{"id":10438,"date":"2013-01-19T23:58:45","date_gmt":"2013-01-19T22:58:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=10438"},"modified":"2013-01-19T23:58:45","modified_gmt":"2013-01-19T22:58:45","slug":"le-lingue-parlate-nel-territorio-dello-stato-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=10438","title":{"rendered":"LE LINGUE PARLATE NEL TERRITORIO DELLO STATO ITALIANO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\"><strong><span style=\"text-align: justify; font-size: 13px;\">Proposte per una politica di Plurilinguismo Integrale<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: 13px;\">Testo a cura di:<\/span><\/em><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Dr. Roberto Bolognesi \u2013 linguista Universit\u00e0 di Groningen (Paesi Bassi)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 13px;\">Matteo Incerti \u2013 Giornalista pubblicista<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><em><span style=\"color: #888888;\">Il testo seguente e&#8217; stato redatto in occasione del Convegno sulle Lingue Regionali, promosso al Parlamento Europeo di Strasburgo il 18 novembre 1999\u00a0da parte del gruppo parlamentare Autonomista dell&#8217;Alleanza Libera Europea e dal gruppo dei Verdi. La nostra redazione ne ha evidenziato alcuni passaggi.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/bolognesi_-_incerti.pdf\" target=\"_blank\">VERSIONE PDF<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong style=\"color: #993300; text-align: justify; font-size: 13px;\">Introduzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle proposte che qui presentiamo, ci siamo prefissi l&#8217;obiettivo di indicare, in base a criteri il pi\u00f9 possibile tecnici, le lingue minoritarie presenti nel territorio dello Stato italiano. Comunque, rispetto al problema della distinzione fra\u00a0<em>lingue<\/em>\u00a0e\u00a0<em>dialetti<\/em>, \u00e8 importante precisare da subito che una simile distinzione \u00e8, oltre certi limiti, <span style=\"color: #993300;\">tecnicamente impossibile, oltre che politicamente pretestuosa<\/span>. Citiamo in proposito le parole di Guido Barbina: &#8220;Tralasciamo, perch\u00e9 puramente accademico e a volte fuorviante il pretestuoso problema della differenziazione fra\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0e<em>\u00a0<\/em><em>dialetto<\/em>: una simile distinzione, peraltro impossibile, non ci porterebbe certamente a chiarire il problema di una corretta classificazione dei casi di difformit\u00e0 linguistica italiani&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario del convincimento diffuso fra i profani, quando un linguista parla del &#8220;dialetto X della lingua Y&#8221;, non sta descrivendo un rapporto fra due entit\u00e0 linguistiche collegate gerarchicamente, ma sta solo cercando di risparmiare le molte parole che gli occorrerebbero per ripetere che si sta riferendo ad un certo\u00a0<em>sistema linguistico X<\/em>, il quale per comodit\u00e0 si pu\u00f2 indicare come variet\u00e0 socialmente e\/o geograficamente delimitata di una famiglia di idiomi sufficientemente omogenea da poter essere indicata, sempre per comodit\u00e0, come\u00a0<em>lingua Y<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Da un punto di vista strettamente tecnico, in effetti, il\u00a0<em>dialetto X<\/em>\u00a0si pu\u00f2 altrettanto giustificatamente definire come lingua in quanto sufficientemente definito e circoscritto, mentre la\u00a0<em>lingua Y<\/em>\u00a0andrebbe pi\u00f9 giustamente definita come\u00a0<em>famiglia di dialetti Y<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste definizioni, per\u00f2, non tengono conto del fatto che nessuna\u00a0<em>lingua<\/em>, neppure la parlata di in un piccolo villaggio di montagna, costituisce un sistema interamente omogeneo: i giovani parlano in un modo almeno leggermente diverso dagli anziani, e cos\u00ec le donne rispetto agli uomini, e cos\u00ec pure le diverse classi sociali tendono a differenziarsi linguisticamente. Questa situazione gi\u00e0 molto fluida anche a livello strettamente locale si complica enormemente quando si prendono in considerazione i diversi\u00a0<em>dialetti<\/em>, cio\u00e8 quelle variet\u00e0 della\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0che vengono usate in territori distinti. Tenendo conto di questa realt\u00e0, quindi, anche la somma di tutti queste parlate locali e sociali si pu\u00f2 altrettanto giustificatamente definire come\u00a0<em>lingua<\/em>:<em>\u00a0<\/em>una famiglia di dialetti che condividono una serie di caratteristiche, escludendone invece altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione di quali siano le caratteristiche che distinguono una\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0dall&#8217;altra \u00e8 comunque sempre almeno in parte arbitraria, perch\u00e9 le\u00a0<em>lingue<\/em>\u00a0appartengono a loro volta a famiglie linguistiche formate da\u00a0<em>lingue<\/em>\u00a0simili, spesso confinanti e aventi un&#8217;origine comune. Nella pratica succede spesso che per comodit\u00e0 si usino definizioni geografiche di\u00a0<em>lingue<\/em>\u00a0e\u00a0<em>dialetti<\/em>, anzich\u00e9 strettamente linguistiche. Tecnicamente, perci\u00f2, i termini\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0e\u00a0<em>dialetto<\/em>\u00a0sono, se non perfettamente equivalenti, certamente interscambiabili e il loro uso non implica nessuna precisa distinzione genetica e\/o gerarchica. Meno che mai viene sottinteso un giudizio di valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando usa il termine\u00a0<em>dialetto<\/em>, perci\u00f2, un linguista non fa altro che avvertire il lettore o l&#8217;ascoltatore che sta restringendo la sua attenzione ad una serie limitata di fenomeni linguistici che sono presenti in una data variet\u00e0 (poco o punto conosciuta), e assenti dalle variet\u00e0 strettamente collegate della stessa\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0(invece gi\u00e0 nota). Per esempio, definendo il\u00a0<em>sestese<\/em>\u00a0come dialetto campidanese meridionale del sardo, si fornisce immediatamente una serie di informazioni sull&#8217;altrimenti indefinita\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0parlata nel villaggio di Sestu (prov. di Cagliari).