Italia: condannato il ministro che impugnò la legge sulla lingua piemontese

Questo signore è quello che fece in modo che la lingua piemontese fosse esclusa da ogni forma di riconoscimento. 

È il ministro italiano che nel 2009 fece ricorso alla corte costituzionale contro la legge 11 della Regione Piemonte sulla lingua piemontese. Degno rappresentante dello Stivale del malaffare e delle 5 mafie.

Lui pretenderebbe di dirci come dobbiamo parlare. Ora è stato condannato a 4 anni.

 

Mercoledì 13 Febbraio 2013 – Raffaele Fitto condannato a 4 anni

BARI – La sentenza del processo di primo grado, denominato ‘La Fiorita’, è arrivata dopo oltre 28 ore di camera di consiglio. L’ex ministro Pdl era accusato di corruzione e finanziamento illecito dei partiti

Raffaele Fitto è stato condannato a 4 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
La sentenza del processo di primo grado, denominato ‘La Fiorita’, è arrivata dopo oltre 28 ore di camera di consiglio nella seconda sezione del Tribunale penale di Bari.
La Procura della Repubblica aveva chiesto una pena a 6 anni e 6 mesi.
Condannato per corruzione e illecito finanziamento ai partiti a 3 anni e 6 mesi anche l’imprenditore del settore sanitario Giampaolo Angelucci.
L’esponente Pdl, capolista alla Camera per le elezioni politiche, era accusato di corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso di ufficio, perpetrati negli anni tra il 1999 e il 2005 quando era presidente della giunta regionale della Puglia. E’ stato invece assolto per un altro episodio di abuso di ufficio e per un episodio di peculato. Mentre per un altro caso di corruzione la Corte ha disposto che gli atti vengano rimessi al pm per una nuova valutazione.
L’appalto incriminato è quello per la gestione di 11 residenze sanitarie assistite, diffuse in tutta la Puglia. Al centro dell’inchiesta gli scambi tra il gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci e lo stesso Fitto per fare in modo che Tosinvest vincesse l’appalto pluriennale, del valore di 198 milioni di euro, in cambio di una presunta tangente da 500 mila euro a favore del movimento politico ‘La Puglia prima di tutto’, fondato dal parlamentare del Pdl nel 2005 per affiancare Forza Italia alle elezioni regionali.
In totale sono state 13, su circa 30 imputati, le condanne emesse dalla seconda sezione del Tribunale penale di Bari. Le pene più alte hanno riguardato i fratelli Dario e Piero Maniglia, imprenditori salentini, condannati rispettivamente a quattro anni e sei mesi e a quattro anni di reclusione. Il pubblico ministero Renato Nitti aveva chiesto otto anni per il primo e sei anni e sei mesi per il secondo. [fonte]

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