22 Aprile 1345. La Bataja dël Gamnari

Ël Gamnari come appariva ancora nell’Ottocento (disegno di Clemente Rovere).

Questo nome non dirà nulla a molti, ce ne spiace, ma non è colpa loro: la storia del Piemonte precedente l’Ottocento – cioè prima dell’Italia – è stata cancellata dai libri di storia e dalla memoria.
Ragione in più per impegnarci affinché torni ad essere considerata (e magari promossa con articoli e film nell’àmbito di mezzi di comunicazione finalmente liberi).
 

Nella prima metà del Trecento Ël Gamnari era un castello sito nel territorio di Santena (San-na), località della Repubblica di Chieri (Chér).1
 
Alla morte dell’imperatore Arrigo VII, nel 1313, il guelfo “ribelle” Roberto d’Anjou, conte di Provenza, re di Napoli e di Sicilia, pareva non avere più rivali che potessero fermare la sua espansione. Invece l’avanzata angioina fu arrestata nel 1327 dal nuovo imperatore Lodovico IV “il Bavaro”, e re Roberto si dovette accontentare di sottomettere una gran parte del Piemonte meridionale.

I tre grandi Stati del Piemonte erano Savoia, Monferrato e Saluzzo. Le nostre città erano dilaniate dalle lotte fra guelfi e ghibellini i quali, senza che nessun trattato riuscisse a fermarli, alleandosi ora all’uno ora all’altro angustiavano in continuazione le popolazioni.2

Dal 1339 Chieri si era sottomessa agli Angioini e ne era diventata una roccaforte strategica che subiva i continui attacchi dei suoi ghibellini fuoriusciti, del Monferrato e di Saluzzo, senza che gli aiuti di Re Roberto e di Giacomo d’Acaja risultassero risolutivi.3 Proprio i fuoriusciti erano particolarmente insidiosi: ponendo le proprie basi nei castelli di loro proprietà sul territorio chierese, ne uscivano per compiere scorrerie, assassinî e occupazioni grazie al sostegno di Moncucco, che era passato dalla parte del Monferrato.

Mezzo Grosso di Giovanni II del Monferrato,
coniato a Civass/Chivasso.

Nel 1343 re Roberto morì, e sul trono di Napoli salì la diciassettenne Giovanna d’Anjou. Il marchese del Monferrato, Giovanni II Paleologo, era divenuto il capo della lega ghibellina; cacciati i guelfi da Asti ora minacciava nuovamente di rovesciare Chieri.
I guelfi astesi fuoriusciti avevano assunto un ruolo di primo piano in Alba e, con l’appoggio degli Angioini, attendevano l’occasione favorevole per riprendere il controllo di Asti. La città chiese allora la protezione di Luchino Visconti offrendogli la signoria 4 e, forte di questo appoggio, ruppe una tregua impadronendosi di alcune terre degli Acaja (guelfi), di Poirino, Masio e Tegerone;5 dovette intervenire il papa Clemente VI a chiedere lo sgombero e a far concludere un’altra tregua per tutto il Piemonte, sollecitando i Visconti a tenere tranquilli Asti e il marchese del Monferrato, che fremeva per intervenire nell’Alessandrino.
 
I Monferrini, cacciati i guelfi da Alba, tornarono a intimorire Chieri, che invocò l’aiuto della regina Giovanna. La regina inviò quindi en Lombardye un proprio siniscalco, Renforsa d’Agoult, con i suoi nobili ed esperti cavalieri provenzali.

Il 13 maggio 1344 il Renforsa, dopo diciannove giorni di assedio, prese Verzuolo; l’anno dopo, sostenuto dai fuoriusciti guelfi chieresi e albesi, attaccò la stessa Alba – che cadde per tradimento – e fece tagliare la testa ai principali avversari («De ceulx, qui plus vous on grevé, / Prenez en trois pu cinq, ou quatre, / Et leur faictes la teste abattre / Ius des espaulez. Il me plaise, / Ceulx respondirent, se soit fait»).

Non appena conquistata Alba i guelfi proposero di dirigersi subito su Chieri («Alons vers Quier nostre pays») e, certi che il marchese del Monferrato non avrebbe fatto in tempo a radunare le proprie forze, cavalcarono verso le Gamenaire dove i ghibellini di Chieri avevano trovato rifugio, e vi posero l’assedio.

San Giòrs, Patrono del Monferrato, in un affresco
nella chiesa di Santa Maria di Viatosto ad Asti.

Gli assediati seppero respingere i primi attacchi e mandarono una richiesta di aiuto al marchese: 6 «Secourrez nous sans demourrance, / Gentil marquis de Montferra, / Venez voir l’ost de Renforza, / Le quel veult vostre honneur abbatre; / Venez vous tost à lui combattre». La battaglia si annunciava più ostica del previsto, tanto che i ghibellini di Chieri, rinchiusi nel castello, e i cavalieri del Renforsa giunsero addirittura a un patto: se i Monferrini non fossero accorsi entro il vespro del 22 aprile – vigilia di San Giorgio, protettore del Monferrato – gli assediati di Gamenario si sarebbero arresi.

Iehan, le noble marquiz de Montferra, venuto a conscenza del patto, mosse subito verso Santena insieme con il suo giovane cugino Ottone di Brunswick-Grubenhagen e i suoi cavalieri e vassalli di Casal, Gabian, Moncucco, Camaigne (Camagna), Chiresy (Ciarzin/Cereseto) e con i cavalieri ghibellini di Ast, Pavie, Coconay (Cocnà/Cocconato), La Rochette (Rochèta/Rocchetta), Ancise (Ansisa/Incisa), Dazel (Zèj/Azeglio), Septem (Seto/Settimo), Valperghie (Valperga), Ponson
La mattina del 22 Aprile 1345 giunsero in prossimità dell’accampamento angioino 7 e un araldo consegnò les gants de battaille al Renforsa.

