Il crollo di Frinch / Frinco | Come si è arrivati all’emergenza

Il castello di Frinch (Frinco -AT) è citato fin dal XII Secolo. Fu dei Pelletta, dei Turco, dei Mazzetti, che nel 1487 vi installarono la zecca.
Passò poi ai Savoia, ai Roero di Settime e agli Incisa di Camerana.
L’11 Aprile 1193, sui prati antistanti, fu sancita la pace fra Asti e il marchese Bonifacio I del Monferrato, che dovette cedere il possesso della Rochèta (Rocchetta Tanaro), ottenuta dopo che la marchesa Domicella di Incisa era stata privata dei suoi beni dall’imperatore Enrico VI per avervi imprigionato i consoli genovesi diretti presso Philippe Auguste e Riccardo Cuordileone. Il 19 Aprile 1227 nei suoi saloni Bonifacio II di Monferrato firmò l’alleanza con Asti.
Il 27 Dicembre 1798 da Frinco (e da Castell’Alfero, Tonco, Calliano, Castagnole, Scurzolengo e Portacomaro) partirono gli Insorgenti piemontesi per un’azione a tenaglia con i contadini di Mongardino, Isola, Vigliano, Montegrosso, Agliano, Montaldo, Mombercelli, Calosso e Canelli, diretti ad occupare Asti e Alba, città in mano ai giacobini; la spedizione ebbe un tragico esito infruttuoso.  
Non lo sapevate? Prendetevela con la scuola italiana e domandatevi il perché, invece, dovreste conoscete tutto sulla mai avvenuta “disfida di Barletta”.

Oggi il castello di Frinch sta crollando. Di certo la colpa non può essere della Vispa Teresa; allora la si addossa al tempo, anzi, al maltempo, come se sul Piemonte non avesse mai piovuto negli ultimi nove secoli.
In qualsiasi luogo al mondo la presenza di un maniero così imponente e carico di storia farebbe la felicità di una piccola comunità di 762 persone. In uno stato criminale come l’italia (dove l’iniziativa privata libera è boicottata, la libertà di stampa non esiste, lo stato e le sue forze dell’ordine sono nemici dei cittadini, le aziende devono fuggire, si importano straccioni e si costringono i laureati ad emigrare e la corruzione è ai massimi livelli mondiali), invece, rappresenta un enorme problema.

La gestione del castello è, oggi, di una curatrice fallimentare del tribunale di Milano, in seguito a un fallimento e a una truffa.

Ora che il grande crollo è avvenuto trapela che c’era stato un «interesse» da parte di Comune-Provincia-Regione, Curia… ONU, NATO, Matteo Renzi, Federazione dei pianeti uniti. «Siamo impotenti, il castello è privato». Già: non sono impotenti soltanto quando devono espropriare case e terreni per far passare le “grandi opere”. E poi, lorsignori sono sempre occupati in cose più importanti.   


Un pezzo di storia sta crollando, il più grande castello del Monferrato sta crollando sulle case sottostanti e nessuno fa nulla per mettere in sicurezza la struttura, anzi la vogliono far crollare solamente per accedere alle proprietà ancora esistenti.

È vergognoso che gli Enti pubblici siano complici di questo scempio! Aiutateci a protestare, unite la vostra voce alla nostra.


C’era una volta il castello di Frinco, che da mille e più anni ha visto avvicendarsi grandi e piccole storie nella Storia.
Potenti famiglie di marchesi si sono susseguite a difesa del Marchesato di Frinco, dal Medioevo in poi, entrando a far parte della storia del Monferrato e del Piemonte.

Non dimentichiamo la famiglia degli Oblati di San Giuseppe che, grazie al padre  Giuseppe Marello, oggi santo, nobilitò moralmente il castello e il paese di Frinco con la sua opera cristiana.
 
Il castello di Frinco è un libro aperto, dove possiamo leggere la sua storia, attraverso le sue testimonianze architettoniche, nonostante sia stato depredato e oltraggiato da vandali e ignoranti, che hanno fatto man bassa di tutto ciò che poteva essere asportato.

Nonostante tutto, per chi vuole ascoltare, il castello ci parla ancora della sua storia, e non c’è luogo in esso che non ci rammenti le avventure di cui è stato protagonista.
Bisogna ascoltare con il cuore, per comprenderne l’importanza.
Quanti ne sono capaci? 

Il castello di Frinco appartiene ad una famiglia di marchesi la quale, con tanto amore e coraggio, ha strappato il castello al degrado e all’abbandono, cercando di conservare la sua verginità rispetto alle facili speculazioni economiche, con le conseguenti contaminazioni edilizie e adattamenti stilistici.