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uso dei termini\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0e\u00a0<em>dialetto<\/em>\u00a0che invece si fa in politica implica un rapporto gerarchico fra le due entit\u00e0 e un giudizio di valore: la<em>lingua<\/em>\u00a0sarebbe qualcosa di superiore al\u00a0<em>dialetto<\/em>; il dialetto una forma degenerata, o comunque inferiore, della\u00a0<em>lingua<\/em>. Quest&#8217;uso linguisticamente infondato dei due termini \u00e8 il risultato di una scelta politica molto comune che restringe l&#8217;uso del termine (titolo onorifico, verrebbe da dire)\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0alla lingua ufficiale dello stato, applicando agli altri idiomi la qualifica di dialetti. Il linguista norvegese Einar Haugen ha provocatoriamente illustrato questa distinzione pseudo-linguistica con le seguenti parole: &#8220;Una lingua \u00e8 un dialetto con alle spalle un esercito e una flotta&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In termini leggermente pi\u00f9 neutri possiamo dire che in politica solitamente si concede la dignit\u00e0 di\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0agli idiomi di chi dispone di mezzi di pressione sufficienti a farsi riconoscere come comunit\u00e0 etnico-linguistica distinta da quella maggioritaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta ottenuto lo status di\u00a0<em>lingua<\/em>\u00a0(e i relativi finanziamenti), anche gli idiomi minoritari possono venire dotati di tutti quegli strumenti, esterni ai sistemi linguistici stessi, che caratterizzano le lingue ufficiali degli stati: una norma standard, grammatiche e dizionari redatti in modo professionale, l&#8217;insegnamento nelle scuole, lo sviluppo di testi prestigiosi, l&#8217;uso in occasioni e documenti ufficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contrariamente a quanto si pensa normalmente, questi strumenti sono la conseguenza, e non la causa, dello status ufficiale di una<em>lingua<\/em>. I\u00a0<em>dialetti<\/em>\u00a0ne sono privi unicamente a causa della debolezza politica e\/o economica delle comunit\u00e0 linguistiche in cui vengono parlati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel preparare questo documento sulle diverse lingue minoritarie parlate oggi nel territorio dello Stato italiano, abbiamo rifiutato la distinzione pseudo-linguistica fra\u00a0<em>lingue<\/em>\u00a0e\u00a0<em>dialetti<\/em>. Abbiamo invece suddiviso i diversi idiomi in due gruppi, in base alla loro posizione politica: da un lato, quelli la cui diversit\u00e0 e specificit\u00e0 rispetto all&#8217;italiano vengono gi\u00e0 riconosciute a livello internazionale e sono in via di riconoscimento da parte dello Stato italiano, e dall&#8217;altro quelli che ancora oggi vengono totalmente negati e discriminati da parte dello Stato, ma che a livello regionale e anche da parte di studi internazionali vengono riconosciuti come\u00a0<em>lingue<\/em>, cio\u00e8 come sistemi linguistici ben distinti dall&#8217;italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pratica, dalla nostra analisi risulta che tutti i cosiddetti\u00a0<em>dialetti italiani<\/em>\u00a0sono lingue distinte, e non\u00a0<em>dialetti dell&#8217;italiano.<\/em>\u00a0Fatta eccezione per il toscano e il romanesco, i cosiddetti\u00a0<em>dialetti italiani<\/em>\u00a0sono tutti lingue che si sono sviluppate in modo autonomo e diverso rispetto al fiorentino che ha costituito la base per l&#8217;italiano standard: il piemontese e il napoletano, per esempio, non meno che il sardo e il friulano<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #993300;\">1. Le Lingue in via di riconoscimento da parte dello Stato italiano<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Nella realt\u00e0 politica italiana l&#8217;uso spregiudicato delle arbitrarie definizioni di\u00a0<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">lingua<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0e\u00a0<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">dialetto<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0\u00e8 servito finora ad aggirare l&#8217;articolo della Costituzione che prevede la tutela delle minoranze linguistiche. I diritti linguistici delle minoranze sono finora stati elusi etichettando come\u00a0<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">dialetti<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, anzich\u00e9 come\u00a0<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">lingue<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, tutti gli idiomi minoritari che non godono della tutela di uno stato confinante dell&#8217;Italia: in pratica, tutte le lingue minoritarie meno il francese, il tedesco e lo sloveno, la cui tutela \u00e8 stata garantita da trattati internazionali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, per fortuna, l&#8217;atteggiamento verso le minoranze etnico linguistiche