Ma questi cercò di gabbare gli assediati facendo suonare la campana del vespro alle tre del pomeriggio per costringerli alla resa promessa, minacciando di copper la teste a vous hostaiges che si erano consegnati per suggellare il patto. Mentre ancora fervevano le trattative, gli angioini, con un colpo di mano, gettarono un ponte sul fossato e presero il castello di sorpresa. Stavano ancora apprestando le difese che comparvero i Monferrini i quali, gridando Rome reiter, sus Rome reiter! 8 si gettarono in battaglia.

La battaglia in campo aperto fu violenta. I fanti monferrini di fronte alla forza dei provenzali furono in un primo tempo costretti a une retraicte; poi le sorti volsero a loro favore e infine prevalsero. Gli angioini, sopraffatti, si sbandarono e lo stesso Renforsa perse la vita combattendo con valore (con gran rammarico di Giovanni II, che cavallerescamente avrebbe voluto risparmiargliela).
Il marchese di Monferrato rientrò trionfante in Asti, dove venne acclamato governatore. 9

Quanto resta, stretto fra le case, dell’irriconoscibile «Gamnari»
(foto da Carlo Smeriglio, Santena: da villaggio a città).

Gli angioini subirono un colpo durissimo e la loro influenza in Piemonte non si riprese più; dopo la vittoria del Gamenario le città piemontesi si ribellarono una dopo l’altra, cacciando i podestà e dichiarando l’indipendenza. Nuovamente sconfitti presso le rovine di Pollentia,10 poco a poco dovettero abbandonare il Piemonte.

Giacomo d’Acaja e Amedeo VI di Savoia, approfittando della situazione, occuparono Chieri e Cherasco.11 Nel giugno del ’47 Alba resistette diciotto giorni all’assedio dei Monferrini, degli Astesi e dei Milanesi, infine capitolò.12 I Visconti si presero Alessandria, il Monferrato ottenne Alba, Bra, Acqui, Ivrea, Valenza e, nel ’48, Cuneo.

Per ricordare la vittoria e ringraziare San Giorgio il marchese fece erigere una chiesa in suo onore fuori Porta Santa Caterina ad Asti, aperta al culto già entro l’anno.13
 
L’eco della battaglia fu grande, e se ne parlò per molto tempo; nei racconti e nelle vijà, il numero dei morti ascese da 450 a trentamila (e gli storici ci credettero a lungo).14
 
La vittoria di Gamenario fu eternata da un anonimo cantore, forse astese, che scrisse il poema epico La Bataille de Gamenario: 692 versi redatti (per sottolineare l’«italianità» del Piemonte…) in antico francese.
 
In tempi a noi più vicini si è arrivati perfino a meravigliarsi di come un autore “italiano” possedesse così bene la lingua d’oïl al punto da non utilizzare… italianismi (potenza dell’indottrinamento – sic!), nonché di come alcune famiglie ghibelline di Asti portassero motti in francese sulle proprie insegne…

 

Epilogo. La fortezza di Gamenario sarebbe un luogo importantissimo per l’identità del Piemonte… se esistesse ancora. La Domus Gamenaria della carta topografica di Chieri del 1366, riportata anche nel Theatrum Pedemontii et Sabaudiae del 1726, sopravvisse, guarda caso, fino alla metà dell’Ottocento.
Poi sparì, non siamo ancora riusciti a capire come e il perché.

Anche la chiesa di San Giorgio fuori porta S. Caterina, di là del Borbore che ricordava la vittoria, non c’è più, né si sa quando sia stata demolita.

◄ Storia degli Stati di Savoia
 
Note
1. Per tutta la storia del Piemonte-Savoia Santena ha fatto parte del Comune di Chieri; è diventato Comune autonomo solo il 1.1.1879.
2. Erano detti guelfi coloro che conducevano la lotta contro l’Impero per l’indipendenza dei Comuni, e ghibellini quelli che sostenevano l’Impero per consolidare i propri interessi e dominî. Come oggi, queste forze politiche rappresentavano anche le fazioni che, all’interno dei Comuni, difendevano i propri interessi e combattevano per il dominio del Comune stesso. Queste lotte proseguiranno per secoli, al punto che nel Cinquecento Emanuele Filiberto giungerà a proibire perfino l’utilizzo delle parole guelfo e ghibellino.
3. Carlo Smeriglio, Santena: da villaggio a città, Santena 2006, p. 56.
4. Lodovico Vergano, Storia di Asti, Asti 1951; Cavallermaggiore 1990, pp. 35-36.
5. L. Vergano, Storia di Asti, cit, p. 37.
6. C. Smeriglio, Santena: da villaggio a città, cit., p. 58.
7. Domenico Testa, Storia del Monferrato, Asti 1996, pp. 153-156.
8. «Cavalieri di Roma (latini), coraggio!»
9. L. Vergano, Storia di Asti, cit, p. 38.
10. L. Vergano, Storia di Asti, cit, p. 39.
11. L. Vergano, Storia di Asti, cit, p. 39.
12. L. Vergano, Storia di Asti, cit, p. 39.
13. G. Bosio, Storia della Chiesa di Asti, Asti 1834, p. 114.
14. Il numero dei morti nella battaglia di Gamenario è rivelato da una lettera del marchese Giovanni II di Monferrato ai signori di Mantova, rinvenuta nel 1909 dallo storico Ferdinando Gabotto. Cfr. D. Testa, Storia del Monferrato, cit., p. 156.

Powered by WordPress | Deadline Theme : An Awesem design by Orman