Il progetto che la famiglia persegue da anni è quello di aprire le porte del castello alle persone che sanno vedere e ascoltare anche con il cuore, che rispettino la storia e il castello.  

Purtroppo spesso suscita interesse soltanto per possibili speculazioni: albergo a 5 stelle, residence per anziani agiati, ristorante ed enoteche di lusso, appartamenti per pochi privilegiati, ecc…
I costi per le ristrutturazioni, i restauri e la manutenzione sono onerosi. Se si pensasse anche di dotare il castello di tutti i comfort, come tutte le residenze di lusso oggi di moda, necessiterebbe di grandi investimenti, e le imprese e società vorrebbero avere la certezza del rientro economico, speculando il più possibile sulla sua destinazione d’uso.
A nessuno di questi interessa la sua storia, se non come valore aggiunto.
Oggi questo gigante chiede rispetto e attenzione, per quello che ha dato e per quello che potrebbe ancora dare.
 


Dal 1992, dopo che altri avevano già rinunciato, l’ing. Gianfranco Pica Alfieri, con forte motivazione, ha acquisito legalmente il castello. Da allora, la famiglia, da sola, ha investito tutte le proprie forze e risparmi per la sua conservazione. Infatti il castello ha visto numerosi ed importanti interventi quali, ad esempio: il consolidamento delle mura di cinta e dell’edificio, il tirantaggio e la ricostruzione di alcune volte, il rifacimento di oltre 2500 metri quadrati di tetto, l’impermeabilizzazione di un cortile, il ripristino e il convogliamento delle acque piovane secondo lo schema originario, senza contare la strada di accesso, gli infissi, le finestre, le inferriate, le principali dorsali di impianti e una bonifica generale. 

È dell’ing. Alfieri anche il progetto di fondazione storica, in vista dell’apertura al pubblico.

Nel capodanno del 2000 apre al pubblico il primo salone, coadiuvato da una federazione di spada antica, con costumi, armature e duelli in sala e, in seguito, anche con la pro loco di Frinco, cene medievali, spettacoli equestri, ecc.   


Dopo alcuni anni di esperienze poco proficue o anche infelici, la famiglia Pica Alfieri nel 2007 cede il castello di Frinco alla società Daupher s.r.l., costituita con un accreditato imprenditore di Milano (Daupher è il nome in longobardo degli Alfieri) per potere ristrutturarlo ulteriormente e aprirlo al pubblico. L‘affare si rivela una truffa: il suo amministratore (complice un notaio, un bancario, un architetto e altri loschi figuri) si dilegua con i finanziamenti bancari ottenuti e destinati al castello: più di un milione di euroIn meno di un anno questa società, in persona del suo amministratore unico e socio al 50%, si è rivelata deleteria per il castello, causando gravi danni alla struttura tramite cantieri abusivi.  
La famiglia, che abita ancora al castello, intenta le cause contro la società e il notaio per invalidare la vendita dello stesso e per truffa. 

17 marzo 2011:  frana. 1° sopralluogo: Comune, VV.FF. | 18 marzo: 1° ordinanza Comune e sopralluogo ing. I. | 25 marzo: 2° sopralluogo: Soprintendenza e Comune | 31 marzo: lettera a procura, prefetto, protezione civile, carabinieri, Comune Asti.

Nel marzo 2011 una frana di mattoni mette in allarme la famiglia, che nota diversi e più gravi cedimenti del fabbricato, ma non avendo più i necessari poteri giuridici per agire si rivolge preoccupata al sindaco del paese, avv. Carlo Conti, che da allora si oppone (solo per ignoranza?)
La famiglia è costretta a lasciare il castello.
Anche il comitato “Salvaguardia del Castello di Frinco”, nato per l’occasione, fa fare perizie da rinomati esperti e ribadisce il pericolo che grava sulle case sottostanti, ma il sindaco nega pubblicamente qualunque pericolo di crolli sul paese e ostacola le azioni del comitato, boicottandolo.

Il Comitato rivolge anche un appello al parlamento (il ministro dei beni culturali era Lorenzo Ornaghi) ma senza esito o risposte.

Stroncato dalle numerose cause intentate, il 17 marzo 2011 l’ing. Pica Alfieri è mancato a 79 anni, lasciando le azioni legali al figlio e alla moglie invalida.
Lo stesso giorno al castello si è verificata la frana e le esequie del marchese Gianfranco Pica Alfieri, ivi sepolto, sono avvenute passando tra le macerie.  