sta cambiando lentamente anche in Italia. La Camera dei Deputati ha approvato un provvedimento (legge n. 196), che aspetta ora l\u2019approvazione del Senato (legge n. 3366), riguardo alla valorizzazione di un primo gruppo di lingue regionali e minoranze etnico-linguistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Questa legge costituisce un passo importante per le lingue riconosciute e prevede l&#8217;introduzione del bilinguismo nelle istituzioni e nel sistema educativo, ma discrimina ancora altre lingue regionali, arbitrariamente escluse dal provvedimento. Nel testo originale del provvedimento esisteva un articolo della legge che prevedeva un futuro allargamento delle lingue riconosciute dando di fatto potest\u00e0 legislativa in materia alle Regioni e non pi\u00f9 allo Stato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Ma l\u2019azione politica dei Deputati di Alleanza Nazionale, che ha trovato su questo punto la convergenza di Deputati dell\u2019opposizione di Centrodestra ed anche di ampi settori della maggioranza di Centrosinistra, ha fatto s\u00ec che questo articolo della legge fosse eliminato dal testo definitivo. Rispetto a questo punto, riteniamo molto grave la decisione negare alle Regioni ed alle Comunit\u00e0 Locali il diritto ad autodefinirsi come rappresentanti legittime delle minoranze etnico-linguistiche del proprio territorio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>E&#8217; stato adottato invece ancora una volta il principio della<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong><em>Ragion di Stato<\/em><\/strong><strong>, per cui \u00e8 la maggioranza a disporre a proprio piacimento dei diritti delle minoranze<\/strong><strong>. Per negare i diritti delle minoranze, pur riconosciuti dalla Costituzione, <\/strong><strong>\u00e8 ancora sufficiente per la maggioranza negare l&#8217;esistenza di queste: in pratica basta continuare a definire le lingue minoritarie come<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong><em>dialetti<\/em><\/strong><strong>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Come esempio dell&#8217;arbitrariet\u00e0 di questa situazione valga il caso del sardo: fino al 1995 il governo italiano parlava di\u00a0<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">dialetti sardi<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">, negandone la dignit\u00e0 linguistica, due anni dopo veniva approvata dal governo la legge regionale n. 26\/97 sulla\u00a0<\/span><em style=\"font-size: 13px;\">lingua sarda<\/em><span style=\"font-size: 13px;\">. Linguisticamente in Sardegna non era cambiato nulla, ma in Italia era cambiata la maggioranza di governo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>Le Comunit\u00e0 Etnico-Linguistiche riconosciute dalla legge n. 169<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 13px;\">Albanesi<\/strong><strong style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">\u2013 98. 000 persone che vivono nelle regioni meridionali e precisamente in Calabria, Sicilia, Puglia e Abruzzo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sud Tirolesi<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 290. 000 persone che vivono nella Provincia Autonoma di Bozen-Bolzano (65,43% della popolazione residente in Sud Tirolo). Queste persone parlano il tedesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Carinziani<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 2. 000 persone che vivono nella Provincia di Udine in Friuli (0,38% della popolazione locale della Provincia di Udine)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Carnici<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 1. 400 persone che vivono in Provincia di Belluno nel Veneto (0,66% della popolazione locale della Provincia di Belluno)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Catalani<\/strong>\u00a0\u2013 18. 000 persone che vivono nella citt\u00e0 di Alghero in Sardegna, che hanno origini catalane e parlano il catalano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Croati<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 2. 600 persone che vivono nella Regione del Molise (0,79% della popolazione residente in quella Regione)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Franco-Provenzali-Valle d\u2019Aosta<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 Circa 90. 000 persone che vivono nella Regione Autonoma della Valle d\u2019Aosta ed in Piemonte. Le comunit\u00e0 pi\u00f9 numerose vivono nella citt\u00e0 di Aosta (60% della popolazione residente) e a Torino (0,89% della popolazione cittadina).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Francofoni della Valle d\u2019Aosta<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 20. 000 persone in Valle d\u2019Aosta (17,33% della popolazione residente nella Regione Autonoma della Valle d\u2019Aosta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Friulani<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 526. 000 persone che vivono nella Regione Autonoma del Friuli. Questo gruppo etnico rappresenta il 56,32% della popolazione residente in Friuli. La Regione Friuli ha una propria legge per la valorizzazione della Lingua Friulana e diverse amministrazioni locali, tra le quali quella di Udine, hanno approvato con la sola contrariet\u00e0 o astensione dei gruppi dei CCD del Friuli (democristiani conservatori) e di Alleanza Nazionale, iniziative che attuano il bilinguismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Greci<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 20. 