{"id":12623,"date":"2013-03-30T00:10:12","date_gmt":"2013-03-29T23:10:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=12623"},"modified":"2018-03-31T17:27:38","modified_gmt":"2018-03-31T15:27:38","slug":"com-an-veddo-jitalian-su-un-distorto-profilo-culturale-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=12623","title":{"rendered":"\u00abCom an v\u00ebddo j\u2019italian\u00bb: Su un distorto \u00abprofilo culturale\u00bb di Torino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\"><em>Insultati, calunniati, distorti dall&#8217;informazione e dalla cultura &#8220;ufficiale&#8221; di Stato, raramente i Piemontesi reagiscono. L&#8217;obiettivo \u00e8 quello di instillare loro un &#8220;senso di colpa&#8221;, di presentare il loro Paese (per secoli indipendente) come una &#8220;beozia&#8221; che non aspettava altro che l&#8217;arrivo degli &#8220;italiani&#8221; per civilizzarsi.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\"><em>Una di queste pi\u00f9 uniche che rare risposte da parte piemontese ci piace qui riproporla. La scrisse Pier Massimo Prosio nel 1987, quale recensione al libro su Torino pubblicato da Laterza a cura di V. Castronovo, l&#8217;ennesimo ritratto distorto e prevenuto della capitale sabaudo-piemontese. L&#8217;articolo usc\u00ec su\u00a0<\/em><\/span><span style=\"font-size: 13px;\">\u00ab\u2019L Caval \u2018d Bronz\u00bb <em>del settembre di quell&#8217;anno, e siamo certi di fare cosa gradita nel riproporre la lucida analisi del prof. Prosio che, altrimenti, sarebbe rimasta negli archivi delle biblioteche.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"font-size: 13px;\">Ovviamente prendendo le distanze da tutto quanto associa Torino all&#8217;Italia (paese del quale culturalmente non ha mai fatto parte), a partire dalla lettera maiuscola della parola\u00a0<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">&#8220;unit\u00e0&#8221;.<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-12628\" style=\"margin-left: 5px; margin-right: 5px;\" title=\"torino_laterza\" src=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/torino_laterza.jpg\" alt=\"\" width=\"155\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/torino_laterza.jpg 258w, https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/torino_laterza-194x300.jpg 194w\" sizes=\"auto, (max-width: 155px) 100vw, 155px\" \/><\/span><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Su un distorto \u00abprofilo culturale\u00bb di Torino<\/h2>\n<p><em><span style=\"font-size: 13px; text-align: justify;\">Pier Massimo Prosio, su\u00a0\u00ab\u2019L Caval \u2018d Bronz\u00bb, 9\/1987<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px; text-align: justify;\">Nella bella collana di Laterza dedicata alla storia delle citt\u00e0 italiane \u00e8 uscito pochi mesi fa il volume <em>Torino<\/em> di Valerio Castronovo. In realt\u00e0 Castronovo \u00e8 autore della prima parte del libro, la storia politica, sociale, economica della citt\u00e0 dall&#8217;Unit\u00e0 ad oggi: lavoro che mi \u00e8 parso assai informato e ben condotto, di avvincente ed istruttiva lettura. La seconda parte del volume, da pag. 485 a pag. 664, \u00e8 occupata dalla studio di Angelo D&#8217;Orsi, <em>Un profilo culturale<\/em>, del quale voglio qui parlare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Premetto subito che la cultura cui si riferisce il titolo ed il testo di D&#8217;Orsi \u00e8 intesa \u2013 giustamente \u2013 in senso lato, e quindi, nella delineazione di pi\u00f9 di un secolo di vita cul<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">turale torinese, ampio spazio trovano le discipline pi\u00f9 propriamente scientifiche e anche tecniche che, come \u00e8 noto, hanno sempre giocato nella nostra citt\u00e0 un ruolo preminente. Su questo aspetto di cultura scientifica non posso pronunciarmi per scarsa competenza: le osservazioni che seguono riguardano, del profilo culturale di D&#8217;Orsi, essenzialmente il <em>c\u00f4t\u00e9<\/em> artistico e letterario.