18 aprile 2011: invito via fax al Sindaco a sopralluogo tecnici | 19 aprile: sopralluogo tecnici e ditte | 21 aprile: lettera soprintendenza n. 1 | 8 maggio: raccomandata a soprintendenza, che specifica proprietà | 10 maggio: relazione tecnici (ing. A. e geom. P.) | 28 luglio: 3° sopralluogo: Comune, VV.FF., carabinieri (chiesto dalla procura).

8 agosto 2011: crollo tetto terrazzo lato Chiesa
10 agosto: proposta petizione di paese | 14 agosto: il sindaco dissuade residenti, convocandoli 

17 agosto: salta la riunione con enti locali (pro loco, parrocchia, G.Martini, ecc.)
20 agosto: lite pubblica da parte del sindaco con diffamazioni, offese e testimoni
21 agosto: scritto a Motta e Valle. Sopralluogo arch. B.
22 agosto: esposto in Procura per abusi del sindaco
22 agosto: il Comune nomina l’avv. Venturino
26 agosto: Sopralluogo SEA consulting s.r.l. (prev. 1 sett.)
1 settembre: 2° Ordinanza del comune: ai residenti
12 settembre:  richiesta verbali VV.FF. | 13 settembre: il procuratore non ci riceve (non sono loro competenze)
20 settembre: raccomandata a Sindaco e geometra comunale
26 settembre: lettera soprintendenza n. 2
4 ottobre: provocazioni “anonime” su petizione sito internet
5 ottobre: lettera CeSRAMP a: Regione, Ass. Cultura, Provincia, Comune
6 ottobre: risposta dei VV.FF.: no all’accesso dei verbali
13 ottobre: istanza al prefetto | 17 ottobre: risposta del prefetto
18 ottobre: preventivo di altro geologo (Siena)
7 novembre: 4° sopralluogo: Comune, VV.FF, genio civile, carabinieri (visti i piani superiori)
14 novembre: racc. da parroco: chiede 20.000 euro di danni per il tetto
17 novembre: revoca ordinanze comunali
18 novembre: sopralluogo Uretek s.r.l.
24 novembre: chiesti verbali VV.FF. (no) e genio civile (stupiti per l’inazione del Comune)
17 dicembre 2011: costituzione del Comitato “Salvaguardia Castello di Frinco”.

2012, febbraio: viaggi per consultazione soci scientifici del Comitato SCF
11 marzo: dopo tanta neve, disgelo improvviso e nuovi cedimenti
17 marzo: riunione e sopralluogo tecnici Comitato SCF
23 marzo, Asti: volutamente ignorati da “Castelli Aperti”
26 marzo: Comitato SCF invia telegramma al prefetto
2 aprile: il Comune installa recinzione mobile priva di segnaletica
11 aprile: il maresciallo dei carabinieri annuncia il 4° sopralluogo
21 aprile: il Vescovo impartisce la Cresima a numerosi bambini, folla di parenti
4 maggio: il Comitato SCF fa esposto in Procura per rischio incolumità
6 maggio: ore 11.00, Comunioni; ore 16, Battesimo, folla di parenti

10 maggio 2012: 3° Ordinanza comune, abbattimento alberi
12 giugno: ricorso al prefetto, diffida taglio piante
14 giugno: 5° sopralluogo: Comune, VV.FF., genio civile, carabinieri (no al taglio)
17 giugno: sopralluogo notturno del prof. Sgarbi
20 giugno: sopralluogo del corpo forestale, richiesto dal Comune
23 giugno: conferenza del Comitato SCF, con tavola rotonda alla Provincia
29 giugno: articolo de “La Nuova Provincia” su conferenza e Comitato SCF

2 maggio 2012: « Le disposizioni del Prefetto di sei mesi fa (17 ottobre) sono state chiare: il Comune deve provvedere ai monitoraggi, alla messa in sicurezza del Castello e all’incolumità pubblica. Finora non ha fatto nulla! La recinzione è stata messa come contentino, per far vedere che sta cominciando a far qualcosa. In realtà sta solo prendendo tempo, visto che ha ben altri interessi … »

Dal giugno 2012 questo quadro realizzato dai tecnici del Comitato SCF era nelle mani del Prefetto e del Procuratore della Repubblica.  

10 luglio 2012: il Comune fornisce controdeduzioni al prefetto | 11 luglio: il Comitato SCF in Regione: ass. Cultura e Turismo, con tecnici | 12 luglio: il prefetto non ci fa parlare, non ha visto i documenti | 13 luglio: replica del sindaco su “La Nuova Provincia” | 27 luglio: il Comune integra le controdeduzioni al Prefetto | 6 agosto: il prefetto rigetta il ricorso (notificato il 20).  

