo non sarebbe un ennesimo caso di <em>politically correct<\/em>, anzi. Si tratterebbe di un atto di sensibilizzazione e conseguente riappropriazione delle lingue storiche d\u2019Italia, lingue che fanno parte della storia, della cultura e del tessuto socio-antropologico di ogni cittadino italiano, europeo, mondiale. Riappropriarsi di quelle lingue che sono state sminuite e soffocate, spesso attraverso menzogne e acrobazie intellettuali tanto vergognose quanto efficaci. Menzogne del tipo: <em>\u201csono vernacoli, idiomi usati solo nel parlato\u201d<\/em>, quando piemontese, lombardo e siciliano (per fare solo qualche esempio) hanno una tradizione letteraria ben pi\u00f9 ricca di quella basca, e vantano una storia letteraria scritta pi\u00f9 antica di quella dell\u2019albanese (tanto per fare un esempio).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Oppure il mito secondo il quale sarebbe <em>\u201cimpossibile usare le lingue locali nelle scuole\u201d<\/em>, quando le lingue regionali d\u2019Italia, in tutte le loro varianti, sono state sistematicamente utilizzate come mezzo d\u2019istruzione (soprattutto, ma non solo, per l\u2019insegnamento della lingua italiana) fino agli anni \u201820, e grandi pedagogisti come Giuseppe Lombardo-Radice conoscevano bene il valore delle lingue locali come lingue d\u2019istruzione che potessero fare da ponte tra \u201cil noto e l\u2019ignoto\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Oppure la scandalosa idea, sostenuta anche dall\u2019altrimenti colto Umberto Eco, che alcune lingue siano intrinsecamente \u201cridicole\u201d mentre altre sono \u201cserie\u201d. Qualunque linguista degno di tale qualifica sa benissimo che qualsiasi lingua ha il potenziale di essere \u201cseria\u201d, e che nessuna lingua nasce \u201cridicola\u201d. Anzi, per creare la percezione che alcune lingue \u201cfanno ridere\u201d bisogna investire tempo e risorse in un\u2019ingegneria linguistica atta ad escluderle da particolari strati sociali (tipicamente la scuola, l\u2019amministrazione, i media), insistendo con il chiamarle <em>dialetti, patois<\/em> e quant\u2019altro di denigratorio ed opposto a <em>lingua<\/em>. Le lingue regionali d\u2019Italia iniziarono ad esser viste come inadatte all\u2019uso \u2018serio\u2019 (o meglio \u2018colto\u2019) solo dopo sistematiche campagne denigratorie con la precisa intenzione di estirpare quella che un miopissimo Manzoni, ahi noi, chiamava <em>\u201cla malerba dialettale\u201d<\/em>. Campagne che avevano alla base la parola <em>dialetto<\/em> in chiara opposizione a quella di <em>lingua<\/em>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">In un mondo dove sono stati fatti sittanti sforzi politici ed economici per convincerci che i vocaboli, le pronunce e le grammatiche dei nostri avi fossero <em>\u201cmalerba\u201d<\/em>, credo di non esagerare se dico che chiamare questi sistemi di comunicazione <em>lingue<\/em> \u00e8 un atto di rivoluzione intellettuale. E se pensate che la scelta di un termine sia cosa da poco, che l\u2019importante \u00e8 rispettare il proprio <em>dialetto<\/em> indipendentemente dal nome che gli viene dato, allora chiedetevi perch\u00e9 non troviamo tra i prodotti della Knorr una zuppa con il nome di <em>\u201cBrodaglia\u201d<\/em>, o perch\u00e9 negli alberghi non trovate la targhetta <em>\u201ccesso\u201d<\/em> sulla porta dei bagni. Basta che siano puliti e funzionali, cosa importa come li chiamiamo? Importa. Importa eccome. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">La ricerca psicolinguistica moderna dimostra che l\u2019idea che ci facciamo di un oggetto dipende in parte dal nome che gli viene dato, \u00e8 quello che noi linguisti chiamiamo \u201cl\u2019effetto connotativo\u201d della parola. I nomi evocano pregiudizi e atteggiamenti importanti che influenzano la nostra percezione di una cosa o di un concetto. Anche se tale cosa si rivela poi positiva (per esempio, se i <em>\u201ccessi\u201d<\/em> sono moderni e pulitissimi o la <em>\u201cBrodaglia\u201d<\/em> \u00e8 gustosa), la scelta del nome pu\u00f2 influire fortemente su come la percepiamo, tanto da farci credere che <em>Brodaglia<\/em> non sia tanto buona quanto quell\u2019altro prodotto, gastronomicamente identico, ma dal nome pi\u00f9 positivo. Se non fosse cos\u00ec, le aziende di marketing non spenderebbero milioni di euro in ricerche prima di scegliere il nome dei loro prodotti.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Allo stesso modo, se pensate ancora che la parola <em>dialetto<\/em> non sia denigratoria, vi chiederei di ricordare le innumerevoli volte che l\u2019emancipazione delle lingue locali o regionali \u00e8 stata ostacolata con giochi di parole del tipo <em>\u201cma quello \u00e8 solo un dialetto\u201d, \u201cma il catalano\/galiziano\/gallese<\/em> [inserire lingua straniera riconosciuta a piacimento] <em>\u00e8 una lingua, non un dialetto\u201d, \u201cma come si pu\u00f2 insegnare un dialetto come se fosse \u2018una vera e propria lingua\u2019\u201d<\/em> (cit. del \u2018dialettologo\u2019 Michele Burgio a proposito del siciliano), e chi pi\u00f9 luoghi comuni denigratori ha, pi\u00f9 ce ne metta.