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">\u00c8 impossibile per\u00f2, prima di scendere nei particolari, non rilevare subito quello che \u00e8 il tratto pi\u00f9 percettibile dello studio che risalta e spunta, si pu\u00f2 dire, ad ogni pagina: e\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">cio\u00e8 l&#8217;insuperabile mancanza di simpatia (<em>rectius<\/em>: avversione) dell&#8217;autore per certe caratteristiche emergenti della cultura e della mentalit\u00e0 torinesi. Lo scritto \u00e8 contesto di un&#8217;ironia gratuita e spesso pesante (oltre che a volte oscura), di sarcasmi, di un&#8217;insofferenza francamente ridicola che si esprime, tra l&#8217;altro, in stanche formule ripetitive (<em>\u00abl\u2019inguaribile perbenismo dei torinesi\u00bb<\/em> \u00e8 una delle osservazioni preferite dell&#8217;autore). Come scampolo significativo di tale atteggiamento mentale del D&#8217;Orsi \u2013 ma il lettore potr\u00e0 rinvenirne tanti altri \u2013 vorrei solo ricordare l&#8217;<em>indignatio<\/em> che gli esce magnanima a proposito della <em>\u00abmarcia dei quarantamila\u00bb<\/em> (e naturalmente, uno potrebbe chiedersi cosa c&#8217;entri la <em>\u00abmarcia\u00bb<\/em> in un Profilo di cultura torinese): quello che a D&#8217;Orsi d\u00e0 supremamente fastidio non \u00e8 tanto l&#8217;estrazione sociale della detta <em>marcia<\/em>, le sue motivazioni, le sue conseguenze: ci\u00f2 che proprio non gli va gi\u00f9 e provoca il suo sdegnato sarcasmo, \u00e8, come dire?, la <em>\u00abpiemontesit\u00e0\u00bb<\/em> della marcia, il fatto cio\u00e8 che essa <em>\u00abtrovi riscontro in talune coordinate dell\u2019abito mentale torinese, in taluni nodi giudicati fondamentali del patrimonio culturale (intellettuale e antropologico) della citt\u00e0\u00bb<\/em> (p. 638): i partecipanti infatti, riferisce ancora l\u2019autore, erano,<em> horribile dictu<\/em>!, <em>\u00abquasi tutti piemontesi\u00bb<\/em>. (A questo proposito, meglio non commentare l&#8217;affermazione \u2013 apodittica e senza alcun indizio documentario, come gli \u00e8 abituale \u2013 che <em>\u00abil rifiuto della rassegnazione e del conformismo, dentro, soprattutto, ma anche al di fuori della Fiat, parla con l&#8217;accento meridionale\u00bb<\/em>, p. 634). Non \u00e8 certo tale mancanza di simpatia per l&#8217;argomento da trattare, un buon viatico per un comprensivo e puntuale svolgimento dello stesso. E valgano, infatti, le osservazioni che ora far\u00f2 pescando qua e l\u00e0 dal volume.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Naturalmente, non c\u2019\u00e8 bisogno di dire che risultato complessivo di una simile visuale \u00e8 quello della congenita povert\u00e0 culturale della citt\u00e0, <em>\u00absempre sull&#8217;orlo della catastrofe respiratoria\u00bb<\/em>; tanto che non si capisce perch\u00e9 ad ogni voltar di pagina, D\u2019Orsi debba notare con rammaricato stupore, come di cosa nuova, l&#8217;irrimediabile deserto culturale torinese. Ma scendiamo ora un po&#8217; pi\u00f9 nei dettagli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Non sarebbe forse fair play insistere, in un lavoro di sintesi come quello di D&#8217;Orsi, su alcune imprecisioni, peraltro indicative di una certa superficialit\u00e0 (esempio: <em>La signorina Felicit\u00e0<\/em> apparve sulla <em>\u00abNuova Antologia\u00bb<\/em> nel 1909 e non nel 1907, p. 320;\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">il polo dell&#8217;universo mentale di Don Bosco sar\u00e0, suppongo, Joseph de Maistre, e non il fratello Xavier, p. 512). Pi\u00f9 gravi invece sono gli errori dovuti \u2013 oltre che al basilare difetto di cordiale approccio di cui ho detto \u2013 anche alla imperfetta conoscenza della materia; errori tanto pi\u00f9 irritanti in quanto prendono la forma di disinvolte affermazioni, apodittiche e <em>tranchantes<\/em>, o sono espressi con una sufficienza che vorrebbe essere sapiente ironia, ed \u00e8 invece soltanto pigra rinuncia a capire.