« Il Prefetto, SU RIPETUTE INDICAZIONI DA PARTE DEL COMUNE DI FRINCO, ha ignorato la relazione di otto tecnici di fama nazionale, in maniera “burocratica”, respingendo il nostro ricorso con un cavillo opinabile. 
Il vice Prefetto, quando ci ha ricevuti in Luglio, non ci ha fatto neanche parlare e non aveva neppure guardato i documenti ricevuti un mese prima.
La Prefettura ha impiegato 2 mesi + 2 settimane di notifica (!), per trovare questa scusa e lavarsene le mani ».


La cugina del ministro

Nell’agosto 2012, inaspettatamente e stranamente, la società Daupher s.r.l, rappresentata ormai da amministratori “teste di cartone”, dichiara fallimento.
Entra in scena la curatrice fallimentare Valeria Ornaghi – cugina del ministro – la quale sbatte fuori dal castello il comitato, che faceva almeno manutenzione e controlli per preservarlo da nuovi pericoli.

4 settembre 2012: «Dopo le forti piogge dello scorso fine settimana le temperature hanno subìto un calo improvviso e preoccupante di circa 18 gradi…»  

13 settembre 2012: sopralluogo C.N.R. (I.RP.I.) e SEA Consulting | 22 settembre: il Vescovo a Frinco per l’investitura del nuovo parroco, folla numerosa | 9 ottobre: sfratto del Comitato SCF per fallimento della società s.r.l. truffatrice | 12 ottobre: articolo su Gazzetta d’Asti | 19 ottobre: smentite del Sindaco su Gazzetta d’Asti | 25 ottobre: nuovo accesso dei tecnici senza preavviso, cedimenti atrio.

« BRUTTE NOTIZIE
La società […], che ha acquisito con sotterfugi il castello di Frinco truffando la storica famiglia proprietaria, è FALLITA. Purtroppo, questo comporta che martedì 9 ottobre abbiamo dovuto consegnare le chiavi del castello ad un curatore fallimentare.
Questa persona ha mostrato totale indifferenza per il rischio di crolli e per il Comitato SCF. Invece, ha chiesto più volte dove si trovasse “l’arredamento” con la sola intenzione di fare l’inventario, delle cose presenti nel castello, nonostante siano tutte di esclusiva proprietà privata della famiglia e di altri, che ci hanno abitato o soggiornato.
È stato convocato anche il sindaco (!) e se lo sono portati fin dentro gli alloggi privati, dove, tra commenti denigratori ed ilarità (delusi di non aver trovato oggetti di valore), hanno fatto anche danni. Il sindaco blaterava di cose che deve entrare a fare, come il famoso taglio delle piante… (!)
L’ultimo esponente della famiglia non ha potuto presenziare ed ha avuto ripercussioni di salute ».

Ottobre 2012: uno dei tanti appelli inascoltati.  


12 e 13 novembre 2012: il Comune entra nel castello con la ruspa – taglio degli alberi

13 novembre: esposto contro il sindaco per offese | 11 dicembre: convocati, scopriamo danni a causa dell’intervento del comune e crollo del terzo piano17 dicembre: diffida a: sindaco, prefetto, procura, belle arti e a due ministeri.
Il sindaco, denunciato per le offese arrecate, ha subìto il processo presso il tribunale di Asti martedì 2 luglio (2012) […] Il giudice ha condannato il sindaco […] al risarcimento in denaro e alle scuse per iscritto alla persona offesa (anche se si è benissimo difesa da sola!).

Ecco gli alberi condannati a morte dal Sindaco.
Questi pini furono piantati alla fine dell’800 dai padri Giuseppini

« Alle ore 15.00 di lunedì 12 (novembre 2012), sono arrivati due cantonieri con una enorme draga e un camioncino.

Subito dietro, il sindaco, con le chiavi del castello. Hanno aperto la recinzione ed il portone per far entrare i veicoli.
Un membro del Comitato, in compagnia di una frinchese (l’unica non ipocrita), arrivate sul posto, hanno potuto scorgere che era già stata sgomberata la strada d’accesso dai mattoni e dai detriti della frana del 2011.
Nel fare le foto a quello che si poteva vedere dal di fuori della recinzione, hanno sentito il sindaco che diceva, rivolto a chi faceva le foto: Fotografami ‘sto c….!