000 persone che vivono nella Provincia di Reggio Calabria (0,89% della popolazione residente) e nella Provincia di Lecce, Puglia (1,88% della popolazione della provincia di Lecce).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ladini<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 55. 000 persone che vivono tra il Trentino,il Sud Tirolo e la Provincia di Belluno, nel Veneto. I Ladini rappresentano in provincia di Bolzano il 4,19% della popolazione locale, in Provincia di Trento l\u20191,69% e in Provincia di Belluno il 10%. Per le elezioni che si svolgono nel Trentino-Sud Tirolo esiste una speciale normativa approvata nel 1998 che assegna al gruppo Etnico Ladino una propria rappresentanza politica elettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Occitani<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 178. 000 persone, delle quali 50. 000 circa parlano regolarmente la lingua occitana. Gli Occitani sono residenti nella Provincia di Cuneo, nella Regione Piemonte (4,19% della popolazione residente), nella provincia di Torino e in quella di Imperia, Liguria. A livello culturale, il mondo occitano negli ultimi anni sta vivendo una &#8220;nuova primavera&#8221; con iniziative,concerti,pubblicazioni. Questi progetti vengono realizzati anche con l\u2019aiuto di fondi comunitari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sardi<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u2013 1269. 000 persone che vivono e risiedono nella Regione Autonoma della Sardegna e rappresentano il 77,48% della popolazione dell\u2019Isola. La Regione Sardegna sta attuando, negli ultimi anni, diversi piani per sviluppo di una forma standard scritta, tutelando al tempo stesso tutte le varianti locali della Lingua Sarda. Progetti per l\u2019insegnamento del Sardo sono avviati dalle Province e da diversi Comuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sloveni<\/strong>\u00a0\u2013 Circa 70. 000 persone che vivono nella citt\u00e0 di Trieste (9,6% della popolazione) nella provincia di Gorizia (8% della popolazione) e di Udine (3%della popolazione)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Walser, Cimbri, Mocheni<\/strong>\u00a0\u2013 La valorizzazione di questi gruppi etnolinguistici germanici avviene tramite la protezione del gruppo etnico Germanico residente nel Sud Tirolo, nonostante queste Comunit\u00e0 non siano residenti su quel territorio. I Walser risiedono in Valle d\u2019Aosta e Piemonte nelle Province di Vercelli e Novara, i Cimbri in Veneto (Verona e Vicenza) e Trentino(Trento) e i Mocheni nella Provincia autonoma di Trento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>*Valorizzazione linguistica e culturale delle Comunit\u00e0 Zingare di Sinti e Rom<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">In un primo tempo diverse proposte di legge, prevedevano la valorizzazione anche dei 130. 000 cittadini di etnia Rom e Sinti. Successivamente la legge \u00e8 stata modificata perch\u00e9 la maggioranza dei deputati del Parlamento italiano non ha ritenuto che sussistessero le condizioni per il riconoscimento, in quanto mancava un riferimento di questa cultura ad un territorio specifico. Seguendo le proprie tradizioni, infatti, le Comunit\u00e0 Zingare non sono stanziali, ma prevalentemente nomadi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>2. Le lingue discriminate dallo Stato italiano<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Veneto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Lingua Veneta, parlata nella Regione Veneto \u00e8 tra quelle discriminate e &#8220;tagliate&#8221; da parte dallo Stato italiano, che la classifica erroneamente come un dialetto dell\u2019italiano. Secondo una ricerca del 1998 dell\u2019Istat (l\u2019Istituto Statistico italiano), anzich\u00e9 usare l&#8217;italiano, il 52% degli abitanti del Veneto parla principalmente la lingua regionale, che per mille anni fu la lingua ufficiale della Serenissima Repubblica di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo 1995 la Giunta Regionale del Veneto, su iniziativa dell\u2019allora assessore Ettore Beggiato (oggi consigliere regionale di Veneti d\u2019Europa), pubblic\u00f2 un &#8220;Manuale della Grafia Veneta Unitaria&#8221;. Diverse amministrazioni comunali del Veneto hanno poi adottato il bilinguismo veneto-italiano nei propri atti. Nelle ultime legislature della Regione Veneto, sono state presentate da pi\u00f9 gruppi, svariate iniziative a sostegno della lingua veneta e una mozione per il suo riconoscimento \u00e8 stata presentata il 20. 5. 1998, con Ettore Beggiato come primo firmatario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una variante della Lingua Veneta, il <em>Talian<\/em>, parlato da centinaia di migliaia di discendenti di immigrati veneti in Brasile, \u00e8 stata decretata, per una settimana, lingua ufficiale in Serafina Correa, Stato del Rio Grande do Sol, Brasile. La Lingua Veneta viene classificata lingua nettamente distinta dall\u2019italiano standard in diversi studi internazionali come l\u2019<em>Unesco Red Book of Endangered Languages<\/em>\u00a0(1993-1996) del professor Tapani Salminen \u2013Universit\u00e0 di Helsinky e l\u2019<em>Ethnologue<\/em>,\u00a0<em>Languages of the World<\/em>, 13<sup>ma<\/sup>\u00a0Edizione, pubblicato negli Stati Uniti d\u2019America dal\u00a0<em>Summer Institute of Linguistics<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il veneto costituisce uno degli esempi pi\u00f9 chiari della malafede di chi pretende di discriminare le lingue sulla base della loro pretesa inferiorit\u00e0: la lingua madre di diverse importanti personalit\u00e0 del passato, come l\u2019esploratore Marco Polo o lo scrittore Carlo Goldoni, non era certo l\u2019italiano-standard ma il Veneto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>Piemontese<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>Questa lingua parlata in Piemonte \u00e8 di natura gallo-romanza<\/strong>. Lo Stato italiano invece la relega al rango di &#8220;dialetto&#8221; (da intendersi forma corrotta) dell&#8217;italiano-toscano. Questo nonostante esista un documento del Consiglio d\u2019Europa (doc. 4745\/12. 