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Cos\u00ec, a proposito di Fontanesi, \u00e8 certo vero che ci fu nell&#8217;ambiente culturale torinese una diffusa diffidenza, ed anche ostilit\u00e0, nei confronti del potente pittore reggiano. Ma da quel che dice D\u2019Orsi (p. 494) sembra che tutti a Torino (<em>\u00abcritici, colleghi artisti, cultori della materia\u00bb<\/em>) denigrassero o ignorassero l\u2019opera del Fontanesi. Davvero, non ci fu nessuno a Torino che si accorgesse dell&#8217;originalit\u00e0 del pittore reggiano? Neppure \u2013 per fare solo un nome \u2013 Giovanni Camerana, che sempre ne valorizz\u00f2 e difese l\u2019opera &#8211; come ci ricorda nei tre illuminanti sonetti di <em>Quercia<\/em> \u2013 e che tanto apprezz\u00f2 e stim\u00f2 Fontanesi, e tanto fu da questi apprezzato e stimato, che il pittore alla morte gli leg\u00f2 la splendida raccolta delle sue opere, che poi Camerana, a sua volta, lasci\u00f2 alla Galleria civica d&#8217;Arte moderna, ove tuttora si trovano? Ma, a proposito di Camerana, ho l\u2019impressione che D&#8217;Orsi non ne abbia letto con soverchia attenzione i versi: come spiegare se no che parlando della \u00abScapigliatura\u00bb torinese (p. 499), della forte opera poetica del Casalese, nulla dice, e anzi solo accenna, <em>en passant<\/em> che egli \u2013 il cupo, tetro, teatralmente oscuro Camerana \u2013 resta del tutto immune dagli eccessi della Scapigliatura, dalle pose incendiarie?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Sempre a proposito di questo periodo storico, D&#8217;Orsi giudica <em>\u00abacritico\u00bb<\/em> (p. 494) il giudizio di Marziano Bernardi che definisce la Torino degli ultimi due decenni del se<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">colo <em>\u00abil maggiore e pi\u00f9 vivo centro artistico italiano\u00bb<\/em>. Ora, \u00e8 da tenere presente, naturalmente, che l&#8217;Italia pittorica dell&#8217;Ottocento non era certo la Francia degli Impressionisti, e quindi l&#8217;affermazione di Bernardi non sembra tanto campata in aria (comunque, D&#8217;Orsi avrebbe fatto bene a citare espressamente quali sono le altre scuole pittoriche italiane del tempo cos\u00ec evidentemente superiori alla piemontese). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Ma \u00e8 sintomatico del modo di procedere dell&#8217;autore, che di questa civilt\u00e0 pittorica di cui minimizza la portata egli ignora poi del tutto quello che ne \u00e8 il rappresentante forse pi\u00f9 poetico, e culturalmente stimolante, Enrico Reycend, definito da Roberto Longhi, che di queste cose se ne intendeva, l&#8217;unico pittore italiano la cui opera <em>\u00abpossa ambire al termine di impressionismo poetico\u00bb.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Ci sono poi alcune affermazioni che lasciano francamente perplessi, ne cito alcune: secondo D&#8217;Orsi (p. 496), prima degli anni Ottanta dell&#8217;Ottocento <em>\u00abl\u2019architettura cittadina &#8230;non ha &#8230;brillato di alcuna luce\u00bb<\/em>: La citt\u00e0 di Guarini e Juvarra <em>\u00abnon ha brillato di alcuna luce\u00bb<\/em> architettonica?; Bistolfi (p. 563) appartiene agli artisti <em>\u00abdi corte\u00bb<\/em> e <em>\u00abpaludati\u00bb<\/em>; Casorati (p. 565) <em>\u00abgioca a rifare Piero della Francesca\u00bb<\/em>: a cosa si riferisce D&#8217;Orsi, che qui come altrove farebbe meglio ad essere pi\u00f9 preciso: forse al quadro <em>Silvana Cenni<\/em>, uno dei pi\u00f9 alti raggiungimenti pittorici del Novecento italiano?