Subito si è attaccato al cellulare e si sono chiusi dentro. Poco dopo, ovviamente, è giunto il maresciallo “a scopo preventivo”. Nessuna delle due ha rivolto la parola al Sindaco, né sono stati violati divieti, ma il carabiniere è rimasto a fare la guardia, finché non hanno finito le operazioni. Sono stati tagliati diversi alberi proprio lungo la rampa d’accesso, in zona frana. Temevano un attacco di due donne contro tre uomini, chiusi dentro un castello? »

Anziché farli potare da una ditta specializzata, come prospettato nel giugno 2012, gli alberi sono stati tagliati in un sol colpo ed alla radice mediante motoseghe, pregiudicando la loro forza statica di contenimento della collina in smottamento, nonché la loro capacità di trattenere l’acqua.  

Invece, sono state rimosse le macerie che agivano come contrafforti in supporto della statica del sentiero di accesso.  

Oltre a trasformare i pini dei padri giuseppini in legna per i loro camini, i tre del comune si sono concessi un fuori programma del tutto inaspettato: hanno RIMOSSO LE MACERIE della frana, liberando la strada di accesso.
Questa operazione era stata proibita da TUTTI i tecnici coinvolti, compresi i VVF, dal loro primo sopralluogo. Questa massa tratteneva la base del muro e andava rimossa SOLO DOPO la messa in sicurezza dell’edifico. Inoltre, così hanno scoperto le fondamenta dell’arco di accesso sovrastante.   

« Alle 17,30 sono venuti via tutti e tre dal castello perché era ormai troppo buio. La protezione civile e i VVF hanno sempre sostenuto, giustamente, che non bisognava rimuovere le macerie della frana, che fungevano da sostegno al terrapieno.
Gli alberi sono stati l’obiettivo del sindaco fin dal giorno della frana, mentre prima non se ne era mai interessato (è al secondo mandato). Neanche le amministrazioni precedenti ne hanno mai fatto cenno. Nessuna casa sottostante è MAI stata investita dal crollo di un albero, senza contare che la proprietà del castello si estende anche sotto le mura.
Non è stato sufficiente ancorare quelli più inclinati con dei tiranti, né dichiarare che il Comitato se ne assumeva la piena responsabilità! Voleva tagliarli e li ha tagliati! ».

Ecco un’altra diffida fatta dalla famiglia Pica Alfieri nel dicembre 2012, quando il sindaco Carlo Conti ha fatto crollare il soffitto dell’ultimo piano, entrando con ruspe e tagliando gli alberi.

Di quel periodo è anche il progetto dell’ing. Ramello, incaricato dal comune per la messa in sicurezza, atto pubblico, che il comune RIFIUTAVA DI ESIBIRE.
A seguito di questa denuncia, si scoprì che questo progetto prevedeva solo un tetto in lamiera sul lato della chiesa, opposto al crollo…
Quest’atto è stato notificato anche alla Soprintendenza e a due Ministeri, sempre coinvolti e informati. 

La curatrice, invece, si è limitata a danneggiare 4 porte originali, ponendo dei ridicoli lucchetti come questo, volto a impedire l’accesso alla cappella.

Gennaio 2013Visti i danni arrecati al castello e la mancata osservanza di leggi, nei lavori eseguiti, a tutela del monumento e dei lavoratori (legge 626), la curatrice ha chiesto la presenza della Soprintendenza per ogni ulteriore intervento del Comune. La famiglia Pica Alfieri, tramite avvocati, ha fatto un atto stragiudiziale di diffida nei confronti del sindaco per il suo operato. Il sindaco, che aveva interrotto i lavori ammettendo di non essere assicurato, ha dovuto rinunciare alla custodia del castello e restituire le chiavi (alla curatrice…).

6 marzo: sopralluogo con comune e testimoni | 12 marzo: il Comitato SCF scrive una mail collaborativa con allegati alla curatrice

4 marzo 2013: […] Non si spiega come mai il Procuratore della Repubblica di Asti abbia archiviato il recente atto stragiudiziale di diffida a carico del sindaco (con ampia descrizione dei reati penali già perpetrati).

Anche nel 2011 la Procura ha preferito indagare solo l’ignaro prestanome calabrese della società truffatrice (un ragazzo), piuttosto di valutare, come prescritto, anche l’operato del comune.
[…] I continui tentativi del sindaco di insabbiare la questione con mezzi tipicamente “italiani” sono sempre più evidenti.