10. 81) che riconosce il Piemontese come lingua distinta, mentre una legge del Consiglio Regionale del Piemonte (n. 37\/97, primo firmatario Roberto Rosso) riconosce questo idioma<strong>\u00a0<\/strong>a livello regionale, prevedendo anche l\u2019istruzione facoltative nelle scuole.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Lo Stato italiano non ha ritenuto valorizzare e riconoscere il Piemontese tra le Lingue Regionali e Minoritarie legalmente riconosciute. Contro questa decisione,sia il Presidente del Governo Regionale del Piemonte Enzo Ghigo (lettera del 26.5.1998) che il Consiglio Regionale del Piemonte praticamente all\u2019unanimit\u00e0 con 35 consiglieri su 36, astenuta Rifondazione Comunista (risoluzione del 12. 10. 99) hanno protestato ufficialmente con il Governo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">A livello regionale esiste ora una Consulta per la Lingua Piemontese, che riunisce oltre venti associazioni culturali che si occupano del recupero e della formazione dei quadri scolastici per il futuro insegnamento nelle scuole. Il mancato riconoscimento da parte dello Stato italiano, impedisce per\u00f2 una azione pi\u00f9 incisiva da parte dei Comuni e delle Comunit\u00e0 anche in campo internazionale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Il primo documento storico ritrovato in lingua piemontese risale al XII Secolo ed \u00e8 il\u00a0<em>Sermon Subalpengh,<\/em><em>\u00a0<\/em>un documento di carattere religioso che si scaglia contro episodi di corruzione nelle gerarchie della Chiesa Cattolica. Studi come l\u2019<em>Unesco Red Book of Endangered Languages<\/em>\u00a0del professor Salminen,<em>The Ethnlogue<\/em>\u00a0e l\u2019Istituto Linguistico Scozzese dell\u2019Isola di Sky\u00a0<em>Sabhal Mor Outaig,<\/em>classificano il Piemontese come una lingua vera e propria separata dall\u2019italiano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Sul piano culturale, il Piemonte e la sua lingua e cultura da anni partecipano regolarmente attraverso associazioni culturali, al Festival Interceltico di Loriant.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Emiliano e Romagnolo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Lingua Emiliana e quella Romagnola, parlate nella Regione Emilia e Romagna, sono anche esse classificate dallo Stato italiano dialetti (semplici variet\u00e0) dell\u2019italiano-toscano, quindi non suscettibili di riconoscimento come lingue distinte. Anche questo \u00e8 un falso di Stato. Lo dimostra il fatto che\u00a0<em>l\u2019Unesco Red Book for Endangered Languages<\/em>\u00a0del professor Tapani Salminen (che \u00e8 anche membro della Commissione dell\u2019Unesco che si dedica di Lingue Regionali e Minoritarie) riconosce l\u2019Emiliano come Lingua Gallo-Romanza e non italo-romanza. Fra l&#8217;altro, la lingua viene parlata pure nello Stato di San Marino secondo l\u2019Unesco. Lo stesso riconoscimento viene dall\u2019<em>Ethnologue,<\/em>\u00a0che parla dell\u2019Emiliano e del Romagnolo come &#8220;structurally separated language from Italian&#8221;, (&#8216;Lingua strutturalmente separata dall\u2019italiano&#8217;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il Romagnolo in particolare, un\u2019altro importante riconoscimento viene da Meic Stevens che lo indica come idioma distinto dall&#8217;italiano e facente parte della sottofamiglia emiliano-romagnola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello amministrativo regionale, la Regione Emilia e Romagna nel 1994 ha emanato una legge che pur denominando queste lingue &#8220;dialetti&#8221; (legge n. 45 del 7.11.1994 Tutela e valorizzazione dei dialetti dell\u2019Emilia e Romagna) prevede anche la possibilit\u00e0 di finanziare iniziative scolastiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A parte un primo finanziamento nel 1995, in questi ultimi anni la legge non \u00e8 stata utilizzata e promossa a dovere dalle amministrazioni della Regione Emilia e Romagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Data la distinzione pseudo-linguistica operata dallo Stato italiano, per\u00f2, il termine &#8220;dialetti&#8221;, introdotto nel testo della legge regionale, impedisce un ulteriore passo avanti verso un riconoscimento ufficiale. Una delle obiezioni che vengono mosse contro il riconoscimento dell\u2019Emiliano \u00e8 che esistono diverse varianti (dialetti) e non una lingua standard scritta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi muove questa obiezione confonde la causa con l&#8217;effetto: tutte le lingue non standardizzate mancano, appunto, di una forma standard. Questa arriva, appunto, in seguito ad un riconoscimento ufficiale che rende possibile e necessario lo sviluppo di una forma standard. Il sardo, per esempio, gi\u00e0 riconosciuto da anni a livello europeo ed in via di riconoscimento a livello ufficiale italiano, non ha ancora una forma scritta standardizzata e presenta invece molte varianti locali: esattamente come tutte le lingue che non hanno ancora subito l&#8217;azione livellatrice e omologatrice di una politica linguistica centralizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; la