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La lingua piemontese

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La Lingua Piemontese, lingua regionale e minoritaria


Il Piemontese (nome nativo Piemontèis, codice ISO 639-3 pms) è una lingua neolatina occidentale.
I suoi caratteri tipologici ne fanno un idioma completamente autonomo dall’italiano, più prossimo all’occitano (o provenzale), al francese, al franco provenzale, al catalano.
Il piemontese è diverso dall’italiano sul piano fonologico, morfologico, sintattico, e proviene da una tradizione lessicale in gran parte straniera alla lingua di Dante ed ai suoi dialetti.
Tutti gli studiosi più importanti non hanno alcuna remora nel riconoscere che il piemontese è una lingua totalmente indipendente dall’italiano e dai suoi dialetti.
Il piemontese è la lingua del Piemonte. In qualche vallata occidentale è parlato a fianco dell’occitano-provenzale e del francoprovenzale.
Per lingua piemontese si intende il linguaggio emerso verso la metà del Seicento sulla base dei parlari del Piemonte occidentale, diffondendosi velocemente; almeno come lingua dell’esercito si parlava anche in Val d’Aosta (dove è ancora parlato), arrivando addirittura a penetrare in Savoia e a Nizza Marittima.
Il primo documento letterario pervenutoci (i Sermon Subalpin) risale al XII secolo.
A partire dalla fine del Seicento il piemontese diviene il mezzo di espressione di una splendida produzione che conosce la propria età dell’oro nel secolo XVIII.
La prima grammatica è del 1783; le norme grafiche descritte in quell’opera sono in uso ancora oggi, con poche variazioni.
La letteratura piemontese è abbondante, ed ha toccato tutti i generi: esiste una prosa piemontese non solo critica e giornalistica, ma anche scientifica, dal momento che diversi studiosi hanno fatto e fanno uso della nostra lingua per comunicare i risultati delle loro ricerche.
Il piemontese è riconosciuto lingua minoritaria meritevole di tutela dal Consiglio d’Europa, dall’UNESCO, dalla Regione Piemonte e da numerosi organismi internazionali. La legge approvata dal Parlamento italiano lo ha invece escluso e discriminato per ragioni puramente politiche.
Il 15 dicembre 1999 il Consiglio Regionale del Piemonte ha votato all’unanimità un documento (O.d.G. 1118) che riconosce alla lingua piemontese lo status di “Lingua regionale del Piemonte”.

Dichiarazione del prof. Bossong

Dichiarazione del prof. G.P. Clivio

O.d.g.1118

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Nel 1975, alla caduta della dittatura, la lingua catalana (proibita sotto Franco) era in forte regresso, e si disperava di salvarla dall’estinzione. Eppure, nel 1998, il catalano è stato dichiarato “fuori pericolo”, ed è diventato una delle lingue ufficiali dell’Unione Europea. Cos’è successo a questa lingua, così simile al piemontese, nell’arco di poco più di vent’anni?

I Catalani hanno ritenuto che non fosse giusto che l’antica lingua della loro gente morisse, solamente perché il potere l’aveva dichiarata “sorpassata”, fuori moda, inutile. Hanno continuato a parlarla. Hanno instaurato una seria politica di informazione e sensibilizzazione sui valori che una lingua porta con sè, sull’importanza che riveste nell’ambito della cultura - locale e universale -, sulla visione del mondo che esprime. L’hanno trasmessa ai loro figli; l’hanno insegnata e l’hanno portata nelle scuole; le hanno approntato tutti i mezzi necessari alla sopravvivenza. L’hanno rispettata nella toponomastica, nell’onomastica, sui giornali, nelle televisioni, nella musica e in ogni altra espressione artistica. E l’hanno salvata. La Catalunya, dal punto di vista culturale, è oggi una delle regioni più importanti d’Europa. È bilingue: è ricca due volte.

Il Piemonte vive oggi la realtà catalana di oltre vent’anni fa.

La lingua piemontese è in regresso. Il potere e i suoi mezzi di informazione la vogliono ridurre ingiustamente a “dialetto”, la cultura che essa esprime è definita “folklore”, le sue espressioni artistiche sono relegate nell’ambito delle “curiosità”.

Ma coloro i quali vivono oggi in Piemonte sono sempre più coscienti della sua importanza, e sono disposti ad impegnarsi affinché la ricchezza culturale che attraverso essa si esprime escano dal ghetto dei costumi tradizionali, della poesia d’occasione, della nostalgia del buon tempo andato, delle risate a buon mercato.

Per dare un futuro alla lingua e all’identità del Piemonte non bastano più i generosi sforzi volontaristici degli appassionati.

L’impegno dei professionisti, determinato e costante, per una programmazione culturale che, nel volgere di pochi anni, arresti il calo vertiginoso dei locutori della lingua piemontese, è fondamentale.

La scuola, che si rivolge ai giovani “traditi” dalle famiglie - che non hanno trasmesso loro la ricchezza della lingua dei padri - rappresenta il primo passo, che Vi invitiamo a compiere insieme, oggi.