Dedicato ai Piemontesi, in occasione delle elezioni in Catalunya

Home » Dedicato ai Piemontesi, in occasione delle elezioni in Catalunya

diada

«Spesso mi sono domandato dove sia la fonte di questa passione per la libertà politica che in tutti i tempi ha fatto fare agli uomini le più grandi cose, in quali sentimenti si radichi e si nutra.

Vedo bene che i popoli, quando sono mal guidati, concepiscono volentieri il desiderio di governarsi da sé; ma quest’amore dell’indipendenza nato da certi mali particolari e passeggeri portati dal dispotismo, non dura mai; passa con l’incidente da cui è nato; si credeva di amare la libertà e si comprende che si odiava soltanto un padrone. I popoli fatti per essere liberi odiano il male stesso della servitù.

Non credo neanche che il vero amore di libertà sia nato mai dalla sola prospettiva dei beni materiali che la libertà procura; perché questa prospettiva è spesso nascosta, sebbene – a lungo andare – la libertà porti sempre a quanti sanno conservarla l’agiatezza, il benessere e spesso la ricchezza. Ma vi sono tempi in cui essa turba momentaneamente l’uso di tali beni; e ve ne sono altri in cui soltanto il dispotismo può darne il godimento passeggero. Gli uomini che nella libertà non apprezzano altro non I’hanno mai conservata a lungo.

Ma, in tutti i tempi, sono state le sue stesse attrattive, il suo fascino, indipendentemente dai suoi benefici, a farle radicare tanto tenacemente al cuore di certi uomini; è il piacere di poter parlare, agire, respirare senza costrizione, sotto il solo governo di Dio e delle leggi. Chi nella libertà cerca qualche altra cosa all’infuori di essa, è fatto per servire.

Certi popoli la inseguono ostinatamente attraverso ogni sorta di pericoli e di guai. Ciò che amano allora in essa, non sono i beni materiali che essa offre; essi considerano la libertà in sé come un bene tanto prezioso e necessario che nulla può consolarli della sua perdita, mentre gustando quella si consolano di tutto. Altri si stancano di essa in mezzo alla prosperità e se la lasciano strappare dalle mani senza resistenza, nel timore di compromettere con uno sforzo quello stesso benessere di cui le sono debitori. A costoro, che cosa manca per restare liberi? Che cosa? Il desiderio stesso di esser tali. Non domandatemi di esaminare questo desiderio sublime; bisogna provarlo. Penetra da sé nei grandi cuori che Dio ha preparati a riceverlo; li ricolma, li infiamma.

Quanto alle anime mediocri che non lo hanno mai provato, bisogna rinunciare a far sì che lo comprendano».

Alexis de Toqueville, L’antico regime e la rivoluzione,
libro terzo, capitolo 3

not it not fr copy

CHI SIAMO

«Për fé fòra un pòpol, a s’ancamin-a co’l gaveje la memòria. As dëstruvo ij sò lìber, soa coltura, soa stòria... ».

SOCIAL
CONTAT

Piassa dl’Oratòri ‘d Don Bòsch 15030 Ël Sumian / Occimiano (AL) | e-mail: giovpiem@yahoo.it

.

Torna su