stessa situazione dell\u2019Emiliano o di altre lingue regionali, ancora non riconosciute ufficialmente e relegate, dal punto di vista legislativo e psicologico, nel ghetto di Stato dei &#8220;dialetti&#8221;. Anche se non esiste una lingua standard, gli emiliani quando parlando nella loro variante locale possono capirsi a vicenda senza grandi problemi. Nella Regione Emilia e Romagna in questi anni si \u00e8 notato un rifiorire di iniziative musicali ed anche culturali che hanno come tema le parlate di questa Regione. Esistono anche gruppi musicali di giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo all\u2019insegnamento scolastico, purtroppo non ancora diffuso, \u00e8 da segnalare un positivo esperimento, fatto nel 1979-80 dal direttore didattico Gastone Tamagnini, presso la Scuola Media Statale &#8220;M. Buonarotti&#8221; di Fabbrico, in provincia di Reggio Emilia. In questo intervento sperimentale, agli alunni fu insegnato per due mesi la cultura e lingua del posto. Esperimenti altrettanto positivi dell\u2019utilizzo della Lingua Romagnola nelle Scuole sono stati avviati nella Scuola Elementare &#8220;Martiri Fantini&#8221; di Cervia (Ravenna) dalle professoresse Claudia Benedetti e Fabiana Giunchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello televisivo, trasmissioni quotidiane in lingua emiliana nella variante reggiana e bolognese vengono trasmesse da due emittenti locali private Teletricolore (L\u2019Almanacco di Auro Franzoni) e da Sesta Rete (Notiziari Bulgnais).Il dizionario tascabile di Lingua Bolognese\/Emiliana di Luigi Lepri e Daniele Vitali, pubblicato nel 1999 a dalla casa editrice Vallardi ha venduto in poche settimana diverse migliaia di copie, e ora \u00e8 pronta una seconda ristampa. Un successo che la dice lunga sull\u2019interesse dei cittadini\/pubblico sulla riscoperta e la valorizzazione, proiettata nel futuro, delle proprie radici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lombardo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<em>Unesco Red Book of Endangerd Languages<\/em>\u00a0riconosce anche al Lombardo lo status di lingua, appartenente al ceppo gallo-romanzo. Ed \u00e8 il Lombardo, e non l&#8217;italiano-toscano, che viene parlato da oltre 300.000 persone in Canton Ticino (Svizzera) e anche in alcune vallate del Trentino, confinanti con la Lombardia, secondo lo studio dell&#8217;Unesco ed l&#8217;Etnologue. In generale tutte le parlate lombarde &#8220;sono molto differenti dall&#8217;italiano standard&#8221; e secondo lo studio di\u00a0<em>Ethnologue<\/em>\u00a0&#8220;i parlanti possono essere senza problemi bilingui&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Canton Ticino, le amministrazioni locali del Cantone da tempo attuano una politica di valorizzazione della parlata lombarda che purtroppo, non viene emulata dalla Regione Lombardia. Quest&#8217;anno, il 26-27 marzo presso l&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Pavia si \u00e8 svolto un importante convegno su &#8220;Archivi culturali, oralit\u00e0 e scrittura&#8221;. Franco Lur\u00e0 del Centro per il Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana -VSI) e Giovanni Bonfandini dell&#8217;Universit\u00e0 di Milano hanno proposto nel loro intervento (&#8220;Problemi concernenti la costituzione di un archivio integrato scritto e orale dei dialetti lombardi&#8221;) la creazione di un Archivio delle parlate lombardofone. Su Internet sono presenti diverse iniziative di privati ed associazioni in favore del Lombardo nelle sue varianti linguistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ligure<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ligure, classificato come lingua gallo-romanza dall&#8217;<em>Unesco Red Book for Endangered Languages<\/em>, da\u00a0<em>The Ethnologue<\/em>\u00a0e dall&#8217;universit\u00e0<em>Sabhal Mor Outaig,<\/em>\u00a0\u00e8 parlato in una sua variante (il Monegasco) anche nel Principato di Monaco e nei territori francesi confinanti con la Liguria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello privato, con associazioni culturali e gruppi musicali, sono presenti diverse iniziative per il recupero di questa lingua, a cui manca oggi una forma standard scritta. A livello amministrativo, il Comune di Alassio tre anni fa ha rinominato la toponomastica nella lingua ligure attuando una politica bilinguistica. Questo \u00e8 stato fatto sfidando i divieti legislativi dello Stato italiano, che risalgono a norme emanate durante il regime fascista. Anche il ligure \u00e8 considerato dallo Stato Italiano un &#8220;dialetto&#8221; e non una lingua regionale, e in quanto tale viene discriminato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Siciliano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Sicilia, che dal 1946 gode di un proprio Statuto di Autonomia, mai applicato fino in fondo dai politici Siciliani che l&#8217;hanno governata sino ad oggi, \u00e8 l&#8217;unica Regione a Statuto Speciale che non si vede riconosciuta la propria lingua. Sia\u00a0<em>l&#8217;Unesco Red Book<\/em>\u00a0che<em>Ethnologue<\/em>\u00a0e molti altri studiosi affermano che il siciliano \u00e8 una lingua distinta dall&#8217;italiano. Secondo lo Studio del Centro\u00a0<em>Ethnologue<\/em>\u00a0di Dallas, &#8220;il Siciliano \u00e8 differente dall&#8217;Italiano standard in modo sufficiente per essere considerato una lingua separata&#8221;,&#8221;\u00e8 inoltre una lingua ancora molto utilizzata e si pu\u00f2 parlare di parlanti bilingui&#8221; in siciliano e italiano standard.