23 marzo 2013: crolla la piazza del paese

Il sindaco ha più volte dichiarato di non voler spendere soldi pubblici per salvare il castello, perché privato. Il problema di Frinco, però, riguarda tutto il centro storico, con chiesa, abitazioni private e spazi pubblici. Ecco come si presenta la piazza oggi, quasi un anno dopo il suo crollo.
Memori del ridicolo progetto di messa in sicurezza del comune (che prevedeva solo un tetto in lamiera, lato chiesa…!), sarebbe bene che il caso passasse ora nelle mani di persone preparate, competenti e già attive, per evitare nuove sorprese. Il Comitato SCF (Salviamo il Castello di Frinco), coi suoi tecnici, ha dimostrato di essere preparato e, purtroppo, attendibile. I documenti prodotti dimostrano che non ha perso tempo e collabora con enti ed aziende specializzati. 

«È evidente un cedimento del sottosuolo. Forse se non aprivano il cantiere mesi fa era meglio. Poco dopo il campanile finisce la viabilità, cioè SOTTO gli ALBERI appena ABBATTUTI…». «Chissà se i frinchesi cominciano a rendersi conto!»

25 marzo 2013: la curatrice scrive al prefetto | 26 marzo: la curatrice diffida il Comitato SCF tramite suo avvocato | 7 aprile: dopo piogge e sbalzi termici, piccolo crollo nel salone corte | 22 aprile: sopralluogo di Comune, CTU e CTP, il Comitato attende fuori per ore | 28 aprile: il sindaco convoca i residenti per lo sgombero, ma questi non accettano | 2 maggio: sopralluogo solo Comune e CTP, senza controllo | 13 maggio: nuovo cedimento della frana sul viale di accesso | 2 giugno: avvistato un drone per riprese video volteggiante sul castello

Nel maggio 2013 (dopo un’ulteriore frana al castello), la giudice del Tribunale fallimentare di Milano ha autorizzato ufficialmente la vendita del castello, in carenza di poteri, ponendo l’asta il 17 settembre (2013): un abuso, alla luce dell’esistenza di una causa da parte della famiglia contro la società s.r.l. e un’istanza pendente per la rivendica del bene stesso.
« Queste disposizioni ci fanno pensare che vi possano essere influenze dall’alto per la vendita di un bene tanto ambito. La curatrice è cugina del Ministro dei Beni Culturali, Ornaghi Lorenzo, (governo Monti), il quale, a sua volta, era già in precedenza venuto in possesso di una nutrita documentazione sul castello proprio da parte del Comitato SCF, attraverso interpellanza parlamentare.
La famiglia denuncia tutti: perito, curatore, giudice ».

Dopo il crollo della piazza e un nuovo cedimento sul viale di accesso del castello, nel maggio 2013 la famiglia deposita una nuova diffida, in cui si sottolinea come (contrariamente alle dichiarazioni pubbliche del sindaco) l’INTERO PAESE sia SOGGETTO A SMOTTAMENTI e si chiede di scongiurare la paventata DEMOLIZIONE CONTROLLATA. ▼

Ultima istanza al Prefetto, del maggio 2013
Dopo aver tagliato gli alberi, il comune, invece di mettere in sicurezza, prospettava, infatti, persino la demolizione! 


31 maggio 2013: PRIMO SOLE, NUOVI CROLLI

« C’è stato un ulteriore cedimento in corrispondenza della frana, già “messa in sicurezza” dal comune 6 mesi fa con un nylon
Stamane il curatore doveva riconsegnare alcune automobili trattenute nel castello, purtroppo non è stato possibile perché, all’apertura del portone, si è presentata questa nuova sorpresa.
Il Comitato SCF ha potuto realizzare queste foto, perché prontamente avvisato dal proprietario delle auto, che ha dovuto rinunciare a passare sulla rampa, per i troppi rischi.
Sul posto sono intervenuti anche il tecnico comunale, convocato invece dal curatore, e il solito cantoniere che, armato di pala (!), pensava di risolvere facilmente il problema…  

4 giugno 2013: 1) A due anni di distanza, il Sindaco non ha fatto NULLA per salvare da altri crolli il castello e per salvare vite umane.
È stato apertamente ostile ed ha insabbiato il più possibile la verità, sfruttando le sua conoscenze presso le istituzioni, in quanto sindaco e avvocato.
Nessuno sta provvedendo alla manutenzione ordinaria del castello, cosa che aggrava fortemente il suo stato.

Nelle abitazioni in prossimità del Castello appaiono improvvisamente strani buchi nel terreno…

2) La piazza è ancora chiusa al traffico per via del crollo del pavimento, dopo i lavori ai “voltoni” sottostanti.
Ha cercato di addossare la colpa all’acquedotto, per “coprire” il direttore dei lavori, arch. Vaccario, che, oltre ad essere un sindaco, cioè un collega, ha fatto parte della Commissione tecnica del Comune di Frinco nel 2009, anno in cui è stato assegnato il lavoro di ristrutturazione dei voltoni PROPRIO a lui.
Il responsabile dell’acquedotto ha rigettato ogni responsabilità, dimostrando che la dispersione delle acque intubate è pari a zero.