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">La campagna <em>\u201csi chiamano tutte lingue\u201d<\/em> non ha quindi nulla a che fare con il <em>politically correct<\/em>. Al contrario, rappresenta un <em>no<\/em> secco alle menzogne della pseudo-storia, un \u2018no\u2019 deciso a coloro che hanno tentato di rendere invisibile pi\u00f9 di un millennio di storia linguistica, un <em>no<\/em>\u00a0definitivo alla distinzione fasulla fra lingue e culture \u201calte\u201d (leggi \u201cpotenti\u201d) e \u201cbasse\u201d (leggi \u201cusurpate\u201d). Emiliano, Friulano, Italiano, Lombardo, Napoletano, Piemontese, Romagnolo, Sardo, Siciliano e Veneto sono tutte lingue. Sono le nostre lingue, nostre non solo come cittadini italiani ma come europei e come esseri umani abitanti del Pianeta Terra. Il Lombardo \u00e8 la mia lingua perch\u00e9 \u00e8 stata la lingua dei miei padri per decine di generazioni, ma anche il siciliano, il frisone o il basco sono le \u201cmie\u201d lingue in funzione della loro importanza come sistemi di comunicazione della storia e della cultura europea, occidentale, umana. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Tutti diventeremmo antropologicamente e culturalmente pi\u00f9 poveri se dovessero estinguersi il lombardo, il siciliano o il basco, cos\u00ec come diventeremmo pi\u00f9 poveri se dovessero scomparire la torre di Pisa o Machu Picchu. Certo non posso negare che, da Lombardo, sarei pi\u00f9 emotivamente colpito se sparisse il <em>Domm de Milan<\/em> piuttosto che la torre di Pisa. Ma ci\u00f2 non mi impedisce di comprendere ed apprezzare il peso culturale e storico della torre di Pisa o della muraglia cinese, massime espressioni architettoniche ed ingegneristiche della storia dell\u2019Umanit\u00e0. Lo stesso vale per le lingue, tutte le lingue, massime espressioni cognitive della storia dell\u2019Homo Sapiens, e parte integrante di quella capacit\u00e0 linguistica che \u00e8 e rimane l\u2019unico tratto cognitivo che ci distacca nettamente dagli altri primati. Non per nulla l\u2019Unesco annovera Piazza dei Miracoli tra i Patrimoni dell\u2019Umanit\u00e0, cos\u00ec come annovera anche Emiliano, Lombardo, Napoletano, Piemontese, Romagnolo, Siciliano e Veneto tra le lingue in pericolo d\u2019estinzione. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Ed \u00e8 proprio l\u2019Unesco a ricordarci che il pericolo d\u2019estinzione non \u00e8 n\u00e9 inevitabile n\u00e9 irreversibile, cominciando proprio con il chiamare queste lingue con il loro nome. <em>Todas se llaman lenguas, i se ciamen tute lengove<\/em>, si chiamano tutte lingue.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Si chiamano tutte lingue, e sono tutte manifestazioni della storia, cultura e conquista cognitiva dell\u2019essere umano. Chi dice il contrario \u00e8 perch\u00e9 vuole convincerci che i suoi avi erano pi\u00f9 homo sapiens dei nostri\u2026<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 330px;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Marco Tamburelli<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<em style=\"font-size: 13px;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Docente di bilinguismo al Dipartimento di Linguistica dell\u2019Universit\u00e0 di Bangor (Galles).\u00a0<\/span><\/em><span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<em style=\"font-size: 13px; color: #888888;\"><span style=\"font-size: 13px;\">(Fonte: labissa.com)<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il centro studi per la diversit\u00e0 culturale del Messico (noto come Biblioteca de Investigaci\u00f3n Juan de C\u00f3rdova) ha dato il via alla campagna \u201cTodas se llaman &hellip;<\/p>\n<p class=\"read-more\"> <a class=\"\" href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=19275\"> <span class=\"screen-reader-text\">Usate la vostra lingua, lasciate perdere il dialetto<\/span> Leggi tutto \u00bb<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":19278,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,13],"tags":[7],"class_list":["post-19275","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli","category-politica_linguistica","tag-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19275","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19275"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19275\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/19278"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19275"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19275"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19275"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}