Scippo del Museo Egizio: un piccato comunicato stampa e la propaganda dei fake di regime | La replica del Comitato

Larepubblica 21022017Abbiamo colto nel segno se il Museo si è scomodato e si è sentito in dovere di diramare un comunicato stampa per tirar l’acqua al proprio mulino e cercar di delimitare il campo della discussione. Comunicato che, però, non fa che girarci intorno, senza affrontare minimamente i problemi sollevati dal Comitato, limitandosi a sviare l’attenzione su aspetti marginali.

Non a caso a dar man forte al Museo arrivano i soliti media main stream, che si sono ben guardati in precedenza dall’informare i Torinesi e che cercano, ora, di minimizzare, cercando di buttar tutto sulla “polemica”. Ma quale polemica? Qui si son poste questioni gravissime, alle quali nessuno – Museo, Comune, Regione, Ministero – si degna di rispondere. Se i cittadini non si fossero auto organizzati sarebbe passato tutto sotto il più assoluto silenzio.

boton petission3 copyLa solita strategia della minimizzazione adottata in questi casi, insomma, che denota anche la spocchia e il fastidio di chi ha ideato e gestito l’operazione scippo fin dall’inizio.

Prendiamo, per esempio, Repubblica (lo stesso giornale che “sbaglia” a pubblicare le foto di quelli diversamente amici): non una parola nei mesi scorsi sull’operazione, è prontissima ora a disprezzare i Torinesi e a derubricare le loro giuste richieste e preoccupazioni a “bufale” – sfidiamo a provare che siano tali. I cittadini vengono dileggiati in quanto sono costretti ad affidarsi ai “volantini passati di mano”: come dovevano farsi sentire, se i comunicati stampa non allineati Repubblica manco li prende in considerazione?

Ironia di quart’ordine anche sui numeri della petizione online: “meno di 60 firme”, ci informano. Certo: meno di sessanta firme nella prima notte di pubblicazione. Se Repubblica la facesse conoscere, magari le firme crescerebbero più velocemente e i Torinesi potrebbero sapere, ma forse non è questa la mission (si dice così?) del giornale che piace alla gente che piace.

Strepitosa, però, e tanto più significativa perché, evidentemente, sfuggita, una precisazione: “l’area espositiva a Catania è un’opportunità per allestire un secondo museo, un gemello”.

Avete capito? SECONDO MUSEO. Non “mostra temporanea”, più o meno lunga. Questa è solamente una foglia di fico per mascherare la realtà, fumo negli occhi fin quando il trasloco non sarà completato; a quel punto i Torinesi saranno stati posti davanti al fatto compiuto e… ti saluto e arrivederci. Anzi: ti saluto e basta. Parte dell’Egizio, per Torino sarà perduta per sempre.

Ci prendono in giro: l’assessore catanese Licandro conferma l’accordo, precisando che l’operazione “è stata sin dall’inizio condivisa con il Mibact, con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Torino e il Cda”.

Abbiamo ragione noi a parlare di scippo. Questa è un’operazione ancora tutta da chiarire, premeditata a freddo e che viene da lontano. Non è affatto una questione innocente..
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I nodi cominciano a venire al pettine. Ora Catania e Torino si contraddicono…
Sull’affaire del trasferimento di parte dell’Egizio a Catania le notizie si susseguono ora dopo ora. Come sapete, oggi il Museo Egizio “è stato costretto” dall’azione di informazione del Comitato Museo Egizio patrimonio inalienabile a diramare un comunicato per giustificarsi di fronte a quelle che loro definiscono “ovvietà”.
Ma queste ovvietà non dovevano essere poi tanto ovvie: il Museo Egizio ha smentito l’esistenza di un accordo che, invece, a Catania danno per concluso. Lo ha ribadito proprio oggi in consiglio comunale l’assessore catanese Licandro, dopo che si era sentito dare del bugiardo dai colleghi che avevano letto il comunicato dell’Egizio. Così Catania ha smentito la smentita di Torino…
Abbiate pazienza: non ci sembra una cosa seria, qui c’è qualcuno che fa troppo il furbo. Noi vogliamo vederci chiaro perché, a questo punto, non abbiamo alcuna fiducia. (21.2.2017)
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COMUNICATO STAMPA

In risposta al comunicato del Museo Egizio e ai fake.

Catania conferma un trasferimento definitivo di parte dell’Egizio. La situazione è sempre meno chiara.