3) Fessurazioni nelle case, cantine sempre allagate, pozzi strapieni, buchi e cedimenti nel terreno, ecc. chiudono il quadro della situazione a Frinco.

4) Aspettiamo il morto.

Ecco il tanto acclamato cantiere dei Voltoni sotto la piazza, che il Comune si è affrettato ad iniziare, senza considerare che tutte le case adiacenti hanno da tempo problemi statici.

15 settembre 2013: L’obiettivo della curatrice, che lamenta la stessa mancanza di fondi per le opere di messa in sicurezza, è quello di vendere subito il castello, pur sussistendo il dubbio dell’effettiva liceità dell’atto, probabilmente per sottrarsi alle responsabilità penali legate all’eventualità di crolli.
Ne propone la vendita a persone con cui è già entrata in contatto, le quali, nel frattempo, nonostante l’ordinanza che vieta l’ingresso ai non addetti, hanno già avuto modo di accedere al castello e di visitarlo!
Ha fatto eseguire una perizia del castello, sottostimandolo al limite del ridicolo e con tanto di discutibile business plan.
Tutti i beni mobili, appartenenti alla famiglia che lì abitava, sono stati sequestrati, anche se non appartenenti alla società, con l’intenzione di vendere anche quelli per fare ulteriore “cassa”. 

LA CURATRICE VORREBBE SVENDERE IL CASTELLO A UN MILIONE DI EURO SULLA BASE DI UN BUSINESS PLAN FATTO SU MISURA PER UN ACQUIRENTE CHE, CI DICONO, DOVREBBE INVESTIRE € 12 MILIONI PER TRASFORMARE IL MONUMENTO VINCOLATO IN HOTEL DE CHARME, CON UNA “SPA” NELLE SCUDERIE.

30 novembre 2013: resoconto della situazione attuale:
Dopo che la prima vendita all’asta è andata deserta, non sappiamo ancora se la curatrice voglia riproporre una seconda vendita, nonostante le cause e i ricorsi.
Intanto al castello nessuno si occupa da tempo della manutenzione: la vegetazione cresce indisturbata, con gravi conseguenze; i fessurimetri posti dal Comune non sono stati più monitorati dagli addetti e, quindi, inutili. Il telone di nylon che ricopre il fronte della frana è di nuovo squarciato dalle piante e dai detriti. Le canaline di convogliamento e scorrimento acque piovane sono intasate dal fogliame.
Il disinteresse per il monumento è totale. È ormai in stato di abbandono da mesi!
Di tutto questo sono responsabili il sindaco Carlo Conti e la curatrice fallimentare Valeria Ornaghi che, pur avendo ammesso e dichiarato lo stato di pericolo per il castello e il rischio per l’incolumità di alcuni residenti limitrofi, non fanno assolutamente nulla.
Speravano nella vendita per levarsi tutte le responsabilità.
Il sindaco, che doveva imporre l’evacuazione di alcune case, ha solo ventilato questa possibilità, sminuendo così l’entità del pericolo.  In paese soltanto una persona ha deciso di dormire altrove anziché sotto il castello. […] 

Il 2 dicembre 2013 il Comitato scrive: « Abbiamo confidato nelle Istituzioni, nella Giustizia, nella Legge, nel Parlamento, nei Ministeri, nelle Procure, nei Magistrati, nei Giudici. Per esperienza diretta oggi sappiamo come funziona il Sistema Italia.
Abbiamo chiesto di tutelare e salvare un monumento storico; abbiamo denunciato il pericolo che esso comporta per gli abitanti del paesino; abbiamo chiesto di occuparci almeno della manutenzione del castello; abbiamo rivendicato la proprietà dei beni mobili in esso contenuto; abbiamo sollecitato la necessità di fare indagini idrogeologiche in zona; abbiamo messo in evidenza cedimenti e fessurazioni di altri luoghi, privati e pubblici, in paese. Abbiamo solo trovato un muro di omertà, falsità e minacce.
Lo Stato non si assume l’onere di finanziare opere per la salvaguardia di un bene storico […], ma è bensì disposto a disfarsene, trovando il sistema (illecito) per svenderlo a privati di loro conoscenza; per “sollevare” lo Stato da questa incombenza bisogna mettere sul tavolo la nostra proposta.
Questo privato lo dobbiamo trovare noi. Occorre un partner finanziario che investa nel castello e nel suo potenziale economico. Un investitore che condivida le nostre idee, i nostri progetti di apertura al pubblico. Un privato, un’impresa, una fondazione, un ente o addirittura un altro Stato che adotti il castello».

