Incendio doloso per cacciare i Piemontesi dalla Cavallerizza di Turin

La Cavallerizza Reale di Turin – lo storico edificio seicentesco dell’area di comando intorno a piazza Castello, patrimonio Unesco – è in svendita. Resistono soltanto l’occupazione dell’Assemblea Cavallerizza 14,45 e lo storico Circolo Beni Demaniali (già CRAL della Corona), e nessuno ha intenzione di abbandonare il complesso alla speculazione.

Il Circolo Beni Demaniali nei mesi scorsi è già stato oggetto di intimidazioni: sassi alle finestre e reiterati gravi danni all’auto del presidente. Intanto due aste di vendita del complesso sono già andate deserte.

La notte del 30 agosto “qualcuno” dà fuoco al Circolo Beni Demaniali. Danni ingenti, archivio distrutto, locali inagibili e sotto sequestro, attività interrotta. Non volevano far fagotto: ora saranno costretti.
All’una e mezza di notte quel “qualcuno” è entrato, ha versato benzina e ha appiccato il fuoco con l’intenzione di incenerire l’intera sede del Circolo Beni Demaniali, un’istituzione torinese storica, un’associazione benemerita che cerca di tenere alta la bandiera della piemontesità. Proprio per questo l’ineffabile Comune di Torino, che nutre un odio razzista profondo nei confronti dei Piemontesi, le ha dato lo sfratto. E non solo a loro: sta accadendo anche all’Associassion Piemontèisa, guarda il caso.

Per lorsignori i Piemontesi dovrebbero sparire: prova ne sia che il Comune non lesina milioni anche alle stupidaggini più inutili, basta che il Piemonte non c’entri nulla, neanche per sbaglio.

Il Comune più indebitato d’italia (oltre sei miliardi) ha pensato bene di svendere l’intera area per una manciata di soldi con la scusa di reperire risorse, ma con l’intento reale di assestare un altro colpo all’identità torinese e piemontese.

Da nessun’altra parte al mondo un complesso di tale pregio sarebbe stato messo in vendita. Ma da noi, colonia italiana, bisogna a tutti i costi “reinventare” un’identità alla città e ogni scusa è buona per cancellarne il passato, anche abbattendo e snaturando quel che la nostra storia ci ha consegnato.

E allora si capisce bene come la Cavallerizza per lo stato italiano e per i suoi tirapiedi (Comune in primis) sia un imbroglio e un simbolo di indipendenza e di orgoglio patrio da eliminare.

Gli 11 milioni di base d’asta (pochissimi se si considera il valore storico inestimabile) non sono bastati ad attirare compratori.
Ora, con l’incendio doloso di stanotte, la base d’asta diminuisce ulteriormente, lo sfrattato Circolo (colpevole oasi di piemontesità nella città-marmellata sognata dai mandarini comunali) viene espulso in seguito all’inagibilità della struttura: il massimo risultato con il minimo sforzo. Cui prodest? Bisognerebbe pensare agli interessi economici in gioco.
Ci guadagnano tutti: chi vende, chi compra, chi fa da intermediario.
Che ne dite? Noi – che avevamo presso il Circolo il nostro punto di appoggio torinese – non crediamo alle casualità.
Noi, questa, la chiamiamo “mafia”. Mafia italiana.

► Ij Turinèis a mòlo nen la Cavalarissa Real a le speculassion. Pì ‘d mila përson-e a la flambairà ‘d solidarietà co’l Circolo Beni Demaniali

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