La Fondazione Museo delle antichità egizie ha replicato alle proteste dei cittadini per la ventilata mutilazione della collezione con un comunicato che, con stizza e una certa supponenza, afferma di specificare “ovvietà”. “Ovvietà” forse per coloro che si comportano come fossero i padroni della storia di Torino, per nulla per i Torinesi che erano all’oscuro dell’operazione e che oggi, di certo, si rallegrano di venire a conoscenza di qualche velata informazione in più.
Necessarie, peraltro, alcune precisazioni, che ci auguriamo gli organi di stampa presentino con il medesimo risalto.

Se le notizie circolanti sono definite “imprecise” è perché la comunicazione del Museo e delle istituzioni è carente e opaca. Gli organi di informazione infatti, hanno riferito che i reperti in via di trasferimento sarebbero 300, 3.000, 17.000. Non possiamo che rallegrarci ulteriormente per il fatto che il nostro intervento sia già servito: la Fondazione scrive che saranno in numero «non … superiore ai 300 pezzi»… ma per iniziare. Notizie più precise sembrano invece arrivare da un quotidiano on line, in cui l’assessore catanese Licandro dichiara: “Confermo che, dopo l’accordo quadro definito a Torino il 31 gennaio scorso, le avvocature e gli uffici tecnici della Fondazione, della Soprintendenza e del nostro Comune stanno lavorando alla definizione dell’accordo conclusivo, che sarà sottoscritto in tempi brevi, per l’apertura a Catania di una sezione del Museo Egizio”. Lo stesso assessore ha aggiunto che la notizia dell’accordo quadro è stata diffusa proprio dal Museo e ha anticipato che prima dell’esposizione permanente il Convento dei Crociferi ospiterà una mostra con circa trecento pezzi. Quindi parrebbero 300 reperti solo per iniziare, poi sembra si procederà al trasferimento di intere collezioni…

─ Da Torino si dichiara che l’accordo non è ancora stato firmato, mentre i media a Catania sembrano sostenere il contrario, cioè l’apertura di una succursale del Museo Egizio.
Come al solito non c’è chiarezza di informazione e si tenta di depistare i cittadini mettendoli di fronte al fatto compiuto.

─ La città di Catania è un ente in bancarotta, non in grado di gestire nemmeno l’attività ordinaria. Come si fa a pensare di affidargli parte del Museo Egizio? Perché questa scelta? Si sta cercando di allestire un museo permanente in una città dissestata, non in grado di fornire sufficienti garanzie, che però da questa operazione ha già incassato 2,6 milioni di euro nell’ambito del “Patto per Catania”. Di certo i comuni di Leiden, Karlsruhe e San Pietroburgo, dove sono in corso mostre itineranti con materiale del Museo Egizio, possono offrire garanzie superiori. In ogni caso non ci risulta sia stato loro concesso un prestito trentennale: una cosa mai vista prima.

–– È oltremodo desolante constatare come i Torinesi vengano espropriati delle proprie testimonianze storiche, artistiche e identitarie e come «lo Stato Italiano, proprietario del bene» conceda loro il semplice usufrutto. Ciò significa che se in futuro il “proprietario” decidesse di trasferire l’intero Museo Egizio altrove, si sentirebbe completamente autorizzato. Noi cittadini, come sempre, dovremmo soltanto tacere. Intollerabile inoltre la protervia dell’assessore catanese Orazio Licandro: «Il patrimonio del Museo Egizio è dello Stato, per questo c’è il ministro che dice sì o no … sarà il ministero a mandare avanti questa operazione». Come dire: ci pensiamo noi che siamo i padroni, i Torinesi non sono parte in causa.

Il comunicato, inoltre, non spende una parola sulla risibile scusa che a Torino non ci sarebbe lo spazio per esporre i reperti. Ci si domanda perché avanzare un pretesto tanto insostenibile se tutta la questione non fosse poco chiara.

─ Che si tratti di una cessione definitiva, vale a dire l’apertura di un vero e proprio museo a Catania e non di una mostra temporanea, ce lo confermano indirettamente i comunicati, laddove si distingue chiaramente tra questa operazione e le “mostre temporanee” già realizzate.

─ Rimane comunque fermo, in ogni caso, il principio della non trasferibilità dei pezzi, a prescindere dal numero. Appare quindi puerile, inaccettabile e indifendibile la linea adottata dal Museo in un comunicato, che cerca di sminuire la gravità dell’operazione tentando di sviare l’attenzione sul numero dei reperti sottratti.

Il “Comitato Museo Egizio patrimonio inalienabile” va avanti, soprattutto per informare correttamente i cittadini ─ tenuti all’oscuro degli accordi intercorsi nelle segrete stanze.
La collezione dell’Egizio, che ha contribuito a rendere Torino celebre nel mondo, fa parte integrante dell’identità e della storia cittadina e, in quanto tale, è un bene indisponibile, indivisibile e inalienabile, che non può venire separato da Torino nemmeno in parte. (22.2.2017)

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