Turin: da marzo il Comune vuole riprendere lo scempio delle Gallerie della Cittadella

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Ennesimo colpo di mano del Comune di Torino sulle Gallerie di Pietro Micca.

Lo avevano detto chiaramente che per loro la priorità non è la storia e l’identità di Torino, ma il loro garage. Dopo le proteste del Comitato Pietro Micca con la conseguente proposta della realizzazione di un Parco archeologico e l’intervento del ministero (venuto a mettere una pezza dopo l’incredibile assenso della soprintendenza alla totale demolizione delle gallerie della Cittadella), in Comune si erano visti obbligati a fermare i lavori.  

Ma non hanno mai rinunciato alla volontà di fare cassa: senza dire niente ai Torinesi hanno continuato a mettersi d’accordo fra loro ─ escludendo accuratamente qualsiasi forma di controllo e di partecipazione democratica che andasse al di là delle quattro inutili e formali riunioni delle altrettanto inutili commissioni consiliari ─ dunque per costruire comunque e a ogni costo un parcheggio sotterraneo nel bel mezzo di un’area archeologica unica al mondo.

Se hanno avuto la supponenza di snobbare il Comitato Pietro Micca ─ e con esso tutta la cittadinanza ─ ponendo ogni cura per mai nominarlo negli articoli autocelebrativi pubblicati sulla Busiarda, il bollettino ufficiale della Giunta, non hanno tuttavia potuto evitare di doversi confrontare con le sue proposte.

Infatti, ciò che finora si è salvato lo si deve esclusivamente al Comitato Pietro Micca, la cui azione ha portato alla sospensione dei lavori. Ma ieri, 23 febbraio 2016, è stata nuovamente diramata la notizia tendenziosa che l’accordo era stato raggiunto e che la questione sarebbe chiusa: il garage si farà comunque. Questa è l’unica cosa che interessa al Comune. Il resto è fuffa, soltanto un prendere in giro i Torinesi: reperti integrati nel parcheggio (come in piazza San Carlo e in piazza Emanuele Filiberto), percorsi “emozionali” (sic!) curati dalla soprintendenza… (siamo a posto: lo stesso ente che ha autorizzato la demolizione di 80 metri perfettamente conservati della principale galleria della Cittadella) e non meglio specificati “musei” – non si capisce perché affidati all’Università, che in tutta la vicenda non ha mai fatto sentire la sua voce.

Sui ritrovamenti, poi, una “pietra sopra”, così come avvenuto per la “tomba” di Doragrossa (via garibaldi), che copre da oltre trent’anni l’antica strada romana.

E non è finita: poiché, dopo l’intervento del Comitato Pietro Micca il numero dei posti auto è sceso, le aziende costruttrici verranno ripagate con la gestione dei parcheggi in superficie! E quelli del Comune raccontavano ai Torinesi di voler fare il parcheggio sotterraneo per togliere le auto dalla strada…

I cittadini riuniti nel Comitato Pietro Micca non sono stati ascoltati una sola volta. Anzi, è anche successo che a loro fosse impedito di accedere a riunioni del consiglio comunale (pubbliche, teoricamente) dove si discuteva dell’avvenire dell’area archeologica della Cittadella.

I Torinesi vengono ancora una volta messi di fronte al fatto compiuto dalla Giunta Fassino, senza nemmeno il diritto di parola. Ancora una volta viene diffusa una notizia distorta, una mezza verità che crea ad arte confusione, mentre ancora una volta viene del tutto sottovalutata l’incredibile posizione di una soprintendenza acriticamente assenziente, per non dire di peggio.

La sostanza non cambia. Nessuno, come al solito in italia, risponde per ciò che è stato distrutto (la galleria magistrale); men che meno si parla di ricostruzione. Il Pastiss diventa una dépendance del garage, garage che ingloba gran parte dei reperti, per alcuni dei quali si prevedono addirittura ulteriori demolizioni.

Tutti gli interessi sono salvaguardati: quelli del Comune, quelli degli assessori, quelli delle ditte appaltatrici e subappaltatrici, quelli dei gestori, quelli degli amici e quelli degli amici degli amici; tutti contenti, salvo i Torinesi e il Comitato Pietro Micca che, come ha ricordato il consigliere Maurizio Trombotto stamattina in Comune, è quello che ha fatto bloccare i lavori e che ha evitato il totale spianamento dei ritrovamenti, cosa che a giugno ci era stata propinata come inevitabile.

Queste decisioni che ci piovono in testa da parte di questa oligarchia arrogante e interessata che costituisce il “Sistema Torino” vanno respinte al mittente. 

È ormai di tutta evidenza che il primo intento di queste ultime Giunte è comunque quello di distruggere e occultare l’identità torinese, che dà loro ideologicamente fastidio. Anzi, si tratta di un vero e proprio odio. Altrimenti i parcheggi li avrebbero fatti di fronte agli ospedali. 

24.2.2016


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