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se a livello culturale esiste ancora oggi una fiorente attivit\u00e0 che ruota sul siciliano, a livello politico mancano ancora forti segni di rilancio della battaglia per la valorizzazione della lingua siciliana. La rinascita in questi ultimi anni di movimenti politici sicilianisti come Noi Siciliani o il Partito Siciliano d&#8217;Azione potrebbe per\u00f2 riportare in auge questa tematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Napoletano e lingue regionali meridionali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il Napoletano e le lingue italo-meridionali, secondo l&#8217;Unesco sono da considerarsi lingue separate dall&#8217;italiano standard (Toscano) e non dialetti di questo. L&#8217; attivit\u00e0 di valorizzazione \u00e8 portata avanti principalmente da associazioni culturali e gruppi musicali e teatrali. Sono presenti anche siti Internet in lingua napoletana. Anche la lingua napoletana e le altre parlate meridionali, soffrono il fatto di essere state confinate dalla cultura ufficiale italiana nel &#8220;ghetto&#8221; dei dialetti. Come il veneto, anche il napoletano pu\u00f2 far l&#8217;altro vantare un&#8217;illustre tradizione letteraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>Proposte operative per una politica basata sul pluralismo linguistico<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il quadro generale delle principali lingue regionali parlate oggi all&#8217;interno del territorio dello Stato italiano. Come si pu\u00f2 vedere, questo quadro \u00e8 pi\u00f9 ampio rispetto a quello delle lingue che lo Stato italiano si appresta a riconoscere mediante la legge n. 196. Questa legge \u00e8 un importantissimo passo in avanti, ma non certamente \u00e8 sufficiente per chi crede fino in fondo nel rispetto di tutte le identit\u00e0, culture e lingue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ovviare quindi a quelle discriminazioni di Stato ed evitare che siano le &#8220;maggioranze&#8221; centraliste e prettamente stataliste a decidere quali sono le lingue da valorizzare e quali invece quelle da relegare nel ghetto del &#8220;dialetto&#8221;?Come evitare che forme standard di lingue anche regionali, vengano imposte sulle varianti locali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco alcune proposte che possono essere applicate, non solo nello Stato italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a)<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>La politica di riconoscimento e valorizzazione linguistica non deve essere decisa e gestita dai governi centrali e dagli Stati, ma dalle Regioni e da altri Enti Locali che siano espressione delle Comunit\u00e0 locali. \u00c8 cos\u00ec che le cosidette &#8220;minoranze&#8221; potranno uscire dal ghetto minoritario, per diventare realmente Comunit\u00e0 attive e riconosciute con gli stessi diritti delle &#8220;maggioranze&#8221; di Stato. Le istituzioni internazionali quindi devono prendere atto dei riconoscimenti attuati a livello Regionale e non di quelli a livello Statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b)<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>Avviare ed educare a una politica plurilinguistica e multiculturale. Una societ\u00e0 multiculturale \u00e8 realizzabile solo se la valorizzazione delle varie culture autoctone e delle comunit\u00e0 alloctone \u00e8 reciproca. E questo pu\u00f2 accadere solo se si parte dalla valorizzazione delle culture e lingue locali e regionali, per arrivare via via anche a quelle delle comunit\u00e0 alloctone residenti sul territorio ed all&#8217;insegnamento delle lingue straniere per comunicare con il mondo esterno. In pratica bisogna mirare ad una forma di tutela ed educazione che potremmo definire\u00a0<em>a cipolla,<\/em>\u00a0partendo dalla cultura locale per espandersi gradatamente verso il mondo. La xenofobia ed il razzismo si possono combattere con successo solo con la tutela di ogni cultura. In questo modo nessuna comunit\u00e0 si sente esclusa o &#8220;non a casa propria&#8221;, e le forze xenofobe si vedono cos\u00ec private dell&#8217;alibi della difesa dell&#8217;identit\u00e0 autoctona. A tale riguardo, \u00e8 interessante studiare ed approfondire i metodi integrativi, basati su un approccio multiculturale, che si stanno sperimentando con successo nei Paesi Bassi e che vengono portati avanti anche in Frisia di pari passo con la tutela della Lingua Frisona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>c)<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>La politica di valorizzazione e riconoscimento delle lingue regionali a livello europeo deve essere attuata in modo estensivo, in modo da garantire la piena tutela anche a quelle lingue oggi relegate dagli Stati nel ghetto dei &#8220;dialetti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>d)<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>\u00c8 necessario far capire a chi si occupa della salvaguardia di culture lingue e tradizioni locali, che &#8220;ogni dialetto \u00e8 una lingua&#8221; e che la distinzione di valore tra lingua e dialetto \u00e8 solo una finzione politica. Spesso, in Italia, molti gruppi culturali tutelano le proprie lingue regionali (accade in Emilia, Romagna, Lombardia, Liguria ) tramite lodevolissime iniziative che hanno un grande successo di pubblico. Per\u00f2 160 anni di propaganda di stampo centralista giacobino al motto di &#8220;Uno stato,una nazione,una lingua&#8221; (lo stesso utilizzato in Francia), hanno fatto perdere loro una piena coscienza di appartenenza culturale a molte di queste comunit\u00e0 regionali che, mentre fanno una politica chiaramente multilinguistica, chiamano