Dal 23 dicembre 2013 il sindaco può dormire sonni tranquilli, aspettando la fine del suo mandato e il prossimo tentativo di vendita (nuovo abuso) nel maggio 2014!
Se a questi  […] non frega nulla dei residenti e persino dei fedeli, figuriamoci del monumento.  

Nonostante il comitato SCF avesse per primo sollecitato tutti, e fornito ampia e attendibile documentazione, ora che anche i più ottusi han dovuto riconoscere il pericolo, nessuna proposta di collaborazione è pervenuta in segreteria. Tutti i tentativi del comitato sono stati boicottati: ostruzionismo, intimidazioni, bugie, offese.


Il grande crollo del 5 febbraio 2014

Adesso il sindaco fara`mettere ancora una nuova copertura con il nylon?

Era così, e si poteva salvare!  

La struttura del tetto è visibilmente nuova e provvista di “fermacoppi”. Fa parte dei molti lavori che sono stati realizzati dalla famiglia Pica Alfieri e pare sfidar ancora le leggi della fisica.
Vicino ad un muro portante si vede bene penzolare la testa di un grosso tirante, realizzato dall’ing. Pica Alfieri, che non ha ceduto.

Una voragine si apre ora allo sguardo, là dove prima sorgeva un complesso impianto medioevale. La torre crollata era stata realizzata ai primi del Settecento, come rinforzo a sostegno della struttura.  

Completamente cancellato il corpo di guardia dell’ingresso.
Notate come, invece, stiano bene gli alberi sopravvissuti all’ira del sindaco. Dove sono (ed erano!) alberi, non si è mosso nulla…  

Niente più corpo di guardia con portone di accesso e neppure più strada di accesso.  

«Zona a rischio crollo»: così ancora definita dal Comitato il 24 settembre 2011.

Questo angolo fu sommamente descritto, in una lettera del 5 ottobre 2011, scritta dal Centro Studi e Ricerche storiche sull’Architettura Militare del Piemonte alle autorità:

«È da osservare che, in un quadro materiale fortemente stratificato, il blocco edilizio si direbbe uno tra i più antichi del castello, databile approssimativamente al primo XIII secolo, a giudicare dalla composizione dell’arco di accesso, bicroma, in mattoni e conci di arenaria disposti a doppia ghiera ognuna conclusa da un bardellone, confrontabile con un ricco repertorio di soluzioni simili conservato nella città di Asti.
Non sono infatti così comuni castelli esplicitamente connotati in maniera residenziale, come le strutture di Frinco testimoniano. Al di sopra dell’arco di accesso, in buona sostanza in corrispondenza della porta-finestra settecentesca che si apre sul piccolo balcone, sono ancora chiaramente leggibili le tracce di una grande polifora tamponata, che suggeriscono di collocare in questo settore dell’edificio il palacium castri, ossia l’area di diretta pertinenza signorile che, nel caso specifico, mostra un’evidente quanto rara specializzazione funzionale in senso residenziale»  

Ecco la recente ordinanza comunale del 6 febbraio (giorno dopo il crollo), che oltre alla rimozione delle macerie e un nuovo telone di nylon, dispone anche la “demolizione delle parti non crollate e pericolanti”. 

In realtà in questo documento il sindaco chiede cose impossibili, come la rimozione delle macerie, tutelando la sicurezza del versante (impossibile) o coprendo con un telo la parte esposta, cioè ad altezze accessibili solo a chi vola.  

Questi ignoranti pensano ai costi per la rimozione delle “macerie”, che in realtà non andrebbero rimosse per sicurezza e andrebbero, invece, recuperate e inventariate con cautela.
Oltre a mattoni ed altro, vi sono probabilmente le cornici di alcuni archi gotici policromi da salvare.
Sullo sfondo, si vede l’ultima parte di mura rimasta in piedi, ovvero quella recante ancora le radici degli alberi tagliati dal sindaco…   

Nel sito del  Comitato SCF sono presenti molti documenti, tecnici e giuridici, da consultare e scaricare.

I testi e le foto di questa documentazione sono tratti dal gruppo Facebook Amici del Castello di Frinco.

 Castello di Frinco

 28.3.2014 – «Il castello di Frinco cade a pezzi. Si intervenga prima che sia troppo tardi!»

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