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">E ancora: non \u00e8 affatto vero che Torino facesse un&#8217;enorme difficolt\u00e0 ad accettare la musica di Wagner. Anzi, grazie all&#8217;opera di musicologi ed uomini di cultura sensibi<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">li ed aperti quali Carlo Rossaro e Giuseppe Depanis, la musica del maestro tedesco entr\u00f2 nelle abitudini musicati dei torinesi prima che in quelle di altre citt\u00e0 italiane: tanto che \u2013 come ricorda lo stesso D&#8217;Orsi \u2013 uno di questi wagneriani subalpini, Enrico Thovez, mandava (nel 1896) una lettera alla \u201cStampa\u201d lamentando che nella Stagione del Regio di quell&#8217;anno non fosse in programma nessuna opera di Wagner e, a proposito di Thovez, lo spazio davvero lusinghiero che gli dedica D&#8217;Orsi, mi pare dovuto pi\u00f9 che alle qualit\u00e0 letterarie dello scrittore \u2013 che comunque non si palesano certo nel <em>Poema dell&#8217;adolescenza<\/em> \u2013 al fatto che Thovez rappresenta un po&#8217; il simbolo, per l&#8217; autore, dell&#8217;intellettuale che vive a Torino <em>\u00abcome in un interminabile esilio\u00bb<\/em> (Posso dare un consiglio a D&#8217;Orsi? Vada a leggersi \u2013 o a rileggersi \u2013, di Thovez <em>Augusta Taurinorum<\/em>: vedr\u00e0 come la critica anche feroce a certi aspetti della citt\u00e0 possa assumere la forma di una finissima ed intelligente ironia, nient&#8217;affatto blanda ma assai pi\u00f9 efficace e centrata dei malevoli ed inintelligenti sarcasmi).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Per quel che riguarda la letteratura del Novecento, noter\u00f2 solo la troppo sommaria \u2013 anche in un&#8217;opera di sintesi quale \u00e8 questa \u2013 presentazione della figura di Pavese, della cui opera narrativa nulla \u00e8 detto (e <em>Lavorare stanca<\/em> \u00e8 definito <em>\u00abun libriccino importante nella cultura piemontese\u00bb<\/em>! p. 612); in quanto a Gozzano (di cui D&#8217;Orsi, sempre preoccupato di mostrare che il poco di buono che \u00e8 stato fatto a Torino \u00e8 comunque opera e merito di non torinesi, afferma che \u201cviene\u201d dal Canavese: cosa vuol dire D&#8217;Orsi? Che Gozzano \u00e8 nato ad Agli\u00e8?), dopo averne brevemente trattato, di punto in bianco sbotta, p. 547: <em>\u00abC&#8217;\u00e8 a questo punto da chiedersi se la cosiddetta Torino gozzaniana sia davvero esistita\u00bb<\/em>: che \u00e8 una di quelle frasi tipiche dell&#8217;autore, di oscuro significato prima che di dubbia perspicacia, che nella loro indeterminatezza e gratuit\u00e0 non meritano neppure di essere discusse.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Non \u00e8 difficile prevedere, in uno studio cos\u00ec impostato, una suprema indifferenza per\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">la cultura locale e la letteratura dialettale: ma fa davvero un certo effetto notare che in un libro dedicato a cent&#8217;anni di cultura torinese, mentre troviamo i nomi di peraltro degni artisti di teatro quali Mario Casaleggio ed Erminio Macario, neppure un cenno sia fatto a Costa e Pac\u00f2t, a Viglongo e Gandolfo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">E potrei continuare a lungo, ch\u00e8 questi sono solo alcuni dei numerosi spunti critici cui d\u00e0 destro lo studio di D&#8217;Orsi: ma penso che quanto detto sia sufficiente a mostrarne la prevenzione e l&#8217;approssimazione.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Concludo esprimendo due impressioni finali che mi ha lasciato la lettura del volume. La prima \u00e8 (lo dico senza ironia) un&#8217;ammirazione sincera per l&#8217;autore che almeno da quel che appare dalla densa nota bibliografica ha dovuto consultare e sorbirsi decine e\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">decine di volumi dedicati a una civilt\u00e0 culturale e a una mentalit\u00e0 per cui egli prova una cos\u00ec <em>\u00abinguaribile\u00bb<\/em> insofferenza; le seconda \u00e8 lo stupore che per trattare la cultura\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 13px;\">torinese in un&#8217;importante collana nazionale, si sia scelto uno studioso cos\u00ec incapace di avvicinare l&#8217;argomento della sua indagine con quella simpatia che \u00e8 qualit\u00e0 indispensabile per un lavoro intelligente e costruttivo.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Insultati, calunniati, distorti dall&#8217;informazione e dalla cultura &#8220;ufficiale&#8221; di Stato, raramente i Piemontesi reagiscono. 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