le loro lingue &#8220;dialetti&#8221;, autoconfinandosi cos\u00ec in un ghetto-museo e negandosi ulteriori sviluppi. Le parole scritte dal friulano Pier Paolo Pasolini durante il periodo della Resistenza, ci sono da esempio:\u00a0<em>&#8220;Il&#8221;dialetto&#8221; diventa lingua, quando viene scritto ed adoperato per esprimere i sentimenti pi\u00f9 alti del cuore\u2026per esprimere le proprie idee, il proprio sentire, i propri desideri&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>e)<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>Quando vengono riconosciute lingue minoritarie ancora prive di una forma scritta standard, \u00e8 necessario individuare per i documenti ufficiali una forma minima intellegibile da tutti i parlanti, che al tempo stesso permetta di continuare a usare e valorizzare tutte le varianti locali di quella lingua. Non bisogna ripetere gli errori della linguistica statalista, mettendosi alla ricerca delle variet\u00e0 &#8220;pure&#8221; di queste lingue da imporre sulle altre. Queste\u00a0<em>famiglie di dialetti<\/em>\u00a0esistono come\u00a0<em>lingue<\/em>\u00a0proprio perch\u00e9 le loro diverse varianti sono mutualmente intellegibili, e tutte le varianti sono linguisticamente sullo stesso piano. Questo si pu\u00f2 vedere benissimo analizzando la situazione del Sardo (gi\u00e0 riconosciuto, ma ancora privo di una forma standard) o di altre lingue come l&#8217;Emiliano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>f)<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>Da parte delle diverse associazioni culturali, dei gruppi musicali e che si occupano dell&#8217; educazione, dei linguisti che si occupano di lingue regionali si dovrebbe costituire, grazie ai bassi costi delle tecnologie informatiche moderne (Internet e posta elettronica), un &#8220;network&#8221; che permetta di sviluppare iniziative comuni a livello internazionale e scambiarsi esperienze ed informazioni utili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.eleaml.org\/sud\/stampa\/lingue_ue.html\" target=\"_blank\">www.eleaml.org<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Downloads<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">M. C. Felloni,\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.homolaicus.com\/linguaggi\/testi\/felloni.zip\">Il plurilinguismo istituzionale all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea<\/a><\/strong>\u00a0(pdf-zip)<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">M. Gazzola,\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.homolaicus.com\/linguaggi\/testi\/Multilinguismo_Unione_europea.zip\">La gestione del multilinguismo nell\u2019Unione europe<\/a><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Multilinguismo_Unione_europea.zip\">a<\/a><\/strong>\u00a0(pdf-zip)<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">M. Gazzola,\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.homolaicus.com\/linguaggi\/testi\/Tesi_Gazzola.zip\">La relazione fra costi economici e costi politici del multilinguismo nell&#8217;Unione europe<\/a><a href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Tesi_Gazzola.zip\">a<\/a><\/strong>\u00a0(pdf-zip)<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13px;\">Peter Bakker e Marcia Rooker,\u00a0<\/span><strong style=\"font-size: 13px;\"><a href=\"http:\/\/www.homolaicus.com\/linguaggi\/testi\/wp3-def-ang.zip\">The political status of the Romani Language in Europe<\/a><\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">\u00a0(pdf-zip)<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Peter Bakker e Marcia Rooker,\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.homolaicus.com\/linguaggi\/testi\/wp3-def-cat.zip\">L\u2019estatus pol\u00edtic de la llengua roman\u00ed a Europa<\/a><\/strong>\u00a0(pdf-zip)<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Giovanna Campani, Zoran Lapov,\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.homolaicus.com\/linguaggi\/testi\/Italy_migpol.zip\">Nation-State Building Process and Cultural Divertsity<\/a><\/strong>\u00a0(pdf-zip)<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Giovanna Campani, Zoran Lapov,\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.homolaicus.com\/linguaggi\/testi\/italy.zip\">Nation-State and Cultural Diversity in Italy<\/a><\/strong>\u00a0(pdf-zip)<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Giacomo Ferrari,\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.homolaicus.com\/linguaggi\/testi\/fer02.zip\">Linguistica Generale<\/a><\/strong>\u00a0(rtf-zip)<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Proposte per una politica di Plurilinguismo Integrale Testo a cura di: Dr. Roberto Bolognesi \u2013 linguista Universit\u00e0 di Groningen (Paesi Bassi) Matteo Incerti \u2013 Giornalista pubblicista &hellip;<\/p>\n<p class=\"read-more\"> <a class=\"\" href=\"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/?p=10438\"> <span class=\"screen-reader-text\">LE LINGUE PARLATE NEL TERRITORIO DELLO STATO ITALIANO<\/span> Leggi tutto \u00bb<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":10467,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-10438","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica_linguistica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10438","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10438"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10438\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10467"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gioventurapiemonteisa.net\/2020\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}